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Anche Legambiente, dopo il Comune di Taranto, chiede i danni per lo sversamento sulla battigia delle acque reflue urbane provenienti dall’impianto di depurazione Gennarini
24 febbraio 2010 - Mimmo Mazza

Anche Legambiente, dopo il Comune di Taranto, chiede i danni per lo sversamento sulla battigia delle acque reflue urbane provenienti dall’impianto di depurazione Gennarini.

A rispondere di getto pericoloso di cose sono i funzionari dell’Ente autonomo Acquedotto pugliese Mauro Spagnoletta, Mario Distefano e Vincenzo Salinaro, i rappresentanti dell’Associazione temporanea d’imprese affidataria del servizio di conduzione, manutenzione, controllo e custodia dell’impianto di depurazione Leonardo Gentile e Giuse ppe Rotunno, i direttori tecnici dell’impianto nominati dall’Ati Francesco Salatino e Felice Maraglino, i dirigenti comunali Antonio Liscio, ex responsabile del Settore Lavori Pubblici del Comune, Santo Barracato, ex responsabile della Direzione gestione patrimonio e lavori pubblici, e Cosimo Borsci, ex capo servizio tecnico della stessa Direzione.

Il Comune di Taranto si era già costituito parte civile con l’avv. Pasquale Annicchiarico chiedendo un risarcimento di un milione di euro. Ieri è stata la volta di Legambiente che tramite l’avv. Eligio Curci ha chiesto un risarcimento danni pari a 2 milioni di euro. Il dirigente comunale Baraccato è accusato anche di innovazioni non autorizzate sul demanio marittimo e nella fascia di rispetto dal confine demaniale (articoli 54 e 55 del codice della navigazione).

Il depuratore Gennarini fu sottoposto a sequestro probatorio dai militari della Capitaneria di Porto il 20 gennaio del 2005. Il decreto esecutivo, che portava la firma dell’allora procuratore aggiunto Franco Sebastio e dei pubblici ministeri Filomena Di Tursi e Antonella Montanaro, riguardava tutte le strutture, compresi l’impianto di sollevamento costiero per lo scarico dei reflui e il manufatto in cemento armato destinato allo scarico diretto sulla battigia.

L’inchiesta fu avviata in seguito a una denuncia presentata dall’ex consigliere comunale Nello De Gregorio. Dal vecchio scarico a mare, parallelo alla condotta sottomarina, non sarebbero fuoriuscite acque perfettamente depurate a norma di legge. Il 16 settembre del ’98, i carabinieri del Noe disposero il sequestro probatorio, con facoltà d’uso, di 16 depuratori in funzione nel capoluogo e in alcuni Comuni dell’hinterland. Ed anche in quella occasione si parlò di inadempimenti contrattuali, strutture inadeguate e sversamento di liquami non conformi ai limiti consentiti.

Già il 25 ottobre del 2004, secondo quanto riferisce l’ex consigliere comunale De Gregorio, il dirigente del servizio di Igiene pubblica dell’Asl, Cosimo Scarnera lamentava attraverso una nota inviata al Comune di Taranto e al direttore compartimentale dell’Acquedotto Pugliese, la mancata installazione/attivazione del doppio sistema di monitoraggio.
I liquami sarebbero stati sversati in mare a causa del malfunzionamento del depuratore e del mancato funzionamento delle pompe di sollevamento dell’im - pianto di pompaggio della condotta sottomarina.
Ieri i funzionari dell’Acquedotto hanno chiesto di definire la propria posizione con una oblazione. La decisione del giudice monocratico è attesa per il 19 aprile.

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