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“Mistero e sgomento”, un invito a scoprire e scoprirsi

Cosa lega Taranto ai suoi riti? Cosa li rende talmente affascinanti da fermare quasi il tempo, in una città che insegue faticosamente la frenesia della modernità?. A colloquio con il regista del film, Marcellino De Baggis
23 marzo 2009 - Francesco Tanzarella
Fonte: Corriere del Giorno

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Forse è proprio questa contraddizione, la convivenza della post- modernità industriale con il carico delle tradizioni, un ponte “passato – presente” che spesso è approdo sicuro, altre volte via di fuga dalle miserie quotidiane. I Riti della Settimana Santa sono nella storia di Taranto, ed in quella di ogni tarantino. Eppure, vivere i riti è cosa diversa dall’osservarli. Attraverso i piccoli fori dei “perdoni”, infatti, il mondo è filtrato dalle lenti della fede, dell'appartenenza, dell'apparenza e della speranza, fino a quelle della suggestione. È il punto di vista che ha scelto Marcellino De Baggis, regista tarantino trapiantato a Roma, per realizzare “Mistero e sgomento”, documentario sui riti della Settimana Santa tarantina che sarà distribuito con il Corriere a partire da domenica prossima.

I riti non sono una semplice messinscena. Non sono una grande e lenta coreografia allestita per turisti e appassionati. Dentro i riti, tra i confratelli, c’è lo spirito di una città. Con tutte le sue benvenute contraddizioni. Ecco perché De Baggis ha scelto il “troccolante” come protagonista assoluto del suo documentario; perché lo sguardo schiacciato dal peso del cappuccio, pesante di tradizione e di nient’a ltro, è il più vero e diretto possibile.

«Ho fatto un documentario su tutti i riti – ci ha spiegato il regista – nel film sono stati toccati tutti gli angoli: la lavanda dei piedi, il pellegrinaggio, le due processioni di giovedì e venerdì. Ho scelto la figura del troccolante, però, perché mi è sembrata quella più adatta per rappresentare il punto di vista che mi interessava. È un personaggio “di parte”, ha vissuto a Taranto ed i riti hanno segnato la sua vita e quella della sua famiglia. Ciò che dice lui corrisponde a quanto penso io».

Per capire ulteriormente questo punto di vista, così particolare, è utile conoscere il rapporto che il regista ha ed ha avuto con i riti: «Per me fare un documentario è l’occasione per conoscere ciò che non conosco – ha continuato De Baggis – questa è stata la prima occasione della mia vita di scoprire davvero i riti». È quel che spesso accade: guardare senza osservare. Questo esercizio permette di scoprire elementi nuovi, anche di un evento così studiato e osservato. Elementi piacevoli e spiacevoli. Perché è inutile negarlo: la Settimana Santa ha anche tanti detrattori.

Questo documentario si rivolge anche a loro. Si rivolge a chi vuol trovare conferme per una passione che travolge le generazioni; a chi vuole cambiare idea e scoprire la profondità della religiosità popolare; a chi, appunto irriducibile, proprio non riesce a superare il distacco. Perché questo documentario racconti i riti, restituendone allo spettatore un’immagine onesta, priva di sofismi e sovrastrutture. In una parola, vera.

Non inganni il titolo, quindi. “Mistero e sgomento” è un invito a scoprire. È un occhio completamente diverso sui riti: «Per la prima volta si affronta il tema del peccato – ha affermato l’autore, infatti – il troccolante ammette di aver fatto del male, di aver sbagliato.

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