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Sull'Ilva lo scontro Vendola-Pd

Il governatore accelera sul programma anti-emissioni. D'Alema in campagna elettorale a Taranto incontrò le maestranze e i vertici dell'azienda All'interno della fabbrica. I parlamentari della sua coalizione: «Il siderurgico è crescita».
12 agosto 2008 - Rosanna Lampugnani
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

- ROMA — Come è noto l'altro giorno Nichi Vendola da Corfù, dove è in vacanza, ha riaperto il fronte delle polemiche con l'Ilva di Taranto, accusata di «prendere tempo» nell'adeguamento degli impianti per limitare le emissioni di sostanze inquinanti. In cambio ha ricevuto una risposta argomentata con cui si dimostrava che il cronoprogramma, siglato da tutte le parti, quindi anche dalla Regione, non solo è rispettato, ma anzi: Ilva si è impegnata ad anticipare di tre mesi, dal terzo al secondo trimestre del 2009, l'entrata in funzione della strumentazione che utilizza l'urea.

Perché - era la domanda del nostro giornale - una presa di posizione così dura del governatore e, in un certo senso, azzardata (i termini degli accordi sono facilmente consultabili)? Perché ignorare che la normativa italiana sulle emissioni contraddice quella europea (come aveva dimostrato il parlamentare jonico Ludovico Vico con un'interrogazione rivolta all'allora ministro Alfonso Pecoraro Scanio) e che di fatto il cronoprogramma fa da supplenza al legislatore?

La risposta - scavando scavando - emerge se si guarda alla questione non solo con gli occhiali tecnici che misurano i nanogrammi di diossina per metro cubo, ma anche con quelli politici. E, allora, se di ritardo si vuol parlare bisogna iniziare da quelli accumulati dal Comune che, grazie all'intesa sottoscritta nel 2004, ottenne dalla Regione 56 milioni di euro per risanare il quartiere Tamburi, limitrofo al megastabilimento, perché fossero realizzati un polmone verde e nuovi alloggi in altra area. Ebbene, quei soldi bisognava impegnarli entro lo scorso dicembre, ma così non è stato, per errori tecnici nella progettazione.

E se non si sono persi - almeno così si dice è perché nel frattempo sono stati stornati in altra direzione, con l'impegno regionale a stanziarne altri (al momento sarebbero disponibili solo 10). Allora, mentre Vendola bacchetta Ilva, non una parola si spende nei confronti dell'amministrazione comunale. A Taranto - negli ambienti istituzionali ed economici - non si nutrono dubbi: «L'affaire è squisitamente politico. Vendola deve concentrarsi sull'attività della Regione, deve recuperare consenso tra quelle fasce di elettorato che più avevano determinato la sua vittoria, deve sfondare nei settori dell'ambientalismo e deve anche rilanciare l'amministrazione tarantina del suo sindaco Ippazio Stefàno. Anche perché la prima uscita di Paolo Ferrero da leader di Rifondazione è stata a Taranto».

Ma non ci si ferma qui. «Affrontare, nel chiuso di un paio di stanze regionali, la questione Ilva solo come fonte di inquinamento - si osserva negli ambienti industriali e istituzionali di Taranto - significa mortificare più complesse e articolate politiche industriali. L'Ilva jonica è il più grande stabilimento siderurgico europeo, la più grande industria italiana che meriterebbe un'attenzione concorde di tutti i soggetti coinvolti». Si racconta, così, di tensioni tra il Pd e Vendola anche su questo versante; e si ricorda che quando Massimo D'Alema in campagna elettorale arrivò a Taranto non incontrò solo le maestranze dell'acciaio, ma anche i vertici dell'azienda.

Insomma, affrontare la questione dell'Ilva è faccenda complessa (non va dimenticato anche che il patron Emilia Riva ha accordato la propria disponibilità ad entrare nella cordata per l'Alitalia) e politica. Al momento non si vede nessuno in grado di farlo, al di fuori di schemi vecchi.

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