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Il ruolo del nostro movimento non è quello di applaudire ma di fare i cani da guardia

Forse dobbiamo comprare un'altra telecamera, la nostra "vede" troppi fumi

L’Ilva, invece di spiegare tecnicamente le ragioni del malfunzionamento dell'Acciaieria 2, se la prenda con le immagini diffuse su Internet. Come al tempo di Galileo Galilei, credere nell’evidenza diventa una sfida all’autorità costituita, guardare le immagini (nel cannocchiale o su Internet) e credere nella loro evidenza significa essere considerati dei ribelli. Perché?
16 gennaio 2010 - Alessandro Marescotti (presidente di PeaceLink )

Nel pomeriggio del 15 gennaio, alle 14,41, la nostra telecamera ha ripreso nuove emissioni non convogliate sulla campata dell’Acciaieria 2 Ilva: come mai non sono state aspirate e intercettate dai convogliatori? Come mai continuano questi malfunzionamenti anche dopo la cerimonia? Queste nuove immagini di “sbuffi anomali” di polveri sottili le metteremo sul web (clicca su http://www.youtube.com/watch?v=Vctaa2xofxY).
Tutto questo non depone a favore della cerimonia al’Ilva del 14 gennaio, ideata per battere le mani ai nuovi sistemi di aspirazione. “Una figata”. Se fossi stato in Vendola non l’avrei definita così l’Acciaieria 2, quell’impianto rimesso a nuovo. Eccola infatti su Youtube (http://www.youtube.com/watch?v=lHpNW-sYTnc) che perde fumi anomali a pochi minuti dall’inaugurazione. Fuoriescono lateralmente. Che brutto spettacolo. Tecnicamente sono “emissioni fuggitive”. Sono sintomo di impianti non funzionanti in modo ottimale. Disperdono polveri sottili. E’ come vedere un’auto che fa fumo dal vano motore. Eppure si è fatta una cerimonia per magnificare un impianto che ancora non sembra andare per il verso giusto, se ci basiamo sulle immagini in nostro possesso. Ma l’Ilva ci ha rimproverato di “atteggiamento continuamente distruttivo” dopo aver diffuso quelle immagini. Ci ha criticati per non aver seguito l’esempio di Vendola che dovrebbe essere “il faro che debba guidare anche i comportamenti delle associazioni ambientaliste”. Sono parole dell’Ilva. Dovremo comprarci una telecamera di un’altra marca? Quella attuale forse è “prevenuta” e ci fornisce delle illusioni ottiche? Acciaieria 2 Ilva, ore 14.42 del 15/1/2010


E’ sconfortante notare il fatto che l’Ilva, invece di spiegare tecnicamente le ragioni del malfunzionamento, se la prenda con le immagini diffuse su Internet. Come al tempo di Galileo Galilei, credere nell’evidenza diventa una sfida all’autorità costituita, guardare le immagini (nel cannocchiale o su Internet) e credere nella loro evidenza significa essere considerati dei ribelli. Perché?
L’Ilva pare oggi comportarsi come un’attrice che rompe lo specchio se scopre di avere le rughe. A volte sembra di vivere in un regime paternalistico in cui bisogna applaudire e non rimanere fuori dal coro.
Voglio dirlo: questa cerimonia dell’acciaieria non mi è piaciuta. Tranne rari casi, detesto le cerimonie. Sono occasioni di propaganda. Sono l’arma mediatica dei regimi totalitari. Il fascismo è stato un susseguirsi di cerimonie: ponti, strade, ospedali, acquedotti, tutti inaugurati con cerimonie. Quello che in un paese libero e civile è un diritto, in un regime è un dono, una concessione benevola.
In Europa l’industria applica le migliori tecnologie senza aver bisogno della fanfara. A Taranto invece il nostro diritto alla salute diviene occasione di propaganda per l’Ilva e per le autorità. Si festeggia: ma che c’è da festeggiare se arriviamo ultimi in Europa ad applicare le migliori tecnologie? Questi interventi andavano fatti da anni, con gli atti di intesa.
Acciaieria 2 Ilva, 15/1/2010, ore 14.42
Credo che il ruolo del nostro movimento non può essere quello di applaudire. Il nostro compito è quello di fare i cani da guardia. Del resto la gente compra i cani da guardia per essere sicura: non mette a guardia della casa cani da salotto scodinzolanti. Perché apprezziamo i Carabinieri, la Polizia, la Guardia di Finanza? Proprio perché vigilano. I poliziotti non applaudono se rispettiamo i limiti di velocità. E non capisco perché dovremmo fare una bella cerimonia a Riva se rispetta i limiti di diossina. E’ pazzesco. Sembra di vivere ancora al tempi dell’Ottocento in cui i padroni venivano riveriti, omaggiati e applauditi. Questo avveniva prima che il movimento operaio organizzato insegnasse ai contadini e agli operai che non ci si toglie il cappello di fronte al padrone. E invece oggi: tutti a scappellarsi! No, non è dignitoso. Voglio che ciò che in Europa è applicato in silenzio, anche a Taranto sia applicato con un contegno sobrio e austero. Perché a Taranto si muore di inquinamento e non c’è nulla da festeggiare.

Note:

Questo intervento è stato pubblicato oggi sul Corriere del Giorno (16 gennaio 2010).

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