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Lettera aperta al Sindaco di Taranto Rossana Di Bello e al Presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido

A Bari una voce corale: no ai dragaggi, si' il blocco delle fonti inquinanti nel Mar Piccolo di Taranto

A Bari si è verificata una cosa importante e rara: mitilicoltori, ambientalisti e scienziati hanno coralmente criticato il progetto dei dragaggi come pericoloso. Questa convergenza è il dato nuovo e significativo emerso in modo inequivocabile nell'incontro di ieri con la Regione Puglia.
15 dicembre 2005 - Alessandro Marescotti

Gentile Sindaco, gentile Presidente,
ieri, 14 dicembre 2005, ho partecipato a Bari al tavolo di confronto sul progetto dei dragaggi in Mar Piccolo, tenutosi presso l'Assessoraro all'Ambiente della Regione Puglia.
Manifestazione a La Spezia contro i dragaggi (fiaccolata di duemila persone nel 2002)


A Bari si è verificata una cosa importante e rara: mitilicoltori, ambientalisti e scienziati hanno coralmente criticato il progetto dei dragaggi come pericoloso. Questa convergenza è il dato nuovo e significativo emerso in modo inequivocabile a Bari.

Ho ascoltato autorevoli studiosi e ricercatori esprimersi contro il progetto. Sono rimasto impressionato per la lucidità e la pertinenza delle argomentazioni scientifiche con cui venivano "bocciati" sia i dragaggi sia le proposte del monitoraggio ambientale in corso d'opera.

Dall'altra parte ho ascoltato con sempre maggiore perplessità le argomentazioni del dirigente regionale dell'Assessorato all'ambiente, dottor Luca Limongelli, favorevole a dragaggi resi "ecocompatibili" mediante un monitoraggio in corso d'opera.

E arriviamo anche a questo: il monitoraggio in corso d'opera ho capito che è un bluff. Quando la frittata è fatta il monitoraggio ci dice che la frittata è fatta. Non riporta le sostanze inquinanti (liberate nei dragaggi da complesse e inevitabili reazioni chimiche) allo stato originario insolubile. Se si sprigionano micidiali cocktail di veleni scavando nei fondali non vi sarà nessuna barriera precauzionale che potrà impedire a quell'acqua nuovamente inquinata dai dragaggi di rientrare in circolo e contaminare l'intero Mar Piccolo, i suoi pesci e i mitili. Ce lo ha documentato con dovizia di particolari ad esempio un chimico autorevole come il professor Luigi Lopez, presidente del Corso di Laurea in scienze ambientali a Taranto.

Non ci tranquillizza quindi in alcun modo un monitoraggio su un'operazione azzardata che a monte non ha alcuna valutazione preventiva del suo impatto ambientale.

Quando i pericoli superano i benefici occorre fermarsi, discutere e riflettere.

Ecco perché è necessario ispirarsi al principio di precauzione ed effettuare studi più efficaci, puntuali e scientifici che evitino gli scavi e il sommovimento dei fondali, con gravi impatti sull'ambiente frutto di una fretta incauta.

A questo punto va cambiata la rotta. Perchè la strada da percorrere è un'altra: occorre curare il paziente eliminando i veleni che mangia ogni giorno e non portarlo frettolosamente in sala operatoria e aprirgli la pancia pensando di liberarlo in tal modo per sempre dal problema. Prescriveremmo un'operazione che, invece di curare il paziente, lo farebbe morire sotto i ferri.

Fuor di metafora a Bari è stato detto in maniera chiara e autorevole da più parti che l'intervento urgente da fare sul Mar Piccolo non è la rimozione dei fondali (con una pericolosa dispersione di inquinanti attualmente sedimentati allo stato insolubile sui fondali), ma è il censimento e l'eliminazione degli scarichi in mare che determinano l'inquinamento. I mitili sono minacciati dagli scarichi inquinanti, non dai fondali.

Pertanto il bando regionale va riscritto perché porta a scelte non solo inidonee ma anche dannose. Un progetto che non interviene sulle cause dell'inquinamento ma sugli effetti è sbagliato alla radice.

Occorre a questo punto che il Consiglio Comunale e il Consiglio Provinciale si esprimano dopo aver ascoltato gli scienziati, gli ambientalisti, i mitilicoltori. E soprattutto occorre aprire un dibattito in modo che possano informarsi e intervenire tutti i cittadini che sono i veri depositari della "sovranità popolare" (articolo 1 della Costituzione) e che in definitiva sono i "comproprietari sociali" del Mar Piccolo.

Le conferenze dei servizi, che a porte chiuse hanno deciso di "curare" il Mar Piccolo con i dragaggi, non rappresentano la vera sovranità popolare, non sono profonda espressione di democrazia: sono solo una procedura burocratica. Non possono arrogarsi il diritto di decidere autocraticamente quando in ballo ci sono il lavoro, la salute e il futuro di migliaia di persone. Scegliere a porte chiuse il nostro futuro e lasciarci per mesi e mesi all'oscuro delle scelte compiute è una cosa che lascia l'amaro in bocca: è democrazia questa?

Ancora una volta lamentiamo una mancanza di democrazia e di trasparenza.

A La Spezia la gente è scesa in strada in massa per contestare i dragaggi nel 2002. Dobbiamo arrivare a questo? Siamo in tempo per imboccare la strada proficua del dialogo costruttivo. Questa è la richiesta che faccio a voi: attivate la democrazia. Esprimete alla Regione Puglia il parere della nostra città dopo averla attentamente ascoltata.

Democrazia, democrazia, democrazia: in fondo vi si chiede che questa parola - "potere del popolo" - ritorni ad avere vita e significato.

Note:

Al Sindaco e al Presidente della Provincia ho allegato alla lettera la seguente nota stampata in grande.

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Cos’è l’AGENDA 21 LOCALE

Dopo la Conferenza ONU su Ambiente e Sviluppo tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992, 178 governi di tutto il mondo, tra cui l'Italia, hanno adottato l'Agenda 21, un documento di intenti per la promozione di uno sviluppo sostenibile
Il capitolo 28 della Agenda 21 invita le autorità locali a giocare un ruolo chiave nell'educare, mobilitare e rispondere al pubblico per la promozione di uno sviluppo sostenibile.

Le autorità debbono intraprendere dal 1996, un processo consultivo con le loro popolazioni cercando il consenso su un'Agenda 21 locale.

Attraverso la consultazione e la costruzione di consenso, le autorità locali possono imparare dalla comunità locale e dalle imprese e possono acquisire le informazioni necessarie per la formulazione delle nuove strategie.

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Fonte: http://www.agenda21.it

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