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    Comunicato di PeaceLink

    Taranto base NATO: invitiamo a NON VOTARE chi non parla del rischio nucleare

    Ora è ufficiale: Taranto è diventata Comando Nato con tanto di
    "certificato". Lo conferma lo Stato Maggiore della Marina Militare.
    18 marzo 2005 - Alessandro Marescotti

    Dunque lo Stato Maggiore della Marina Militare ha confermato quanto
    PeaceLink aveva comunicato lo scorso anno e cioè che Taranto era diventata
    base Nato. Ora vi è la certificazione ufficiale.
    Tutto ciò è avvenuto in spregio alle regole più elementari della
    democrazia: il Parlamento non ne era informato. Neppure le Commissioni
    Difesa sapevano. PeaceLink l'informazione l'ha cercata sul sito Internet
    del Pentagono e l'ha diffusa, fra l'incredulità e lo scetticismo.

    Ora è ufficiale: Taranto è diventata Comando Nato con tanto di
    "certificato". Ora è la base di una Forza di pronto intervento (Hrf-M, High
    Readiness Force Maritime), proiettabile in qualsiasi parte del mondo,
    disponibile per la VI Flotta Usa, per le sue portaerei e i suoi
    sommergibili atomici.
    Il simbolo del "rischio radiazioni"

    Taranto ha un piano di emergenza nucleare che prevede l'evacuazione della
    città.

    Ciò comporta la responsabilità non solo del Prefetto ma anche del Sindaco.
    Ma il Sindaco, non possedendo il NOS (Nulla Osta di Segretezza) attualmente
    non può conoscere il piano che dovrebbe attuare per la protezione civile.
    E' un sindaco dimezzato e cieco perché il segreto militare gli preclude
    l'accesso all'informazione.

    Purtroppo fino ad ora questi sono stati argomenti non ancora affrontati nel
    dibattito elettorale e ci auguriamo che divengano una questione centrale.
    Taranto è dichiarata nel suo statuto "città operatrice di pace e libera da
    armi di sterminio di massa", ma tutto questo viene vanificato se la città
    diventa sempre più punto di snodo delle rotte di navi e sottomarini Nato
    dotati di reattori nucleari.

    L'Autorità Portuale dovrebbe sapere che ogni transito di tal genere
    comporterebbe l'automatica paralisi del traffico civile, ai sensi delle
    attuali norme di navigazione che non consentono il contemporaneo flusso di
    navi civili e natanti a propulsione nucleare. E dovrebbe esprimersi, così
    come ha fatto l'autorità portuale di Napoli.

    Ma vi sono ulteriori dati che i politici dovrebbero sapere e affrontare.

    Poiché i cittadini non sono informati dei rischi nucleari a cui vanno
    incontro, una procedura di infrazione in merito è stata avviata dalla
    Commissione europea per violazione delle Direttive che impongono
    l'informazione della popolazione nelle aree a rischio nucleare. Si sta
    replicando l'inadempienza cronica dell'Italia, già nota a suo tempo con la
    non ossservanza della direttiva Seveso.

    Attendiamo una risposta dalle autorità, e anche dai candidati che si
    presentano alle elezioni.

    Non è una questione secondaria: Taranto può diventare una seconda Chernobyl.

    I reattori nucleari che tutti i sottomarini Usa hanno a bordo sono un
    pericolo per il nostro mare e per tutta la popolazione.

    Invitiamo a NON VOTARE chi finge di non sapere, chi mostra indifferenza,
    chi crede che la politica non debba occuparsi del rischio nucleare.

    Chiunque invece vuole dichiararsi contro il rischio nucleare è pregato di
    segnalarcelo con una e-mail a volontari@peacelink.it

    Metteremo su Internet chi prenderà posizione con sincerità e coraggio.

    Alessandro Marescotti
    Presidente di PeaceLink

    Note:

    Articolo del Corriere del Mezzogiorno
    http://it.groups.yahoo.com/group/cambiataranto/message/10

    Porti a rischio nucleare
    http://italy.peacelink.org/disarmo

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