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Noi cittadini coinvolti in una logica militare che non abbiamo mai condiviso

Contro la guerra che sta alimentando la barbarie del terrorismo

Anche Taranto è schierata con una base navale in una guerra che nessuno di noi ha mai voluto e che verosimilmente coinvolgerà anche le future generazioni.
10 luglio 2005

La guerra è un crimine Londra, Madrid, New York sono trincee di una guerra in corso.
Abitate da civili arruolati e caduti in una guerra che non avevano mai dichiarato.
Anche l'Italia con le sue belle città è in guerra. Anche i suoi cittadini non hanno mai pensato di dichiarare una guerra.
Per uscire da tutto questo bisogna abbandonare gli armamenti, le basi navali, gli aeroporti militari, i poligoni di tiro, le portaerei, i sommergibili nucleari, i sistemi di spionaggio. Invertire il processo di militarizzazione della nostra società e della nostra cultura.
E' necessario ripristinare condizioni di giustizia sociale. Troppo poco l'azzeramento del debito dei paesi poveri.
Anche Taranto è schierata con una base navale in una guerra che nessuno di noi ha mai voluto e che verosimilmente coinvolgerà anche le future generazioni.
Allarmismo? Pensiamo che il celare, il minimizzare i rischi abbiano prodotto già mostri come l'esportazione della democrazia, lo scontro di civiltà, il terrorismo.
Chiamiamo le cose con il loro nome: siamo in guerra. Una guerra che nessun uomo di buona volontà avrebbe mai dichiarato, una guerra che nessuno vincerà mai, una guerra che porta allo scontro due inciviltà, una guerra che sta alimentando la barbarie del terrorismo, una guerra che paghiamo con il disfacimento dei servizi sociali e sanitari e che pagheranno più amaramente le future generazioni.

tarantosociale

Salvatore De Rosa, Alessandro Marescotti, Giovanni Matichecchia

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