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Peacelink «C´è diossina nel formaggio»
Non lo trovi al supermercato. Nemmeno al salumiere sotto casa. Devi metterti in auto, andare in campagna, scovare una masseria e ingraziarti le simpatie del pastore per comprare latte e formaggio. Un must per molti, maniaci del bio fai-da-te. Solo che quel pezzo di formaggio acquistato da un socio di Peacelink, in realtà, conteneva anche diossina. E il sospetto che di formaggio alla diossina si trattasse non è venuto a tavola, ma leggendo di greggi che pascolavano vicino alla zona industriale di Taranto.
Dal sospetto al dubbio e dal dubbio alla certezza il passo è stato breve. Il tempo necessario a un laboratorio specializzato, l´Inca di Lecce, per dare il suo responso: 4,28 picogrammi di diossine per grammo di grasso a fronte di un limite di legge di 3. Ma anche con i Pcb, i policlorobifenili, non è andata meglio. Secondo l´Organizzazione mondiale della sanità - spiegano a Peacelink - nel gruppo di Pcb ci sono alcuni congeneri che hanno le stesse proprietà tossicologiche della diossina. E
in quel pezzo di formaggio sommando diossina e Pcb è stato raggiunto un valore di 19,50, mentre il limite di legge è fissato a 6. E poiché la diossina si trova in alimenti contenenti grassi, a rischio potrebbero essere anche carni, salumi, uova e pesce. Ieri i risultati di queste analisi sono state illustrate a Taranto nel corso di una conferenza stampa: «Non vogliamo provocare un allarme sociale - spiega Alessandro Marescotti, portavoce di Peacelink a Taranto - ma vogliamo elevare l´attenzione sulla questione della sicurezza alimentare, coinvolgendo il mondo dell´agricoltura.
Il nostro obiettivo - aggiunge Marescotti - è di abbattere in modo significativo le emissioni di diossina e Pcb, delimitare le aree in cui gli animali possono pascolare liberamente senza il rischio di essere contaminati, ridurre il rischio alimentare controllando il mangime del bestiame, fino ad arrivare a una bonifica dei terreni contaminati e a un monitoraggio degli alimenti».
L´associazione ambientalista ammette: le analisi per riscontrare la presenza di diossina sono complessi e soprattutto molto costosi. «Noi ne abbiamo fatta una soltanto», spiega Marescotti. Tra l´altro non vi sono in giro molti laboratori: una dozzina in tutta Italia (e per fortuna uno è in Puglia, quello di Lecce). Ma è abbastanza precisa: «Le analisi vengono effettuate in picogrammi - dicono da Peacelink - e questo dà l´idea del grado di precisione richiesto da questo tipo di analisi».
E il responso non lascia dubbi. «L´Oms - spiega il portavoce dell´associazione ambientalista - valuta che la quantità ingeribile senza correre rischi varia da uno a quattro picogrammi al giorno per chilogrammo di peso corporeo. Per essere più chiari, un bambino che pesa 20 chili non dovrebbe ingerire più di 20 picogrammi al giorno. Nel caso del formaggio analizzato a Lecce, quindi, quel bambino per non correre rischi dovrebbe mangiarne non più di due grammi».
Il rischio, insomma, c´è. Peacelink ha messo tutto in un dossier che è stato consegnato alla procura della Repubblica presso il tribunale di Taranto il 29 febbraio scorso. Anche se non lo dicono espressamente, «le sorgenti di emissioni» che hanno contaminato di diossina il formaggio del pastore di fiducia del socio Peacelink sono lì, nella zona industriale del capoluogo jonico dove insistono «inceneritori, processi di combustione, industrie chimiche e siderurgiche».





