Taranto Sociale

RSS logo

Mailing-list Taranto

< Altre opzioni e info >

Aiuta PeaceLink

Sostieni la telematica per la pace:

  • donazione ONLINE con carta di credito
  • c.c.p. 13403746 intestato ad Associazione PeaceLink, C.P. 2009 - 74100 Taranto (TA)
  • conto corrente bancario n. 115458 c/o Banca Popolare Etica, intestato ad Associazione PeaceLink (IBAN: IT05 B050 1802 4000 0000 0115 458)
Motore di ricerca in

Ultime novita'

  • «Non abbattete quei pini»
    Mobilitazione su Facebook

    «Non abbattete quei pini»

    Sos alberi in via Alberto Sordi per i lavori di allargamento della strada
    7 aprile 2010 - Fulvio Colucci
  • Il Sindacato Studentesco LINK Taranto e il gruppo 214 di Amnesty International organizzano un “Ciclo di seminari sui Diritti Umani”

    I diritti dell'uomo

    Aula 1- II Facoltà di Giurisprudenza, Via Acton 77 Taranto
    7 aprile 2010
  • Iniziativa d'informazione e sensibilizzazione sull'acqua pubblica organizzata da Legambiente Putignano e UDS sud Est

    Imbrocchiamola: Tutta la verità sull'acqua da bere

    Putignano 15 Aprile ore 18,30 presso la Sala Consigliare
    7 aprile 2010 - Giovanni Pugliese (Forum acqua pubblica)
  • Nuove nubi dall'Ilva
    Allertati dai cittadini i Vigili del Fuoco e l'Arpa

    Nuove nubi dall'Ilva

    Fiamme dalla cockeria ma ancora nessun comunicato da parte dell'azienda
    7 aprile 2010
  • Una giornata nera per Taranto. L'Ilva avvolta da una nube di fumo
    Un altro incidente dopo l'esplosione all'ENI stanotte

    Una giornata nera per Taranto. L'Ilva avvolta da una nube di fumo

    In questo momento (ore 14.30) ci stanno segnalando con questa foto un problema anche all'Ilva. Dopo l'incidente alla raffineria stanotte ora questa criticità: sembra essersi verificato un black out.
    7 aprile 2010 - Alessandro Marescotti
La linea del sindaco: «Dobbiamo risolvere i problemi che ci attanagliano: lo faccio con chi è disponibile»

Taranto, la città smarrita

L'abbraccio tra Stefàno e Cito, il nuovo populismo, la politica da ritrovare Il leader di At6: «Siamo una cloaca, con Carrozzo parlai prima del voto»
9 dicembre 2007 - Rosanna Lampugnani
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

Il sindaco di Taranto Ippazio Stefàno Taranto era più grande e potente di oggi quando nel 281 a.C. Filonide detto Kotylé, basso e grasso come un'anfora a due manici osò orinare sulla tunica dell'ambasciatore di Roma Lucio Postumio. E fu guerra, con morti, feriti, sangue inutilmente versato.

Da allora si dice che sulla città dei due mari gravi la maledizione di Filonide: sciagure provocate da qualcuno che si arroga il diritto di sacrificare sull'altare dello sfregio e del gesto popolare, la politica e l'arte del buon governo. Davvero Taranto non può sottrarsi a questo destino? Gli accadimenti politici parrebbero confermare la maledizione: negli ultimi quindici anni, anche se nel nome del popolo elettore, si è preferito governare a colpi di teatro, più che amministrare.

L'unica positiva novità è stata la realizzazione del molo polisettoriale, poi si è visto di tutto: ronde di polizia privata per le città e finanza allegra, pletora di società per creare fittizi posti di lavoro e minacce, proposte di chiusura della più grossa industria meridionale (l'Ilva) e incubi di nuovi procedimenti giudiziari.

E' stata una storia di atti demagogici che, iniziata nel 93 con la sindacatura di Giancarlo Cito, si chiude oggi sotto gli occhi attoniti di una parte della città, con il simbolico abbraccio del sindaco Ippazio Stefàno con lo stesso Cito. Due populismi che si intrecciano e che si spalleggiano nel nome del fare: «Dobbiamo risolvere i problemi della città e lo faccio con chi è disponibile », afferma il sindaco di Rifondazione comunista; «la politica non esiste, la città è una cloaca a cielo aperto, occorrono persone di buona volontà», ribatte l'ex sindaco, condannato in base all'articolo 416bis, per concorso esterno ai reati di stampo mafioso. «E noi siamo confusi», reagisce Luigi Sportelli, presidente degli industriali tarantini, il quale continua: «Dove ci porta questa politica? Stefàno non può pensare che i sacrifici equivalgano a scelte demagogiche».

Già, in quale direzione è incamminata la splendida e negletta città? Intanto deve stringere la cinghia, perché le passate giunte di Rossana Di Bello (Fi) si sono concluse con il tintinnar di manette, un buco finanziario di 900 milioni, una miriade di casse integrazioni e l'impossibilità di fare investimenti per i prossimi cinque anni. Deve, quindi, sopravvivere. In ogni strada, su un portone sì e un portone no, c'è un cartello di "vendesi".

Davanti ai baretti dove pranzano impiegati e commesse c'è chi allestisce locandine per proporre "pasti del dissesto" a 10 euro. E i ragazzi viaggiano gratis sugli autobus teorizzando che «con il dissesto nessuno paga». E' il tana liberi tutti: si pensa solo a sé ed è in questo clima che Cito può confidare, gongolando, «mi hanno fatto santo», considerando un miracolo la riabilitazione politica per mano del sindaco di Rifondazione comunista, appoggiata dai segretari comunale e regionale di Rifondazione comunista, nel silenzio imbarazzato del governatore regionale di Rifondazione comunista e mentre a Roma la deputata di Rifondazione comunista rifiuta di sottoscrivere interrogazioni parlamentari per ottenere norme a vantaggio del porto, giusto per non aggiungere la propria firma A quella di colleghi di Fi e An. Cito senza timore può anche ammette che sì, «è circolata la notizia del voto di scambio, tocca alla magistratura accertare se è vero»; e anche che sì, «Gaetano Carrozzo (ex Ds, oggi Pd, che correva da vicesindaco con la lista Sinistra per Stefano) è venuto da me prima del ballottaggio e non si scandalizzò affatto a parlarmi».

Ma allora, cosa è diventata Taranto, che tanta ammirazione aveva suscitato in Dino Buzzati per essere uscita dall'isolamento della campagna ed essere diventata «uguale» alle città del nord? «E' diventata una città depressa per il dissesto finanziario, ma anche etico e sociale » è l'analisi del capogruppo Ds al Comune Dante Capriulo. «La svolta», quale era considerata la candidatura di Stefàno, che al ballottaggio ha ottenuto il 76% dei consensi, non c'è stata: «E' in sostanza una giunta di continuità assai deludente», ammette Michele Conte, presidente dell'autorità portuale. Del resto Emanuele Papalia, presidente della Camera di commercio, come oggi sostiene Stefàno, così ieri era schierato con Cito, Mimmo De Cosmo, Di Bello.

La città dei commerci non sceglie e neanche la gente, a cui pare piaccia la decisione del sindaco di inserire nel consiglio di amministrazione dell'Azienda per la nettezza urbana, Mimmo Ciraci, capogruppo di At6, il partito fondato da Cito, neo dottore in Scienze giuridiche, laurea breve ottenuta studiando nel periodo della detenzione. Piace l'accordo, ne è convinto Gianni Florido, presidente della Provincia che sfidò Stefano alla guida di una coalizione di sigle confluite nel Pd e dell'Idv. «La gente è contenta che qualcuno si occupi della pulizia delle strade. Ovvio, ma una cosa è il dialogo tra maggioranza e opposizione, altra cosa è governare insieme. Perché, a dispetto di ciò che dice il sindaco, un cda non svolge funzioni di controllo, delegate al collegio dei sindaci dove è rappresentata anche l'opposizione. Il cda decide, maneggia danaro».

E, dunque, ha forse ragione il deputato forzista Pietro Franzoso il quale, senza negare le «malversazioni » della passata giunta di centrodestra, oggi afferma: «Ciò che sta accadendo a Taranto è gravissimo ed è possibile perché è una giunta senza identità politica. Stefàno si presentò come uomo della società civile e imbarcò di tutto nella sua lista. Salvo entrare in Rc qualche giorno dopo il voto».

Taranto ne esce a pezzi da questo ritratto - cui non contribuisce l'Udeur del silente Massimo Ostillio, che pure è al governo. Ma anche se la giunta perde assessori, anche se c'è chi si salva cambiando casacca, anche se l'uscita dal tunnel del fallimento finanziario è lontana, c'è chi crede che la maledizione possa essere sconfitta. «Taranto può trasformare il dissesto in un'occasione»: ne è convinto il deputato Pd Ludovico Vico, che immagina tra 20 anni una città senza i fumi del-l'Ilva imbrigliati da più severe norme ambientali; con il mar Piccolo svuotato dell'arsenale, ricollocato nel porto grande; le aree militari trasformate in musei per esporre le vestigia messapiche, greche, romane; con il porto all'avanguardia nei traffici mondiali. Tocca ai tarantini trasformare il sogno in realtà, se decideranno che è tempo di tornare alla politica

PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Informativa sulla Privacy