Nuovo record: a Taranto il 90,3% della diossina nazionale
I nuovi dati disponibili sono sconvolgenti.

PeaceLink ha svolto una ricerca per reperire dati più aggiornati. La ricerca è stata svolta sul database del Registro Ines delle emissioni inquinanti.
Il Registro INES (Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti) è integrato con il registro EPER e contiene informazioni su emissioni in aria ed acqua di specifici inquinanti provenienti dai principali settori produttivi e da stabilimenti generalmente di grossa capacità presenti sul territorio
nazionale.
I risultati non riducono ma accrescono la già grave situazione della città. Taranto infatti è passata dai 71,4 grammi del 2002 ai 93 grammi/anno di diossina del 2005, ultimo anno di cui si dispone di stime relative alla grande industria. Se a Taranto la diossina è aumentata, in Italia è invece diminuita passando dai 222,5 grammi del 2002 ai 103 grammi/anno del 2005. Sulla base di tali dati assoluti si possono ricavare i dati percentuali: la diossina stimata a Taranto passa dal 32,1% al 90,3% del totale nazionale inventariato nel database INES. Il database Ines individua nell'Ilva la causa di un simile primato. Tale concentrazione abnorme si riferisce a sostanze pericolosissime come PCDD (policlorodibenzo-p-diossine) e PCDF (policlorodibenzo-p-furani), famiglia di diossine cancerogene e responsabili di malformazioni ai neonati.
Se i dati diffusi dall'Espresso hanno generato stupore, queste nuove informazioni fanno segnalare un livello di allarme straordinario. La città jonica registra ormai livelli di diossina da record.
Il dossier è firmato da Alessandro Marescotti e Giovanni Matichecchia, attivisti del nodo PeaceLink di Taranto
Allegati
- Il dossier sulla diossina a Taranto (432 Kb - Formato pdf)Versione 1 del 3/5/07









