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    La formazione professionale va alle Province

    L'assessore Barbieri: «Si porta a compimento un importante processo di decentramento avviato da tempo». Progetti dedicati ai lavoratori del turismo, dei beni culturali e della raccolta differenziata dei rifiuti
    9 settembre 2008
    Fonte: Corriere del Mezzogiorno

    - BARI — Corsi per i lavoratori del turismo, dei beni culturali, della raccolta differenziata dei rifiuti. Ma anche azioni per il reimpiego di chi ha perso il lavoro. Tempo qualche mese e (grosso modo dall'inizio del 2009) molti corsi di formazione professionale saranno organizzati e finanziati dalle Province (con l'uso delle risorse europee). Raggiunto l'accordo dopo un intenso lavorio organizzativo, la Regione ha infatti deciso il trasferimento alle Province di alcune deleghe in materia di formazione.

    Ieri l'assessore regionale Marco Barbieri e i suoi omologhi delle cinque Province hanno ufficialmente presentato l'intesa. «Si porta a compimento - ha detto Barbieri - un importante processo istituzionale di decentramento avviato da tempo». Cioè fin dall'epoca dell'amministrazione Fitto. Più di recente, la legge 32 del 2006 ha consentito alle Province di organizzare i cosiddetti corsi liberi (quelli non sostenuti dal finanziamento dell'Unione europea) a partire dal gennaio 2007. «Le norme avevano precisato - ha sottolineato l'assessore - che le altre attività sarebbero state delegate in coincidenza del primo utilizzo dei finanziamenti Por 2007-2013». Il trasferimento delle funzioni dovrebbe segnare la fine della diatriba che ha opposto il presidente della Provincia di Bari Enzo Divella, alla Regione, e proprio a causa «delle tante deleghe non assegnate».

    Non tutta la materia della formazione professionale viene trasferita alle Province, sebbene venga assicurata loro un terzo dell'intero Fondo sociale europeo. Lo stanziamento complessivo del Fse è di circa un 1,3 miliardi fino al 2013. Le Province potranno gestirne 387 milioni. In quali casi? Per la formazione e la qualificazione nei settori del turismo, dei beni culturali e ambientali, della tutela delle acque, della gestione dei rifiuti. Ma anche per lo sviluppo dell'innovazione nelle imprese, per l'istruzione e la formazione tecnica superiore nelle scuole, per supportare la qualificazione professionale delle donne e degli immigrati.

    E, aspetto più volte sottolineato, per «l'inserimento e il reinserimento lavorativo». In relazione a questo caso specifico, Barbieri e gli assessori provinciali hanno rimarcato come in questo modo venga coordinata la delega della formazione con quella già ricevuta dalle Province in fatto di mercato del lavoro: le amministrazioni provinciali già ora dirigono le attività dei Cti (centri territoriali per l'impiego); d'ora in avanti potranno coordinare tale competenza con l'attività formativa. «E compiere - ha detto Barbieri - un altro passo significativo verso l'obiettivo di una formazione che serva al lavoro».

    Nell'ambito dei 387 milioni, che costituiranno la dote finanziaria delle Province e che verrano distribuiti in funzione della consistenza demografica, vi è una parte che servira alla fase di avvio: sono 17 milioni per «l'assistenza tecnica ». In particolare, 6 milioni verranno assegnati direttamente e altri 11 saranno oggetto di una gara: servirà ad individurare la società che dovrà assistere le Province e garantire una certa uniformità nelle attività. Ma come ovvio, ogni Provincia sarà al servizio «delle esigenze mutevolissime del proprio territorio», come ha spiegato l'assessore barese Onofrio Sisto. Apprezzamento per l'iniziativa è arrivata anche dagli altri quattro assessori: Concetta Somma (Brindisi), Leonardo Lallo (Foggia), Loredana Capone (Lecce) e Raffaella Quaranta (Taranto). Nel 2010, è prevista una fase di verifica sull'attività svolta.

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