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Trasporto e riprocessamento del combustile nucleare italiano
Esprimiamo solidarietà e sostegno ai militanti di Greenpeace che bloccano i treni carichi di materiale radioattivo che dall'Italia trasportano combustibile nucleare presso il centro di riprocessamento di Sellafield in Inghilterra. Gli attivisti,purtroppo, sono stati denunciati per interruzione di pubblico servizio.
Condividiamo la posizione di Greenpeace in merito ai trasporti di materiale nucleare che sono rischiosissimi sia per l'ambiente che per la salute umana ed anche perché non è giusto "scaricare" ad altre comunità le nostre responsabilità (anche se, nello specifico della Trisaia, vi sarebbero altre faccende ed al momento non è dato sapere riguardo le 64 barre di uranio americane, se chi si è disfatto del materiale irraggiato intende riprenderselo o meno e le reali intenzioni del Governo sul destino del sito).
Un pensiero perciò anche per Sebastian Briat, l'antinucleare tedesco morto nel
Novembre scorso nel tentativo di fermare un treno simile che dalla Germania era
diretto in Francia.
Il combustibile irraggiato delle vecchie centrali atomiche italiane non deve essere esportato per il riprocessamento, attività pericolosa per la qualità e quantità di rifiuti prodotti dalla lavorazione che può provocare una contaminazione radiottiva molta pericolosa sull'ambiente(vedi Sellafield) .
Il recupero di uranio e plutonio dal combustibile, inoltre, potrebbe alimentare gli arsenali nucleari, non a caso la materia, definita di sicurezza nazionale, è gestita dai militari! Il materiale recuperato alimenterebbe nuove centrali in Italia o esistenti all'estero, le scorie prodotte aumentano in volume e pericolosità e serviranno ulteriori e più grandi depositi per lo stoccaggio, complicando la vita alle future generazioni.
In Europa e nel mondo esistono molte "Scanzano" ed ogni paese è responsabile dei rifiuti nucleari prodotti. E' per questa ragione che i cittadini italiani hanno già detto no al nucleare! Vogliono una energia pulita e non hanno nessun interesse ad armarsi con armi strategiche per governare il mondo. Le istituzioni pensino pertanto a non alimentare nessun commercio di materiale nucleare e a non rimandare il problema alle future generazione spendendo denaro utile alla sistemazione in sicurezza della coda del nucleare italiano. I leader politici di ogni schieramento si interessino seriamente al problema, il trasversalismo bipartisan del nucleare non fa altro che nascondere interessi della filiera corta del mondo industriale. Questi interessi non
sempre sono condivisi dai cittadini che aspettano con ansia da vent'anni un programma serio sull'energia da fonti pulite e rinnovabili. La politica dello struzzo di cui ogni leader nuclearista si veste, sopratutto quando si parla di centrali vicino alle frontiere è lontana da una logica di sviluppo e di sicurezza della salute pubblica.
Non necessariamente una centrale deve esplodere, come Chernobyl, per provocare danni.
A seguito di incidenti (molto più frequenti del "tipo Chernobyl") ci possono essere fuoriuscite di gas, polveri, liquidi radioattivi che possono contaminare aree limitate, ambienti naturali, vicini agli impianti definiti sicuri e affidabili .
I nostri impianti nucleari e quelli nel resto del mondo non sono immuni da incidenti.
Qui, in Basilicata, sulla Trisaia, ci sono state delle inchieste giudiziarie in
merito! La contaminazione può interessare vaste zone e resta nella catena alimentare.
Considerando che i controlli, i monitoraggi ed eventuali piani di emergenza sul territorio non sono sempre di dominio del cittadino, chi controlla i controllori per la salvaguardia della salute pubblica? In caso di incidenti che fine farebbero lo champagne e i formaggi francesi, le fragole e le albicocche di Trisaia, il riso e il parmigiano reggiano della pianura padana? Vorremmo tanto che qualcuno ci spiegasse
come mai un recente decreto del Ministero della Salute dispone rigidi controlli per il latte e i suoi derivati proveniente dai balcani, sospettato di essere contaminato da uranio impoverito, esploso durante la guerra.
Anche la tanto decantata Francia nucleare si lamenta, come i cittadini di Sellafield.
Il movimento "Sortir du nucleaire" raccoglie oltre 689 associazioni che chiedono che la Francia esca dal nucleare. Mentre il leader della Margherita Rutelli afferma che il dibattito sul nucleare è sorpassato, avvengono cose di cui gran parte delle forze politiche italiane non si chiedono il perchè.
Perchè mandiamo il combustibile a riprocessare all'estero? Non sarebbe stato più conveniente non spendere tutti questi soldi per riprocessare questi materiali e metterli in sicurezza nello stesso posto (comunità) dove erano tenuti in condizioni di scarsa sicurezza, provvedendovi con misure adeguare di protezione radiologica?
Rutelli pensa davvero che l'Italia è uscita dal nucleare, anche dopo le dichiarazioni di gran parte del Centro Destra, compreso il Leader della Casa delle Libertà, On. Berlusconi?
Movimento Antinucleare Pacifista NOSCORIE TRISAIA
email nonucleare@EMAIL.IT





