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Taranto in rete per il fronte del “Sì”

Finalmente Taranto alza la testa, dice basta e inizia a crescere un’onda, come impercettibile, incontrollabile che invade le televisioni, la stampa nazionale e la rete. Insomma del dramma del ‘’caso Taranto’’ si inizia a parlare.
4 novembre 2008 - Ludovica Cassetta
Fonte: TarantOggi

- Stupisce come da pochi giorni Taranto ed il suo grande colosso industriale abbiano fatto irruzione sul palcoscenico dei media nazionali conquistando una visibilità straordinaria, facendo esplodere un vero caso mediatico.

Negli ultimi anni, un silenzio quasi spaventoso ha accompagnato costantemente tutti gli infortuni, le morti bianche e i cittadini colpiti da neoplasie attribuendo tutto tacitamente al destino avverso che colpisce la città e solo in minima percentuale attribuibile all’attività che l’Ilva svolge praticamente dentro l’area urbana.

Ma finalmente Taranto alza la testa, dice basta e inizia a crescere un’onda, come impercettibile, incontrollabile che invade le televisioni, la stampa nazionale e la rete. Sì, perché i morti stanno moltiplicandosi, le diagnosi di neoplasie anche, di pari passo con la polvere rossa che siamo abituati a vedere e respirare impercettibilmente, ma da decenni, a Taranto.

Negli anni si sono succedute Amministrazioni locali e regionali di diverso colore, con diversi programmi, con una Taranto che denunciava e sperava e un’altra che moriva, ma l’Ilva, l’intoccabile Ilva, restava intatta, neanche preoccupata o scossa da ciò che si muoveva intorno.

Inizialmente, abbiamo sperato che ‘’la diversità nell’amore per la Puglia’’ implicasse un cambiamento, una pagina nuova anche per Taranto e i tarantini; invece, in un anno, i morti di cancro sono aumentati proporzionalmente alle emissioni di diossina, così come si temeva. Poi, abbiamo voluto credere nel rinnovamento alla guida del Comune, nei bei discorsi sull’inquinamento ambientale e ‘’la cura della città’’, ma ad oggi è tutto come sempre: nessuno ci salva.

Ma mentre il Comune di Taranto continua a sprofondare nell’enorme dissesto finanziario, i tarantini alzano la testa, denunciano, guardano al loro futuro e tornano a sperare, ma questa volta in loro stessi. E come la polvere rossa omicida apparentemente impercettibile è nell’aria che respiriamo da anni e da qualunque punto della nostra città, così iniziano a moltiplicarsi e a viaggiare i messaggi in rete, le opinioni e le denunce, una comunicazione sotterranea, ma sempre più crescente di cui non si riesce ad individuare un inizio o un mandante, riconducibile solo alla triste rabbia e alla voglia di cambiare dei tarantini.

Forse per la convinzione che tutti, proprio tutti, possiamo fare qualcosa, che contiamo davvero, e non solo al momento del voto; forse per l’ondata di proteste dal basso lanciata dal comico Grillo, che ha indubbiamente cambiato il modo di partecipare e di sentirsi parte di qualcosa; forse per la potenza della rete e dei nuovi media o forse solo per la forza di una città arrabbiata che sta scomparendo sotto i morti implicabili al più grande colosso siderurgico industriale d’Europa, ma Taranto finalmente reagisce.

E’ proprio dalla rete che nasce il mio stupore, trasformatosi immediatamente in speranza. La versione di Internet delle reti sociali è una delle forme più evolute di comunicazione in rete; la rete delle relazioni sociali che ciascuno di noi tesse ogni giorno, in maniera più o meno casuale, nei vari ambiti della nostra vita, si può così “materializzare”, organizzare in una “mappa” consultabile, e arricchire di nuovi contatti e informazioni.

E’ proprio sul social network più diffuso e affollato al momento, Facebook, che irrompe il ‘’caso Ilva di Taranto’’: una comunicazione tra persone che non si conoscono direttamente, ma tutti con lo stesso obiettivo, ‘’riprendersi la città’’. Così ho appreso del primo gruppo di persone presente sul network ‘’Comitato Referendario Taranto Città Futura’’, un comitato apolitico ‘’nato due anni fa, con l’obiettivo di stimolare la classe politica ad una severa presa di posizione nei confronti della grande industria’’; con quasi mille iscritti solo online, adotta una politica di diffusione e scambio di informazioni (si trovano tutti i quesiti del referendum consultivo) e di coinvolgimento e partecipazione diretta.

Per esempio, un appello da inviare ad una lunga lista di redazioni di stampa locale, nazionale e a canali televisivi nazionali con oggetto: «A Taranto stiamo morendo» e testo: «Taranto muore a causa della diossina e della grande industria nell’indifferenza generale». Inoltre è stato pubblicato qui il testo di un comunicato di Medicina Democratica, con titolo ‘’Siamo tutti tarantini, siamo tutti coinvolti!...E’ in gioco il diritto alla salute, all’ambiente e alla vita stessa’’.

Un altro gruppo, ‘’Referendum Ilva’’, con 1567 iscritti, molto simile al primo, pubblica i quesiti referendari con molti spazi per la discussione e per i commenti; non mancano considerazioni e attacchi ai politici locali e inviti con tono animato alla partecipazione. Sempre qui si ha la possibilità di rileggere alcuni degli articoli sul caso Taranto pubblicati su stampa nazionale e rivedere spezzoni di varie trasmissioni che si sono occupate del caso Ilva (come Malpelo su La7).

Infine, per iniziativa dell’ AIL di Taranto, il gruppo ‘’Diossina a Taranto firma l’appello’’, con 1788 iscritti, è volto soprattutto a far firmare l’appello per ridurre le emissioni di diossina (firmatari 11568) oltre ad altre richieste, come un monitoraggio ambientale 24 ore su 24 e il potenziamento del registro tumori della Provincia ionica.

Troviamo qui pubblicati i dati delle emissioni (da giugno ’07 a febbraio ’08 i nanogrammi per metri cubi d’aria sono quasi raddoppiati) e numerosi appelli di persone comuni; discussioni e commenti (per citare un solo argomento fra tutti ‘’Taranto, che bella che eri’’) ed inviti ai cittadini e agli Enti locali (‘’Non lasciate che i cittadini di Taranto muoiano di cancro!’’; ‘’Il diritto alla salute è l’unico inalienabile e non comprimibile!’’; ‘’Lo Stato italiano e gli Enti locali non possono restare inerti dinanzi a questo scempio!’’).

Insomma, anche se solo oggi, del dramma del ‘’caso Taranto’’ si inizia a parlare. Qualcosa si muove e, sotterraneamente ed impercettibilmente, continua a crescere. Possiamo iniziare a credere di non essere più da soli in questa battaglia. E forse non è troppo tardi perché le cose possano davvero cambiare, per riprenderci la nostra Taranto.

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