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Intervento di Giancarlo Girardi su TarantoSera

Alcune considerazioni sull’incontro Riva-Stefàno

Stefàno-Riva: non è stata una semplice visita di cortesia, ma assume particolare significato alla luce della svolta rispetto al passato impressa dall’elezione di questo sindaco e della sua giunta. Il futuro non può che essere ecocompatibile.
18 novembre 2007
Fonte: TarantoSera

- Il vivace dibattito scaturito dall’incontro tra il sindaco Stefàno ed il proprietario dell’Ilva Emilio Riva può essere importante e per un certo aspetto decisivo per il prosieguo di quest’esperienza amministrativa e del futuro stesso della nostra comunità. Non è stata una semplice visita di cortesia, cosa sempre auspicabile con tutti gli interlocutori della città, ma assume particolare significato alla luce della svolta rispetto al passato impressa dall’elezione di questo sindaco e della sua giunta.

La novità è rappresentata dalla sua personalità straordinaria ma anche dal rapporto diverso, di gran dignità, da avere con i poteri economici presenti nel nostro territorio e dal ruolo che egli avrà nel far applicare la legge che tuteli la salute dei cittadini. Rilevante ma corretta formalmente, è stata l’assenza del sindaco nella riunione alcune settimane fa dei protagonisti dell’Atto d’intesa, infatti invitato ancora una volta è stato il vecchio commissario e non l’attuale sindaco, un motivo in più per doverlo riformulare.

Non è sfuggito però agli osservatori più attenti la necessità di capire come si sarebbe riattivato il canale di comunicazione sino a poco tempo fa ben presente tra la proprietà Ilva ed i rappresentanti di tutte le istituzioni, compreso il comune allora commissariato. Rapporto interrotto dall’elezione inattesa e per molti imprevista del sindaco Stefàno, una novità ed un problema che certamente si sono posti tutti gli interlocutori nelle grandi industrie qui presenti. Ebbene il contatto ufficiale c’è stato nei giorni scorsi, il metodo purtroppo sempre lo stesso. La scesa in Puglia d’Emilio Riva è preparata dai suoi dirigenti originari del luogo, che ben conoscono usi e costumi della nostra città, con alcuni episodi eclatanti ricchi di cortesia e di presunta generosità.

Diossina: la eco-miss italiana solleva il caso Taranto a Manila
Anche l'Italia ha la sua eco-miss per l'Ambiente: si chiama Bernadette Mazzù, 22enne messinese, reduce dalla partecipazione nelle Filippine a Miss Earth 2007.

La rappresentante italiana, scelta dalla Royal Communication di Bruno Dalto durante la finale nazionale di Miss Motors 2007, disputata a Taranto lo scorso 16 settembre e condotta da Marco Liorni e Sara Tommasi, sarà la testimonial del concorso per alcune battaglie in favore dell'ambiente.

In occasione della finale mondiale di Quezon City, Manila, la Mazzù ha puntato l'indice sulle emissioni di diossina nell'aria, che nella città di Taranto, location della finale di Miss Motors, toccano indici allarmanti a causa della presenza del più grande stabilimento siderurgico d'Europa, l'Ilva.

"Ognuna di noi ha portato con sé, dal proprio Paese, un messaggio ed un'idea - afferma Bernadette - ed io ho preso spunto da Taranto, la splendida città che ha ospitato la finale nazionale di Miss Motors. Un mare cristallino, la gente calorosa e la crociera tra i due mari sono ricordi indelebili, ai quali però - ha osservato - faceva da contraltare la terrificante visione di una schiera di ciminere di uno stabilimento siderurgico che quasi facevano da quinta, insieme con la loro fitta coltre di fumo nero, alle scenografie del palco allestito al Molo Sant'Eligio".

Insomma, una partecipazione-denuncia con lo scopo di sensibilizzare le istituzioni per affrontare le problematiche ambientali. Ma già il presidente della Commissione europea, Manuel Barroso, al quale sono stati inviati i suggerimenti delle "eco-miss", durante i lavori del 20° World Energy Congress in corso a Roma, ha assicurato di voler accelerare lo sviluppo delle tecnologie per il carbone pulito come quella del sequestro della C02.
Con l’amministrazione Di Bello, un congruo regalo alla squadra di calcio e la verniciatura esterna di una scuola dei Tamburi, oggi con le oramai famose fontanine del cimitero e la tempestiva colmata di una buca stradale strategica anch’essa per raggiungere i nostri cari lì seppelliti nel giorno a loro dedicato. La storia sembra ripetersi con il rischio del ripresentarsi di un rapporto che nel passato ha avvilito le nostre istituzioni.

Va ripetuto, ritengo, che tale atteggiamento non è contro Ilva ieri e Riva oggi ma contro i problemi ambientali, drammatici, che tali produzioni comportano, mentre oggi è possibile, verificabilissimo nel mondo, produrre in modo ecocompatibile anche l’acciaio, infatti il professor Pirro, docente di Storia dell’Industria all’Università di Bari in un suo articolo pubblicato da un giornale fa menzione di otto big player del settore mondiale del comparto che sono lì a dimostrarlo.

Questo tipo di produzione và tutelata perchè concorre sì alla formazione della ricchezza nazionale, il Pil, ma al contempo produce danni sanitari, quindi economici oltre che umani, che nei fatti ne annullano i vantaggi. Egli fa riferimento al grido d’allarme di Eurofer e la richiesta ad UE di dazi antidumping verso l’aggressione nel mercato globalizzato dell’acciaio cinese che insidia la nostra produzione.

E’ proprio questo il problema, il futuro di questo stabilimento, la sua capacità di essere sul mercato non può continuare a basarsi come oggi sui bassi salari e sull’uso e consumo del nostro ambiente che è un capitale, il nostro, sempre più povero.

Occorre agire nella capacità di investire sulla qualità e sulla ricerca e non come richiesto con la nota vicenda della CO2 sulla quantità delle produzioni e questo spetta ad Emilio Riva. E’ proprio questo modo di concepire la produzione industriale che non è lungimirante e mette a rischio la sopravvivenza di questa grande fabbrica e dei suoi posti di lavoro. Il rischio sarà per noi allorché si uscirà fuori mercato di sostituire alla cattedrale proprio quel deserto con cui convivrebbero le prossime generazioni e delegare ai costi pubblici le enormi risorse per bonificare il sito. Si obietta anche che l’impianto di Taranto è conveniente e concorrenziale se “tira” al massimo e conservi il ciclo integrale perciò deve essere lo Stato ad intervenire con sue risorse per ridurre il grande impatto ambientale.

Ecco, lo Stato, sempre lui deve intervenire con i soldi della collettività a sostenere questa azienda. Va ricordato che dodici anni fa la siderurgia era strategica come oggi, che in preda al processo salvifico delle liberalizzazioni e privatizzazioni si è ceduto il più grande stabilimento d’Europa, anche allora efficiente, per il prezzo corrispondente all’attuale investimento della nuova centrale termoelettrica che si sta costruendo. Con gli esodi biblici del riconoscimento dell’amianto, ieri ed oggi, l’intero ricambio della forza lavoro ha dimezzato nei fatti i costi salariali.

Mi chiedo perché tanta assistenza da parte dello Stato ieri, oggi e domani, tanto valeva tenersi un ramo strategico della nostra economia, che avrebbe certamente consentito l’affrontare le gravi problematiche che c’erano e ci sono per la città in modo certamente diverso. Probabilmente perchè il “lavoro sporco” lo fa meglio il privato? Per uscirsene occorre lavorare con la ricerca e l’innovazione sulla qualità del prodotto ed investire sul consenso e non sulla coercizione dei lavoratori e dei cittadini attuando ricatti di tipo occupazionale. Il futuro non può che essere ecocompatibile. Certamente è difficile che un autentico interprete di un capitalismo da anni 50 lo possa comprendere, da ciò l’atteggiamento fermo e risoluto non di uno sparuto gruppo di cittadini fuori del tempo ma di una consapevolezza sempre più diffusa tra la gente che i danni sono drammaticamente superiori ai benefici.

Giancarlo Girardi
Taranto

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