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L’Italia rischia ulteriori sanzioni e il Comune non deve cadere in errori legislativi

“Il Termovalorizzatore non è la panacea di tutti i mali”

E’ ben evidente che il Comune di Taranto, attraverso la consegna all’Amiu dell’inceneritore, intende utilizzare questo strumento per cercare di risolvere il problema dei rifiuti con l’incenerimento e recupero di energia.
5 novembre 2007
Nicola Russo
Fonte: TarantoSera

Ecco un Inceneritore Va fatto rilevare che l’art. 181 del decreto legislativo n. 152/2006 (codice ambientale) ha eliminato il comma 2° di cui all’art. 4 del decreto legislativo 22/997 (Decreto Ronchi), in base al quale “il riutilizzo, il riciclaggio e il recupero di materia prima debbono essere considerati preferibili rispetto alle altre forme di recupero”.

Detta normativa nazionale, però si contrappone alla normativa comunitaria portata dalla Direttiva comunitaria 2006/12/CE, a cui ha fatto seguito l’approvazione da parte del Parlamento Europeo (in data 15.2.2007) della Risoluzione 2006/2175(INI), in tema di riciclaggio di rifiuti. Invero, nella risoluzione del Parlamento europeo si “sottolinea l’importanza centrale della gerarchia dei rifiuti, che stabilisce le seguenti priorità d’azione in ordine decrescente: -prevenzione riutilizzo- riciclaggio materiale- altre operazioni di recupero, ad esempio il recupero di energia smaltimento-, come regola generale della gestione dei rifiuti finalizzata a ridurre la produzione di rifiuti e le ripercussioni negative sulla salute e sull’ambiente risultanti dalla produzione e gestione dei rifiuti”(punto 15).

Il Parlamento Europeo, pertanto, ritiene essenziale, ai fini della tutela dell’ambiente, ben più della termovalorizzazione le fasi della prevenzione e del riutilizzo-riciclaggio materiale. La citata risoluzione, infatti, sottolinea che “le economie sono come gli ecosistemi: ambedu e sfruttano energia e materiali per trasformarli in prodotti e processi,con la differenza che la nostra economia segue flussi di risorse lineari mentre la natura è ciclica; considerando che gli ecosistemi svolgono funzioni che convertono i rifiuti in risorse trasferendo l’energia proveniente dalla luce del sole, mentre i processi industriali non sono in grado di farlo; considerando, nel contesto di economie e popolazioni in rapida crescita, che la produzione e i prodotti che generano flussi di rifiuti che la natura non può assorbire né trasformare in nuove risorse risultano sempre più problematici sotto il profilo della sostenibilità, e considerando che è urgentemente necessaria una trasformazione dell’attuale sistema di produzione e di consumo; che l’obiettivo principale è quello di modificare il consumo in un’ottica sostenibile e rendere i processi di estrazione delle materie prime, la produzione e la concezione dei prodotti il più possibile compatibili con le concezioni e i processi naturali”, in quanto “l’obiettivo essenziale della gestione dei rifiuti è quello di raggiungere un elevato livello di tutela dell’ambiente e della salute umana anziché quello di facilitare il funzionamento del mercato interno per il recupero dei rifiuti”(punto K 2).

In tale prospettiva, l’Italia rischia ulteriori sanzioni comunitarie, e il Comune di Taranto non deve cadere nell’errore legislativo utilizzando il termovalorizzatore come la panacea di tutti i mali per risolvere il problema dei rifiuti, attenendosi, di contro, alle disposizioni comunitarie, che, certamente, hanno il primato sulle norme nazionali, quando queste ultime sono in contrasto con le prime.

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