Giuseppe Lazzaro, segretario generale della Fim Cisl, ha detto che il giorno in cui è morto Gjoni Arian aveva lavorato dodici ore di fila. L'uomo era di origine albanese, un paese povero, da cui la gente scappa per trovare altrove condizioni di vita dignitose. Probabilmente, quando decise di abbandonare la sua terra, Gjoni non immaginava che nella civilissima Italia delle televisioni ci fossero ancora posti dove il lavoro può costare la vita, dove si muore, al termine di un turno lungo dodici ore, per colpa di un maledetto inaspettato incidente....
Come testimoniano le cronache di queste ore, le fabbriche continuano a detenere il doloroso primato delle morti bianche, di operai sacrificati sull'altare della produttività, della superficialità, della disattenzione. Ogni volta è come tutte le volte: tante parole, un picchetto davanti ai cancelli, la retorica del politico di turno... Nel caso dell'infortunio di martedi pomeriggio all'Ilva sotto accusa è finito il sistema degli appalti, il fatto che al suo interno spesso saltino regole e certezze fondamentali per la salvaguardia della sicurezza, dalla manutenzione degli impianti, alla puntualità dei controlli, al rispetto del contratto di lavoro.
Situazioni in cui il lavoratore risulta perdente soprattutto quando, spinto dallo stato di bisogno, fa di tutto per tenersi stretto il suo posto. Ed è su questo accettare tutto (anche di arrivare di notte, cambiarsi in un pulmino e ripartire al tramonto) pur di non perdere il lavoro che si misurano la forza dell'azienda e la debolezza del sindacato. Questo è sicuramente uno degli aspetti più deleteri della vita in fabbrica, la zona d'ombra in cui la dignità viene barattata con uno stipendio e prevale la mentalità secondo cui chi parla diventa scomodo, da evitare.
Interrompere questi meccanismi non è semplice soprattutto in realtà immense come quella dell'Ilva, un colosso all'interno del quale operano tante piccole e medie imprese in cui la rappresentanza sindacale è praticamente inesistente. Tutto ciò favorisce condizioni di lavoro difficili, che non considerano l'importanza della formazione come strumento per prevenire gli incidenti. Condizioni a volte al limite della sopportazione. Per Gjone, lontano da casa e dalla famiglia (la moglie e i figli vivono a Brescia), è stato così.
Dodici ore di lavoro e poi la morte.
Luisa Campatelli









E' un albanese di 47 anni, la prima vittima del lavoro del 2008 a Taranto. Si chiamava Gjoni Arian, lavorava da dodici anni nella Pedretti Ponteggi, azienda impegnata nella costruzione del nuovo impianto di zincatura dell'Ilva. L'infortunio è avvenuto, poco dopo le 19, all'interno del reparto di zincatura a caldo dello stabilimento siderurgico.