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Taranto: una città da mettere in sicurezza

In questi giorni la città è invasa da una misteriosa puzza di gas di cui non si conosce la natura. Vane sono le domande alle autorità preposte circa l'origine. Il sistema di monitoraggio è carente e non fornisce risposte certe. Se le premesse sono queste, non riusciamo a capire come enti locali come la Provincia possano aver dato il loro benestare alla realizzazione a Taranto del rigassificatore, impianto che andrebbe ad appesantire ulteriormente la già massiccia concentrazione di stabilimenti industriali ad alto rischio.
30 settembre 2006 - Luisa Campatelli (luisa.campatelli@corgiorno.it)
Fonte: Corriere del Giorno 30 settembre 2006

Un odore intenso e persistente di gas da qualche giorno ammorba la città.
Si percepisce soprattutto al mattino presto e in assenza di vento, poi scompare, allontanato dalle correnti. Considerando che i gas più pericolosi, quelli che uccidono all’istante o avvelenano lentamente, non hanno odore, i cittadini non dovrebbero reagire a questo ennesimo regalo degli stabilimenti industriali con particolare apprensione.

A parte la facile ironia (anche amara vista la quantità di sosostanze inodori e pericolose che quotidianamente l’Ilva immette nell’aria) è comunque inconcepibile che un’intera popolazione debba convivere con una puzza di questa portata, per di più senza essere messa nelle condizioni di sapere da dove proviene e se è dannosa per la salute.
Nella migliore delle ipotesi potremmo essere in presenza di “inquinamento ol-
fattivo” da non sottovalutare, beninteso. Ma non è così. Come già accaduto in circostanze analoghe, anche in questi giorni alcuni dipendenti dell’ospedale Testa (struttura molto vicina all’area industriale) hanno dovuto fare ricorso alle cure mediche per bruciore agli occhi e irritazione delle prime vie respiratorie.

In mancanza di comunicazioni ufficiali da parte delle istituzioni (che pure sarebbero doverose in casi come questi) ottenere chiarimenti sull’origine del fenomeno è impresa assai ardua.
E’ sempre lo stesso inutile copione che si ripete all’infinito.
Le stesse laconiche parole dette al telefono da chi in quel momento ricopre l’ingrato ruolo di rappresentante di quelli che in burocratese si definiscono “organi preposti” al controllo, alla vigilanza, alla verifica che la salute pubblica sia tutelata e garantita (l’elenco è lungo, si va dall’Asl con tutte i suoi diversi uffici, all’Arpa che dipende dalla Regione, al Comune, alla
Provincia).
Basterebbe mettere un disco registrato e non cambierebbe nulla :“sono in corso controlli”, “stiamo verificando”, “i tempi sono lunghi”,“l’odore proviene dalla zona industriale, probabilmente dall’Agip” (geniale intuizione....).
E ancora una volta tocca constatare che di fronte a domande così pesantemente insidiose eppure così inequivocabilmente legittime non c’è mai una risposta chiara.
Mai.

Come abbiamo scritto giovedì, il cattivo odore potrebbe essere provocata da “mercaptani”, sostanze contenute nel petrolio che proprio a causa del loro odore intenso vengono usate per individuare fughe di gas, o da “solfuri”, elemento chimico utilizzato nel processo di raffinazione del greggio.
La loro presenza nell’aria in quantità così elevata sarebbe causata da una sovraproduzione da parte dell’Agip. Ci troveremmo perciò di fronte a un’anomalia
nell’ambito del ciclo produttivo. In condizioni normali, queste sostanze vengono
infatti bruciate nella torcia, la fiamma che campeggia sulla raffineria.
Fonti dell’Arpa dicono che non si tratterebbe comunque di sostanze tossiche, al
massimo irritanti. E precisano “in casi del genere è difficile venirne a capo, anche perchè capita frequentemente che odori forti percepiti con fastidio dalla popolazione non vengano rilevati dagli apparecchi. Paradossalmente, funziona molto meglio il naso...”.
Il quadro che emerge è desolante e mette in primo piano l’inadeguatezza della rete di monitoraggio e dei sistemi di controllo e prevenzione della salute pubblica in materia ambientale; lo scollamento e la mancanza di comunicazione tra le istituzioni locali e i referenti dei due colossi presenti sul ter-
ritorio, Ilva e Agip, che invece dovrebbero dare conto alla città di quello che accade nei rispettivi stabilimenti, soprattutto quando questo incide sulla qualità della vita dei tarantini.

Se le premesse sono queste non riusciamo a capire come enti locali come la Provincia possano aver dato il loro benestare alla realizzazione a Taranto del rigassificatore, impianto che andrebbe ad appesantire ulteriormente la già massiccia concentrazione di stabilimenti industriali ad alto rischio.

Creare i presupposti per rendere Taranto compatibile con un impianto del genere non è cosa facile. Ed è invece proprio da qui che bisognerebbe partire prima di assumere impegni di qualunque tipo con chiunque. E’ assurdo che, come pare, la città dell’Ilva e dell’Agip non sia dotata di un piano di evacuazione.

Per ogni scelta che si andrà a compiere, la “messa in sicurezza della città” va considerato un elemento prioritario, imprescindibile.

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