Durante la campagna elettorale Nichi Vendola aveva un potente sostegno dal popolo di Internet. Oltre mille utenti si erano registrati sul suo sito. Erano i "mediattivisti per Nichi": non si sa che fine ha fatto quella lista. Il sito è morto. Tutti i Comitati Vendola si sono sciolti. La proposta di creare una mailing list attorno a Nichi Vendola è stata lasciata cadere. Nichi Vendola ha una cultura letteraria lontana dalla complessità dell'informazione digitale. Il suo ufficio invia preferibilmente fax, non e-mail. I suoi collaboratori non rispondono alle e-mail dei cittadini. L'e-democracy, per farla breve, non è un cavallo di battaglia di Nichi Vendola.
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Nichi Vendola, Internet e il governo della complessità
C'è un libro di Nichi Vendola che ho letto e riletto. Per mesi e mesi è rimasto sulla mia scrivania. Il titolo è "I dilemmi della speranza: un dialogo". Lo ha pubblicato la casa editrice La Meridiana nell'agosto del 2006. E' la trascrizione di un dibattito, moderato da Piero Dorfles, fra Nichi Vendola (allora da poco eletto Presidente della Puglia) e Salvatore Natoli, docente di filosofia teoretica all'Università di Milano. Poco più di trenta pagine fitte di riflessioni interessantissime, profonde, che non ho mai recensito perché ero pieno di dubbi. Da un lato infatti vivevo la straordinaria sensazione di essere
in Puglia e di poter partecipare ad un laboratorio di cambiamento sociale di portata nazionale, storica. Nichi, pacifista nonviolento e allievo di don Tonino Bello, aveva portato in Rifondazione idee assolutamente nuove, di radicale rottura. Le sue parole entusiasmavano, avevano il calore e la gentilezza di una nuova visione del mondo, di un nuovo inizio che del comunismo manteneva la bellezza dei fini per ripudiarne la brutalità dei mezzi. Dall'altro lato, però, in Puglia più di qualcosa andava storto e non mi convinceva. Il rigassificatore a Taranto che cadeva dall'alto senza informare la popolazione. L'Ilva che continuava ad inquinare come prima. Assessori regionali che non rispondevano alle email. Il movimento pacifista che appassiva schiacciato sotto le emergenze ambientali. Il dramma degli incendi che evidenziava la disorganizzazione delle strutture regionali preposte alla protezione civile. L'acqua che spariva dall'acquedotto senza capire perché e lasciava a secco la mia città creando scandalo e disagio immenso (un anno prima Riccardo Petrella aveva abbandonato l'Acquedotto pugliese per dissensi con Vendola).
Tanti amici, con cui mi sono confrontato per capirne lo stato d'animo, mi hanno confermato la pesante impressione di una Regione inefficiente come prima. Una annotazione - che per me è significativa - è la sottovalutazione della democrazia elettronica. Nichi si è attorniato di collaboratori che hanno un pessimo rapporto con Internet e lui stesso vive lontano dall'email: avere un contatto è stato sempre un'impresa. Un mio amico volonteroso ha inviato "al Presidente" una foto alla settimana dei fumi dell'Ilva per email, non sappiamo con che risultati. Occorreva essere ciechi per non porsi delle domande.
«Chi pensa ad uno sviluppo fatto di turismo e di artigianato, produce solo cartoline illustrate. Quelle ciminiere, che pure hanno causato inquinamento, significano anche lavoro, benessere, evoluzione della civiltà in una regione dove, ancora negli anni '50, i suoi abitanti erano affetti dalla pellagra».
Se il 2005 è stato per me l'anno dell'entusiasmo, il 2006 è diventato l'anno dei dubbi e dell'inquietudine. Il 2007 è stato il mio precipizio nella disillusione.
E il 2008?
E' l'anno in cui i sondaggi di opinione registrano un calo significativo di consensi attorno a Vendola. "Crollo di consensi", titola La Repubblica dell'8 gennaio 2008. Vendola passa dal 52,5% dei consensi del 2006 al 45,5% del 2007. Ma lui rassicura: "La flessione è assolutamente modesta. Sono stato eletto con il 49%. Il 2007 è un anno in cui ci sono stati eventi che hanno messo in crisi l'immagine della Puglia. Penso agli incendi sul Gargano, alla crisi idrica di Taranto. C'è poi la partita delle tasse. Si tratta di eventi che pesano molto nella costruzione dei flussi di opinione".
Rivedo il libro di Nichi Vendola, lo riprendo in mano e mai come ora mi appare attuale il sottotitolo: "La speranza è lo strumento grazie al quale l'umanità può immaginare che le cose vadano meglio: ma la speranza è anche un'illusione. A volte avere delle speranze significa illudersi e illudersi significa andare incontro, talvolta, a delusioni. E' molto facile che chi si illude scopra anche che quelle illusioni erano sbagliate". Ecco, proprio così: il sottotitolo fotografa quanto è accaduto con Nichi. Il quale, nel libro, esordisce con una frase che mi lasciò subito interdetto: "Ovviamente non sono la persona deputata alle risposte. Posso solo allargare l'ambito delle domande". Ma come: sei diventato il Presidente della Regione e dici che non sei la persona deputa alle risposte? Ora le devi dare, eccome! E se non sei all'altezza di rispondere alle domande devi chiamare accanto a te gente preparata e onesta. E ascoltare i cittadini. Invece, ad esempio, attualmente non so chi siano i tecnici e i consiglieri di Nichi e quando vengo a saperlo è un colpo al cuore. Nichi avrebbe potuto scegliere l'eccellenza degli esperti nazionali e i migliori avrebbero lavorato persino gratis per lui. Ma sono accadute cose al limite dell'incredibile. "E' un estremista". Con questa frase un esperto che stimo (e che mi ha pazientemente spiegato per anni la chimica dell'inquinamento) è stato tenuto a distanza dalla stanza del Presidente. Eppure Nichi aveva fatto la propaganda elettorale con manifesti recanti la parola "ESTREMISTA" in caratteri cubitali. In compenso il dirigente che ha gestito le emergenze ambientali è stato il dottor Luca Limongelli, lo stesso che gestiva con il centrodestra le stesse emergenze ambientali.
Nichi Vendola, ottimo oratore e poeta appassionato, ha dimostrato i suoi limiti quando si è confrontato con la complessità amministrativa affidandosi agli specialismi tecnici e scientifici esistenti (e consolidati) e dimostrando, a mio avviso, di non essere all'altezza non solo dei compiti ma della loro stessa comprensione.
Eppure Nichi Vendola a pagina 19 del libro dice delle cose di una profondità estrema sulla complessità del mondo contemporaneo: "E' stato il trionfo dello specialismo che serviva ad attribuire alla tecnica un'aura metafisica, e un ruolo preponderante. E, dentro alla vicenda planetaria della crisi della democrazia, ogni volta che la politica sceglie la strada dell'esodo da se stessa e dai suoi doveri, che sono il pudore e la giustizia, chiede alla tecnica, cioè al ceto che possiede il microscopio, di occuparsi delle incombenze della res publica. La tecnica è un processo di privatizzazione della cosa pubblica, è un sequestro politico fatto da un ceto separato dalla discussione pubblica". Questo dato, che Nichi definisce "urticante per le nostre coscienze", è stato urticante anche per me, che l'ho visto esplodere dentro una Regione distante e irraggiungibile. L'avevo immaginata come un laboratorio in cui gli specialismi e la complessità sarebbero stati affrontati all'interno di un nuovo rapporto con i cittadini, in cui Internet e le email sarebbero stato gli occhi e le orecchie del Presidente. Chissà quante volte Nichi ci chiamerà per avere un consiglio, un'opinione, una proposta, pensavo. Una pia illusione.













