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23 settembre 2007 - Domenico Salamino & Maria Giovanna Bolognini

Transetto SUD

Il successo di quella serata e il notevole interesse mostrato dal pubblico ha indotto gli organizzatori a ipotizzare la possibile realizzazione di un evento unico o di una serie di incontri nei quali specialisti, studiosi, cultori della materia potrebbero confrontarsi e finalmente produrre una serie di atti destinati a colmare quella lacuna storiografica che non dà – ancora oggi – giustizia.

L’idea è quella di realizzare un Convegno Internazionali di Studi; un’idea certo ambiziosa, ma necessaria a porre le basi per una dialettica tra posizioni e risultati della ricerca, tali da generare un dibattito costruttivo su questioni che riguardano il sistema interrelazionale dei rapporti tra forme di potere, persistenza delle “forze” autoctone ed autogene, confluenze culturali, manifestazioni artistiche, e influenze alloctone.

Fino ad oggi, abbiamo avuto a disposizione una mole considerevole di studi formulati sulla base di ricerche condotte magistralmente da studiosi che hanno però pubblicato singolarmente o che comunque hanno divulgato le proprie esperienze solo in editorie locali o monografiche.

Il convegno punta invece verso il dialogo e la sintesi; verso quindi la redazione di un serio e valido studio organico che ancora manca, e che solo il confronto e il dialogo interdisciplinare tra esperti di diversa formazione può generare.

Più in dettaglio, il convegno mirerà a sviscerare i temi relativi ai segni urbanistici e architettonici nel tempo dei domini che si sono succeduti, valutando il rapporto intrinseco tra forme del potere e spazio urbano o territoriale nei quali il potere – o i poteri – esercitano la loro diretta influenza, nell’ambito dell’articolarsi della vita collettiva e in rapporto alla volontà di organizzare un ordine (felicitas urbis) direttamente connesso a concezioni, ideali e immagini proprie delle identità politiche, etniche, culturali delle stesse dominazioni in rapporto o a confronto.

Il convegno dovrà strutturare il suo discorso intorno a Taranto; ma Taranto sarà punto di partenza e di raccordo per una discussione più ampia e articolata sui centri pugliesi e meridionali in relazione con i centri del mondo mediterraneo e continentale durante l’Alto Medioevo e oltre. Il fine ultimo è la comprensione di ciò che fu oggettivamente il Medioevo meridionale e quali ruoli giocarono i “sistemi” territoriali durante il periodo compreso tra la disgregazione tardoantica e la nascita del regno Normanno.

La proposta di fare a Taranto questi incontri di altissimo livello tiene conto anche della particolare situazione storica in cui si collocano le attuali vicende della città. Una città che per quasi tutto il Medioevo era annoverata tra quelle satis et opulentae, centro di traffici e interessi molteplici, tali da suscitare continue azioni di forza da parte dei maggiori attori del potere mediterraneo: Bisanzio, i Longobardi beneventani o salernitani, i Saraceni dell’Emirato barese, gli imperatori germanici e la Chiesa di Roma.

Capitello

Una città che oggi è in ginocchio e depressa, e che vive una condizione politica, storica ed economica che rende non solo interessante, ma necessario l'innesco di un processo di rinascita che parta dalla conoscenza e dalla coscienza del valore della propria identità. In questo senso, giocano un ruolo fondamentale le potenzialità della ricerca scientifica – storico-archeologica – che portano alla formazione di un'identità collettiva attraverso il “possesso” dei segni fisici del passato.

Un convegno, dunque, nel quadro di un ritorno a un ruolo europeo e di un recupero della dignità della città: e in questo senso i destinatari non sono solo gli specialisti del settore, ma soprattutto le istituzioni e i cittadini, perchè la riaffermazione di un'identità collettiva passa esclusivamente e necessariamente da un esercizio costante e condiviso della democrazia del sapere.

La proposta è stata accolta favorevolmente da diverse organizzazioni (tra cui il FAI, l’associazione TarantoViva, il Dipartimento di Storia delle Arti e Conservazione dei Beni Artistici dell’Università Cà Foscari di Venezia, l’Associazione Nazionale “Terrae Domus” con sede a Roma), e un apporto significativo proviene dal Prof. Ennio Concina, Ordinario di Storia dell’Arte Bizantina all’Università Cà Foscari di Venezia, il quale ha già assicurato il suo contributo per la riuscita di un progetto che mira proprio verso la volontà di intraprendere dei discorsi sul passato dei centri meridionali.

Un progetto la cui importanza, per Taranto, risulta vitale, perchè dalla conoscenza del valore del passato nasce la cura e la valorizzazione di un patrimonio culturale che può e deve essere reso fruibile per tutti. E perchè, sempre, la diagnosi del Presente nasce da una reale e profonda comprensione di quello che siamo stati.

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