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Risposta al nuovo segretario della CGIL di Taranto

Diossina a Taranto, 26 mesi di ritardi per fare i primi monitoraggi

Ricostruiamo la storia delle lentezze con cui si è arrivati a monitorare la diossina nella città più inquinata d'Italia

Nella conferenza stampa di insediamento come nuovo segretario della CGIL di Taranto, Luigi D'Isabella ha toccato i temi ambientali.
Sulla questione diossina ha dichiarato che l'Atto di Intesa con l'Ilva ha prodotto "anche il campionamento delle emissioni di diossina che non è l'invenzione di qualche associazione ambientalista che oggi ne vuol prendere il merito".
Poiché PeaceLink è stata l'associazione che con maggiore frequenza è intervenuta pubblicamente sulla questione diossina, colgo l'occasione per ricordare al segretario delle CGIL Luigi D'Isabella alcuni passaggi essenziali della mobilitazione contro il pericolo diossina.

Il 29 febbraio 2004 è stato firmato il secondo atti di intesa avente ad oggetto gli interventi per la riduzione dell'impatto ambientale derivante dallo stabilimento ILVA di Taranto. Tale atto fu firmato dall'Ilva (Claudio Riva), dalla Regione Puglia (Raffaele Fitto) e dagli enti locali alla presenza dell'allora Prefetto di Taranto Giancarlo Ingrao. In quell'occasione nulla fu sottoscritto a proposito del monitoraggio della diossina. Fu solo preso un generico impegno per il monitoraggio della cokeria e dell'impianto di agglomerazione, senza specificare quali inquinanti monitorare.

Il 22 aprile 2005 in una tavola rotonda presso la Facoltà di Ingegneria di Taranto l'associazione TarantoViva presenta un dossier sugli inquinanti a Taranto basato sul registro europeo delle emissioni Eper. In tale dossier TarantoViva evidenzia una stima di diossina altissima: l'Ilva di Taranto immetterebbe nell'atmosfera un quantitativo di diossina pari all'8,8% del totale europeo. Nella tavola rotonda, a cui partecipavano esperti ambientali, si evidenziava che non esiste in città alcun sistema di monitoraggio dell'inquinamento da diossina. Il giorno stesso PeaceLink invia un comunicato stampa e la "notizia" viene amplificata dal Tg3 che ne fa la notizia di apertura del telegiornale regionale. Il giorno dopo nessuna istituzione commenta la gravità della notizia.

A questo punto PeaceLink avvia una campagna informativa sulla diossina che fa il giro di Internet ed evidenzia le inadempienze delle istituzioni.

Il 7 luglio 2006 viene varata la "cabina di regia" dal presidente Vendola. Vi partecipano i sindacati, le organizzazioni di categoria e imprenditoriali, il presidente della Provincia Giovanni Florido, dirigenti del Ministero delle Attività Produttive, gli assessori Frisullo, Losappio, Barbieri e Ostillio, il direttore dell'Arpa Giorgio Assennato, il consigliere regionale Luciano Mineo, il commissario del Comune di Taranto Tommaso Blonda, il sindaco del comune di Statte e per l'Ilva l'ing. Felice Riva. Il presidente Vendola parla in quella sede per la prima volta del "rilevamento delle diossine e dei furani".

Il 18 luglio 2006 PeaceLink, Legambiente e Wwf intervengono congiuntamente e pubblicamente sulla questione diossina in vista dell'incontro del 19 luglio con cui viene riunito il gruppo di lavoro sull'inquinamento atmosferico costituito da due rappresentanti del Comune, della Provincia, dell'Asl e dell'Arpa. Le associazioni scrivono al presidente della Provincia Gianni Florido: " Vogliamo proporre che a Taranto venga effettuato un costante monitoraggio della diossina. Tale sostanza cancerogena sfugge attualmente ad ogni controllo e le attuali centraline di rilevamento non sono attrezzate a misurare il tasso di diossina presente nell'aria di Taranto. Eppure a Taranto è stato rilevato da un registro europeo dell'inquinamento (l'European Pollutant Emission Register) l'8,8% di tutta la diossina europea. Taranto è la Seveso del Sud senza che i tarantini lo sappiano. Per questo motivo riteniamo urgente dare realizzazione di un progetto di monitoraggio della diossina. Come azione successiva e conseguente andranno individuate e censite le fonti di diossina in modo tale da mettere in atto tutte le strategie più indicate per ridurre queste emissioni".

Dopo quella pressione congiunta la questione "diossina" diviene prioritaria, anche se il monitoraggio incontra evidentemente delle resistenze. Lo testimonia l'intervista del quindicinale "La voce del popolo" ( 1 settembre 2006) al direttore generale dell'Arpa Giorgio Assennato, il quale dichiara: "A Taranto la pressione ambientale è altissima. C'è anche la diossina, eppure la classe dirigente non ha mai mosso un dito". La frase diventa il sottotitolo di una copertina con Assennato sovrastato dal titolo "Polici colpevoli".

Passano mesi e mesi senza che nulla accada, nonostante la tenacia del professor Giorgio Assennato e il tenore della sua denuncia.

Occorre un primo scossone per risuscitare la "diossina" e farla uscire dai cassetti dei "politici colpevoli". E' il settimanale l'Espresso che la sbatte in prima pagina, assieme alla foto di Taranto: 30% di tutta la diossina nazionale. E' il 5 aprile 2007.

Pochi giorno dopo sul blog dell'Espresso il chimico Vittorio Ascalone segnala che la situazione è ancora più grave snocciolando nuovi dati aggiornati. PeaceLink raccoglie le nuove informazioni e il 3 maggio 2007 invia alla stampa il "dossier diossina". Nel comunicato si legge: "Nuovo record: a Taranto il 90,3% della diossina nazionale. Il dato è stimato rispetto alle emissioni complessive stimate per la grande industria. All'Ilva il primato nazionale per PCDD (policlorodibenzo-p-diossine) e PCDF (policlorodibenzo-p-furani). Sotto accusa l'impianto di agglomerazione".

E' il secondo scossone ed è salutare. Il 7 maggio 2007 infatti si costituisce un gruppo di studio dell'Arpa per monitorare la diossina nell'Ilva. Sono passati 10 mesi dal varo della "cabina di regia". Ed è chiaro che è stato perso troppo tempo. L'assessore Michele Losappio si fa intervistare dai TG e rilascia dichiarazioni per dire che la Regione vuole fare subito il monitoraggio della diossina. Peccato che abbia perso dieci mesi per farsi scoprire inadempiente su un impegno così rilevante e urgente. Ma almeno così parte il progetto che fino a quel momento era rimasto sulla carta.

"Allo scopo di affrontare una situazione così complessa – dichiara il Prof. Giorgio Assennato - ARPA Puglia ha costituito un apposito Gruppo di Studio, composto oltre che da propri tecnici, da esperti di ARPA Piemonte, del Politecnico di Milano, della Johns Hopkins University, del Politecnico di Bari, di ARPA Toscana e dell'Istituto Superiore di Sanità. L'obiettivo non è solo quello di procedere, per la prima volta, alle misure, ma anche di individuare i determinanti di tali emissioni, in modo da stabilire i criteri per minimizzare la formazione di diossine".

La costituzione del gruppo di studio, con diverse modifiche, porta poi ai campionamenti di metà giugno, realizzati in condizioni idilliache, da "Mulino Bianco", con visibili difformità rispetto alla gestione abituale dell'impianto siderurgico.

Ciò nonostante alla fine emergono valori di dissina 27 volte più alti del limite vigente in Friuli Venezia Giulia.

Scopriamo che il limite velevole per i friulani non è valevole per i tarantini.

Scopriamo che i livelli di diossina che per i friulani sono un pericolo, non lo sono per i tarantini. Per la la salute per i tarantini 11,1 nanogrammi a metro cubo di diossina sono un "valore a norma" mentre in Friuli il limite è di 0,4.

Che vergogna!

Ho voluto ricostruire tutta questa storia per rendere chiaro all'amico Gino D'Isabella, con cui negli anni Settanta ho condiviso le lotte per i diritti degli studenti, quali sono stati i passaggi che hanno portato all'attuale monitoraggio.

L'ho fatto non per invocare meriti alla mia associazione, PeaceLink, ma per fare definitivamente chiarezza sulla inspiegabile lentezza con cui le istituzioni si sono mosse.

Sono passati ben 26 mesi da quel primo grido di allarme di PeaceLink sul TG3 regionale. E solo ora abbiamo i primi dati!

Caro Gino, in Friuli Venezia Giulia i controlli della diossina li fanno in tre ore, qui in Puglia ci sono voluti 26 mesi!

Ci sono voluti ben 10 mesi solo per istituire un semplice gruppo di lavoro per il monitoraggio.

Una volta creato il gruppo di lavoro e suscitata l'attenzione pubblica sul problema dobbiamo riconoscere al prof. Giorgio Assennato di aver avuto la determinazione di andare avanti bene, mettendo in campo le migliori competenze, le quali sono riuscite a individuare la diossina nonostante l'Ilva abbia reso pulito e terso il cielo di Taranto come non mai nei giorni del monitoraggio.

La lentezza con cui è andata avanti tutta questa vicenda è indicativa di quali siano gli ostacoli al cambiamento in questa città.

Si legge fra le righe una storia di ignavia nell'affrontare un'emergenza gravissima. Al nuovo sindaco Stefano spetta ora il compito di dare il terzo scossone : deve battersi con tutta la città per far applicare le migliori tecnologie disponibili per l'Ilva. Oggi le nuove tecnologie possono portare la diossina a 0,1 nanogrammi a metro cubo.

L'insegnamento che ne dobbiamo trarre è che senza suscitare un forte interesse pubblico i progetti rimangono nel cassetto, i problemi incancreniscono e le soluzioni non vengono attuate.

E' questa una ragione per la quale chiederemo che l'Atto di Intesa venga profondamente rivisto, proceda molto più spedito e preveda la partecipazione dei cittadini, così come è contemplato dalla Convenzione di Aarhus.

Senza questa partecipazione della società civile l'Atto di Intesa continerà ad essere un pachiderma sonnolento che perde tanto, tantissimo, troppo tempo. Mentre centinaia di cittadini muoiono ogni anno per inquinamento.

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