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Le mani sulla Città: Il comune ridotto a "comparsa"

Finanziaria: Il Rigassificatore torna sul Porto

Comitato per Taranto: Articolo ad HOC per la realizzazione del Rigassificatore di Taranto. Togliere oggi al Comune il potere di auto-determinare le scelte concernenti la gestione del proprio territorio può aprire la strada ad una pericolosa deriva antidemocratica dai riflessi inimmaginabili.
16 ottobre 2007
Nelle De Gregorio

Pericolo Rigassificatore Se mai ci fossero stati dubbi e sarebbe bastato leggersi l’articolo del 21 settembre scorso su Il Sole 24 Ore dal titolo British Gas verso Taranto, ora l’assalto finale per la costruzione del rigassificatore è ufficialmente ormai pronto ma, ancora una volta, il rischio è di restare impreparati ad affrontare il problema ovvero svegliarsi quando ormai i giochi sono stati fatti.

Se qualcuno, anche in sede istituzionale locale, si illude che un piano regolatore portuale senza la espressa indicazione, fra le destinazioni d’uso, di un’area ove allocare il rigassificatore, sia sufficiente a sventare il pericolo si sbaglia di grosso.

L’invito è andarsi a leggere l’art. 46 del decreto 1.10.2007 n.159 collegato alla Finanziaria che sostanzialmente stravolge letteralmente la precedente legge 24.11.2000 n. 340: “L’autorizzazione per la costruzione e l’esercizio di terminali di rigassificazione, anche situati al di fuori di siti industriali, è rilasciata ai sensi dell’art.8 L.24.11.2000 n.340, a seguito di giudizio di compatibilità ambientale. Nei casi in cui gli impianti siano ubicati in area portuale, il giudizio è reso anche in assenza del parere del Consiglio Superiore dei lavori pubblici, che deve essere espresso nell’ambito della Conferenza dei Servizi. In tali casi, l’autorizzazione è rilasciata con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e con il Ministro dell’ambiente, d’intesa con la regione interessata. L’autorizzazione costituisce variante del piano regolatore portuale”.

Cosa dice l’art.8 della 340/2000: “Qualora l’esito della conferenza di servizi comporti la variazione dello strumento urbanistico, la determinazione costituisce proposta di variante sulla quale si pronuncia definitivamente entro novanta giorni il Consiglio Comunale”.

Vorrei che si riflettesse un attimo, al di là di ogni valutazione di merito e anche da parte di chi è favorevole alla realizzazione del rigassificatore nel nostro territorio, sulla stravolgente e per certi versi storica portata antidemocratica di questa formulazione legislativa. Storica ed antidemocratica poiché è la prima volta in assoluto nella storia repubblicana del nostro Paese che in materia di gestione del territorio gli enti locali vengono così brutalmente espropriati del loro diritto all’autodeterminazione delle scelte di merito in materia urbanistica.

Tutto ciò, ripeto, anche al di là delle valutazioni di merito come le problematiche connesse al rischio, ecc..

Da qui la necessità di una battaglia per modificare l’art. 46 della Finanziaria. Una battaglia che prima ancora che essere ambientalista è di difesa della democrazia e delle prerogative sulla salvaguardia e l’intangibilità dei poteri istituzionali sui quali questa nostra democrazia si fonda.

Togliere oggi al Comune il potere di auto-determinare le scelte concernenti la gestione del proprio territorio può aprire la strada ad una pericolosa deriva antidemocratica dai riflessi inimmaginabili.

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Il Comitato per Taranto:
Articolo ad HOC per la realizzazione del Rigassificatore di Taranto
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Ritenendolo in netto contrasto con i principi di trasparenza e di democrazia partecipata in materia ambientale, il Comitato Per Taranto si pronuncia contro l'art. 46 del Decreto Bersani n. 159/2007.

E' entrato in vigore a partire dal 3 ottobre 2007 il Decreto n.159/2007, denominato "Interventi urgenti in materia economico-finanziaria, per lo sviluppo e l'equita' sociale". Siamo tutti felici di apprendere come finalmente l'equità sociale sarà garantita, insieme con l'agognato sviluppo, da un decretino partorito da Bersani nella sordina di occulti tavoli settembrini ed infilata di straforo in finanziaria.

Andando oltre la retorica del titolo, ci si accorge subito che tra le righe del bene sociale, si intravedono, in un calderone indistinguibile, sistemi di snellimento delle procedure che, a dispetto di quanto proclamato, producono soltanto il rafforzamento dell'autorità centrale a discapito di tutto il sistema di tutele che consentono a cittadini ed enti locali di governare il proprio territorio di residenza.

Tra gli altri, l'articolo 46, semplifica le procedure di autorizzazione per la costruzione e l'esercizio di terminali di rigassificazione di gas naturale liquefatto. Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore del 3 ottobre 2007 quest'articolo è il risultato di un "compromesso sulla realizzazione dei rigassificatori" a cui si è arrivati dopo una "furiosa lite fra Antonio Di Pietro e Alfonso Pecoraro Scanio e con la mediazione di Pierluigi Bersani".
Ma a pagare le conseguenze di questo inaccettabile ed ingiusto compromesso sono e saranno, soprattutto gli abitanti di Taranto, città indicata ad ospitare (se un'imposizione può passare per "ospitalità") un impianto di rigassificazione.

L'articolo in questione, infatti, estende la procedura semplificata per l'installazione di rigassificatori anche ai siti che si trovano al di fuori delle zone industriali, ne toglie la competenza ai Lavori Pubblici e la trasferisce al Ministero dello Sviluppo, accentuandone il valore di tornaconto 'economico' su quello costituzionale della pubblica utilità. Viene inoltre di fatto eliminata la Valutazione di Conformità Urbanistica del Comune, accentrando ulteriormente la prassi di azione macroterritoriale della lobby dei rigassificatori. E come ciliegina avvelenata sulla torta esplosiva, lo stesso articolo sentenzia che "l'autorizzazione costituisce variante anche del piano regolatore portuale". E' dunque evidente come questo provvedimento, così come sostenuto anche da Roberto Della Seta, Presidente di Legambiente, "sembra appositamente studiato per agevolare la realizzazione di alcuni impianti come quelli di La Spezia, Gioia Tauro e Taranto".

Tanto per spiegare in termini più semplici e comprensibili a tutti le implicazioni di questa norma, in primo luogo, da parte di un governo che ha sempre proclamato la necessità di programmi di sviluppo concreti e lungimiranti in direzione di fonti energetiche sostenibili e di un controllo dei consumi, si conferma l'imposizione di fonti fossili d'importazione e di una politica di terrorismo psicologico alimentata dallo spauracchio infantile del freddo e del buio. Già da tempo, le autorevoli inchieste di Report hanno messo a nudo l'improvvisazione di questo governo in campo energetico e il contorto sistema di interessi che si cela sotto di esso.

In secondo luogo, per una compagine politica che si è costruita l'immagine di "nudi e puri" in contrapposizione alla passata legislatura, dietro il paravento delle semplificazioni procedurali si commette la più grave offesa alle comunità locali, privandole dei propri diritti giurisdizionali in nome di uno sviluppo nazionale che, francamente, non è stato ancora esposto in modo convincente.

Oltre a privarlo della Valutazione di Conformità Urbanistica si impone al "Consiglio Comunale di votare entro 90 giorni l'approvazione della variante. Se non lo fa la decisione della conferenza dei servizi è automaticamente efficace, ma anche se vota contro ottiene poco perchè in caso di dissenso tutto passa al Consiglio dei Ministri...alla faccia della democrazia dal basso!" È appena il caso di ricordare come il Piano Regolatore Portuale, in una città come Taranto che confida nella realizzazione di quest'infrastruttura strategica per l'avvio dello sviluppo (quello vero!) dell'economia locale svincolanto dall'attuale realtà veteroindustriale, è uno strumento che ha una sua coerenza interna maturata attraverso un lungo processo di pianificazione condotto in armonia tra enti locali e potere centrale. Forzare e stravolgere questo strumento nel momento delicato del suo varo equivale a privare l'Autorità Portuale della capacità di gestire la propria giurisdizione nell'interesse della comunità.

Questo atto di forza richiede una reazione congiunta dei sindaci, degli amministratori locali e delle parti sociali per riappropriarsi del diritto sancito dalla Costituzione Italiana e dalla Convenzione di Aarhus che garantiscono il potere decisionale nell'ambito del proprio territorio e l'accesso all'informazione e la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali ed alla giustizia in materia ambientale.

E, per una prevedibile quanto straordinaria coincidenza, questo provvedimento legislativo viene approvato proprio nei giorni in cui nel Portale Ambiente della Regione Puglia, vengono quasi silenziosamente pubblicate le nuove integrazioni presentate dalla multinazionale spagnola Gas Natural, in risposta alle Osservazioni mosse dalle parti sociali e dalle associazioni e comitati locali. Lo "sviluppo imposto" passa attraverso provvidenziali coincidenze!

Si conferma, una volta di più e una volta di troppo per la nostra città martoriata, come non sia stata minimamente presa in considerazione la partecipazione democratica della popolazione ai processi decisionali in materia ambientale: processi che dovrebbero tenersi a porte aperte ed in maniera trasparente, attraverso il confronto diretto.. Non si sente di accuse ai cittadini di sindrome Nimby o 'difesa del proprio orticello' nei Paesi in cui la rappresentanza politica dialoga con la gente senza rinchiudersi nei tavoli riservati alla "casta" ed ai suoi potenti sostenitori (valga su tutti l'esempio dei debat public in Francia).

Per il Comitato per Taranto

Firmano:
Peppe Cicala
Salvatore De Rosa
Alessandro Marescotti
Giulio Farella
Luigi Oliva
Antonietta Podda

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