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    Primo maggio di riconversione generazionale

    Analisi e riflessioni su un grande evento sociale
    4 maggio 2016 - Gianmarco Tedesco

    Le luci sono oramai spente ed il quarto, bagnatissimo, primo maggio tarantino è già un ricordo.
    La festa è terminata, tra molta birra, politica (quella vera) e tanti spunti di riflessione.

    Come molti tarantini, anch'io sono voluto tornare nella mia terra per vivere appieno questa esperienza. Ho cercato di non perdermi neanche un minuto di questo evento; dalle prove, alle orecchiette agli stand, ai frutti di mare in città vecchia, alla musica, alla birra, alle birre, al male alle ginocchia dopo dodici ore in piedi, al vino, a tutto...ma io volevo esserci, nulla poteva tenermi lontano da questo evento.
    Si ma quale evento? Un concerto? Una manifestazione canora? Una Woodstock de noantri? Che senso dare oggi al primo maggio Taranto?
    Non è mai facile dare un senso alle cose, ognuno le vive e le interpreta secondo le sue esperienze e secondo il suo modus vivendi per l'appunto ed io, come voi, voglio dare il mio senso a questo #unomaggiotaranto.La prima parola che riesco a concepire ogni volta che penso e vivo l'#unomaggiotaranto è riconversione generazionale.Il primo maggio tarantino è tutto ciò che ho visto ed ho vissuto in tante altre città (tranne nella mia) e vale a dire la mescolanza e la condivisione di un evento (e qui vorrei poter usare il plurale, ma il singolare è già qualcosa per Taranto), #unomaggiotaranto appunto, come strumento di aggregazione e festa per la generazione 80-90 che da Taranto ha solo preso diossina, emigrazione, disoccupazione ed indifferenza.

    A Taranto mai concerti di piazza stile primo maggio (tranne il primo maggio da quattro anni a questa parte), mai cinema a 3 euro, mai aule studio per ragazzi aperte non dico h24 ma almeno h12, mai notti bianche mai niente di niente.Taranto città per vecchietti quindi, non voglio fare il rottamatore di turno, sono consapevole della saggezza e delle virtù dei più anziani, ma se Taranto è una città che perde quotidianamente capitale umano un motivo ci dovrà pur essere. Il primo evento veramente degno di nota al quale ho assistito ieri, 1 maggio 2016, è stato intorno alle 13, si trattava della premiazione dei ragazzi del corso di ecodidattica i quali hanno preso parte, e vinto, il concorso intitolato "Immaginando il futuro", concorso di idee e proposte dai ragazzi, per la propria città, per un processo di ecoriconversione.Tra le loro idee, proposte nel loro elaborato, ve ne è una di una potenza sconfinante e vale a dire la necessità di puntare, in una città cannibalizzata dall'egoismo delle generazioni passate, su scuola ed università.

    Già università. Quelle università che molto probabilmente i ragazzi di ecodidattica dovranno andare a frequentare fuori dai confini di Taranto, continuando ad arricchire culturalmente ed economicamente una terra che non sarà la propria.E la città continuerà a perdere saperi, e la città continuerà ad essere amministrata da chi l'ha svuotata nel tempo, non vedendo mai così le piazze piene di ragazzi a fare nottate, non vedendo mai locali pieni di ragazzi a festeggiare " l'ultimo esame dato", non vedendo mai ragazzi europei passare l'Erasmus qui, da noi, a Taranto.

    #unomaggiotaranto ha consentito, e consente, di mettere insieme tanti giovani quanti mai a Taranto se ne sono visti e chissà mai se se ne vedranno.

    #unomaggiotaranto consente di riunire tanti giovani attorno ad un tema che è il nostro tema: "Ilva e la questione ambientale".

    I ragazzi di ecodidattica e di ragazzi che hanno affollato #unomaggiotaranto, è questa la riconversione generazionale che auspico. Poi si potrà discutere sul fatto che un primo maggio di musica possa o meno cambiare le cose. No, è la mia risposta, non le può cambiare, ma può quanto meno lanciare messaggi.Il messaggio di una piazza di giovani, il messaggio dei ragazzi di ecodidattica sul palco di #unomaggiotaranto, sono messaggi di una città che sta cambiando. È vero, il processo è lento e vorrà tempo, ma alzi la mano chi pensava possibile tutto ciò cinque anni fa e quale era la sensibilità dei ragazzi, sui temi ambientali ed occupazionali qualche anno fa?Il comitato dei liberi e pensanti da un lato ed il movimento ambientalista dall'altro hanno fatto tanto per Taranto, sfondando da un lato il muro dell'omertà della fabbrica che si era materializzato quel 2 agosto 2012 e dall'altro sensibilizzando i giovani alle tematiche ambientali, denunciando, in ogni sede, e a qualsiasi livello giuridico, le violazioni che a Taranto si continuavano (e si continuano) a perpetrare.È questo che mi porterò dietro del primo maggio tarantino, una città che, una volta l'anno, la vedo come la vorrei sempre vedere, popolata di giovani di belle speranze e di concrete capacità. Sarebbe un peccato non sostenere e non alimentare questo evento anche solo parlandone e scrivendo di esso perché non farlo sarebbe non credere appieno nella portata sociale che questo evento racchiude, un evento di unità popolare e giovanile che Taranto non ha mai conosciuto.

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