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    Appello alle persone civili: cacciamo via il razzismo

    La violenza razzista non nasce oggi in Italia. Come nel resto dell’Europa, essa è stata, tra Otto e Novecento, un corollario della modernizzazione del Paese. Negli ultimi decenni è stata alimentata dagli effetti sociali della globalizzazione.
    12 giugno 2008 - Saverio Catucci
    Fonte: ARCI

    - Siamo profondamente indignati, delusi e inorriditi dall’atroce silenzio dinanzi al proliferare di comportamenti razzisti, o peggio ancora, emanazione di leggi xenofobe, contro uomini, donne e bambini, colpevoli soltanto della loro povertà e della necessità di dover immigrare per riuscire a sopravvivere. Un silenzio pauroso, tremendo e inumano, quasi ai limiti della convivenza che riesce addirittura a far credere che tutto deve essere così, che tutto deve andare così.

    Per questo destano in noi vive preoccupazioni gli avvenimenti di questi giorni – le aggressioni agli insediamenti rom, le deportazioni, i roghi degenerati in veri e propri pogrom – e le gravi misure preannunciate dal governo col pretesto di rispondere alla domanda di sicurezza posta da una parte della cittadinanza. Avvertiamo il pericolo che possa accadere qualcosa di terribile: qualcosa di nuovo ma non di inedito.

    La violenza razzista non nasce oggi in Italia. Come nel resto dell’Europa, essa è stata, tra Otto e Novecento, un corollario della modernizzazione del Paese. Negli ultimi decenni è stata alimentata dagli effetti sociali della globalizzazione, a cominciare dall’incremento dei flussi migratori e dalle conseguenze degli enormi differenziali salariali.

    Con ogni probabilità, nel corso di questi venti anni è stata sottovalutata la gravità di taluni fenomeni. Nonostante ripetuti allarmi, è stato banalizzato il diffondersi di mitologie neo-etniche e si è voluto ignorare il ritorno di ideologie razziste di chiara matrice nazifascista. Ma oggi si rischia un salto di qualità nella misura in cui tendono a saltare i dispositivi di interdizione che hanno sin qui impedito il riaffermarsi di un senso comune razzista e di pratiche razziste di massa.

    Gli avvenimenti di questi giorni, spesso amplificati e distorti dalla stampa, rischiano di riabilitare il razzismo come reazione legittima a comportamenti devianti e a minacce reali o presunte. Ma qualora nell’immaginario collettivo il razzismo cessasse di apparire una pratica censurabile per assumere i connotati di un «nuovo diritto», allora davvero varcheremmo una soglia cruciale, al di là della quale potrebbero innescarsi processi non più governabili.

    Vorremmo che questo allarme venisse raccolto da tutti, a cominciare dalle più alte cariche dello Stato, dagli amministratori locali ( presidente della provincia e sindaco) , da tutta la Chiesa, dagli insegnanti e dagli operatori dell’informazione. Non ci interessa in questa sede la polemica politica. Il pericolo ci appare troppo grave, tale da porre a repentaglio le fondamenta stesse della convivenza civile, come già accadde nel secolo scorso – e anche allora i rom furono tra le vittime designate della violenza razzista. Mai come in questi giorni ci è apparso chiaro come avesse ragione Primo Levi nel paventare la possibilità che quell’atroce passato tornasse.

    Appello a tutte le associazioni, partiti, sindacati e persone a voler partecipare alla prima assemblea ORGANIZZATIVA PRESSO LA SEDE DELL’ASSOCIAZIONE LIBERA, SITA IN VIA ARISTOSSENO, ALL’INTERNO DELLA SEDE CGIL-TARANTO GIORNO 17 GIUGNO ORE 18,00.

    per l’ARCI
    Saverio Catucci
    348 0540982

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