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La Procura apre un altro fascicolo per stabilire la fonte del benzo(a)pirene

Ilva, altra raffica di avvisi. Ipotesi: disastro ambientale

Coinvolti Emilio Riva, il figlio Nicola e due dirigenti
17 luglio 2010 - Vittorio Ricapito
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

C’è un secondo filone d’inchiesta della Procura di Taranto che punta dritto a capire con precisione quali sostanze pericolose per la salute e l’ambiente provengono dalla zona industriale ed in particolare dal reparto cokerie dell’acciaieria Ilva.
Benzo(a)pirene: questa è la locandina di maggio 2010 che annunciava il sit-in di Altamarea sotto al Municipio di Taranto


Ieri il procuratore capo Franco Sebastio e l’aggiunto Pietro Argentino, hanno firmato una richiesta di incidente probatorio con accertamento tecnico irripetibile per stabilire con certezza quantità e qualità di sostanze come benzo(a)pirene, Pcb ed altre sostanze inquinanti emesse dalla cokeria dello stabilimento siderurgico tarantino.

Da quanto emerso in questa nuova indagine sono coinvolti il numero uno dell’Ilva Emilio Riva, suo figlio Nicola, dallo scorso 19 maggio presidente del consiglio di amministrazione dell’Ilva spa, il direttore dello stabilimento jonico Luigi Capogrosso ed il responsabile del reparto cokeria Ivan Di Maggio. Fra le accuse finora ipotizzate dai vertici della procura, quelle di disastro ambientale, getto pericoloso di cose ed omissione dolosa di sicurezza.

Intanto sempre ieri mattina è giunto sul tavolo della procura un esposto a firma di Peacelink ed altre associazioni ambientaliste che si radunano sotto la sigla di “Altamarea”, che hanno voluto informare la magistratura della richiesta inviata ai tecnici dell’Arpa, di avviare accertamenti tecnici per individuare la sorgente del berillio che ha contaminato il quartiere Tamburi, un pericoloso cancerogeno classificato dalla Iarc, l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, come una delle più pericolose sostanze potenzialmente prodotte da un’acciaieria. Nei dati forniti dalla stessa Ilva al Ministero dell’Ambiente, è confermata la presenza di berillio all’interno dello stabilimento, anche se in quantità consentite dalla legge. Gli ambientalisti ora chiedono all’Arpa di verificare i valori sul suolo urbano e nel caso risultino superiori al consentito, anche di stabilire con certezza da chi è stata emessa quella sostanza mortale.

L’inchiesta decollata ieri con i quattro nuovi avvisi di garanzia, fa il paio con la richiesta di incidente probatorio già formalizzata a fine giugno nell’ambito dell’indagine parallela sulla diossina trovata nel latte e nei formaggi degli animali che pascolavano a ridosso della zona industriale, nata proprio su denuncia di Peacelink. In entrambe i casi l’incidente probatorio è chiamato a stabilire con precisione le sorgenti delle sostanze nocive trovate negli animali, nei terreni e perfino nella falda acquifera della zona vicina a quella industriale. Ai tecnici sarà affidato quindi il compito di stabilire se c’è stato avvelenamento delle acque e di sostanze alimentari, e se vi sono state omissioni dolose nelle cautele contro gli infortuni sul lavoro. Dagli accertamenti dei tecnici, insomma, dovrà emergere se sono stati creati rischi concreti per la salute della cittadinanza, ed in particolare degli abitanti del quartiere Tamburi che vivono a ridosso dell’acciaieria.

Neanche una settimana fa, proprio in quel quartiere, salito agli onori delle cronache nazionali per l’inquinamento, il sindaco con un’ordinanza ha vietato l’accesso dei bimbi nelle aree verdi, perché inquinate dalle sostanze cancerogene come Pcb (policlorobifenili) e berillio. C’è poi un’altra inchiesta della Procura che attraverso una perizia mira a stabilire le responsabilità di Riva e soci nell’imbrattamento quotidiano del quartiere con fumi e polveri che con gli anni ha portato ad una enorme svalutazione degli immobili in zona.

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