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Dal documento congressuale 2007 di Legambiente Puglia (10/11/07)

Legambiente, l'analisi del circolo di Taranto sulle questioni ambientali locali

Taranto: una città dove la pressione dell’industria pesante sta diventando intollerabile per il carico inquinante e per le ricadute sulla salute dei cittadini
6 dicembre 2007
Fonte: A cura del Circolo Legambiente Taranto

Legambiente Circolo di Taranto

La presente scheda non vuole essere una descrizione esaustiva della situazione degli insediamenti industriali nell’area tarantina, dal punto di vista dell’impatto ambientale. Si propone di dare qualche elemento di conoscenza degli sviluppi in corso, tutti caratterizzati da progetti di potenziamento produttivo che evidenziano la sottovalutazione da parte dei proponenti del livello di inquinamento raggiunto ed il finora debole esercizio del potere politico d’indirizzo rispetto alle aggressive iniziative di intensificazione della concentrazione industriale.

I problemi che sono oggi all’ordine del giorno hanno i seguenti titoli:
- Assegnazione delle quote di CO2
- Installazione di un rigassificatore
- Autorizzazione integrata ambientale richiesta dall’Ilva S.p.a.
- Gestione dell’Atto d’intesa tra Ilva , Istituzioni territoriali e OO SS
- Raddoppio delle capacità produttive della Raffineria AGIP
- Bonifica del Mar piccolo
- Altre bonifiche
- Attività di monitoraggio
- Partecipazione della cittadinanza
- Risposta delle istituzioni territoriali

Lo stato dell’arte per ognuno dei punti su elencati è il seguente:

Assegnazione delle quote di CO2

Dopo la pubblicazione del piano di assegnazione delle quote di CO2, che confermava le autorizzazioni all’ILVA, mentre riduceva drasticamente quelle attribuite alle centrali termoelettriche Edison, che producono energia per l’azienda siderurgica, si è registrata la presa di posizione della dirigenza ILVA che prevedeva, a causa di tale livello di autorizzazioni, un drastico ridimensionamento della produzione con conseguente perdita di posti di lavoro.

A ciò sono seguite due interrogazioni parlamentari:

- la prima da parte dell’on. Ludovico Vico, che evidenziava l’incoerenza del piano di assegnazioni alle centrali rispetto alla produzione ILVA, che avrebbe, se confermato il piano, dovuto disperdere nell’aria i gas derivanti dall’attività produttiva invece che recuperarli alimentando le centrali Edison;
- la seconda da parte del sen. Ferrante che, in sintonia con la posizione del Circolo di Taranto, evidenziava la strumentalità della posizione Ilva e chiedeva chiarimenti in merito al progetto di costruzione di una centrali di 650 MW da parte dell’ILVA, la cui redditività sarebbe stata fortemente compressa in caso di abolizione dei favori della normativa CIP6.
Il piano nazionale delle allocazioni è stato bocciato a Bruxelles e pertanto la situazione è di attesa delle successive determinazioni ministeriali.

Progetto di rigassificatore presentato dalla Gas Natural

Sono state prodotte le osservazioni allo Studio d’Impatto Ambientale (S.I.A) presentato dalla Gas Natural, come previsto dalla procedura di Valutazione dell’Impatto Ambientale (VIA), con evidenziazione del rischio di incidente rilevante e di possibile effetto domino e di incompatibilità rispetto alle linee di sviluppo del porto di Taranto, oltre ad altre osservazioni relative alla bonifica delle aree a mare e a terra del sito destinato all’impianto. Gas Natural ha chiesto una proroga per fornire le risposte alle osservazioni ed ha presentato uno studio, elaborato da un consorzio di università statali, attraverso il quale contesta sostanzialmente la possibilità reale di effetto domino.

E’ seguito a ciò un decreto legge del ministro Bersani (1-10-2007) che estende l’iter semplificato per i rigassificatori previsto dalla legge 340 del 2000 anche alle aree non industriali e portuali, con possibilità di variazione dei piani urbanistici comunali e dei piani regolatori portuali. Sembra fatto apposta per il caso di Taranto, laddove nel piano regolatore del porto, appena approvato, il rigassificatore non è previsto. E’ notizia del 24 ottobre, inoltre, (Gazzetta del Mezzogiorno e Sole 24 ore) che Gas Natural avrebbe sottoscritto un accordo con SNAM per la costruzione degli oleodotti di collegamento alla rete dei terminali di rigassificazione di Taranto e di Trieste, dando dunque per scontata la realizzazione di entrambi i progetti.

La posizione del Circolo di Taranto è, allo stato, decisamente sfavorevole all’installazione e solleciterà le istituzioni locali a essere parte attiva nel contrastarla. Tra l’altro nel programma elettorale della coalizione attualmente al governo della città, l’ipotesi del rigassificatore è rifiutata.

Autorizzazione integrata ambientale richiesta dall’ILVA S.p.a.

In collaborazione con altre associazioni ambientaliste sono state prodotte le osservazioni alla documentazione fornita dall’Ilva, volta all’ottenimento dell’autorizzazione. La massa delle informazioni da controllare, la competenza tecnica necessaria per determinare serie e responsabili controdeduzioni, i tempi ristretti entro i quali queste ultime devono essere inviate, hanno messo in evidenza i limiti di agibilità da parte delle associazioni e della società civile ad esercitare i propri diritti di partecipazione.

La situazione attuale (con la Commissione IPPC – deputata all’esame della documentazione e al rilascio dell’AIA stessa - “azzerata” e non ancora rifinanziata), fa prevedere che l’attività siderurgica continuerà in regime di proroga. Dunque nessuno, per chissà quanto tempo (sembra impensabile che una pratica così complessa possa essere chiusa anche entro i sei mesi di proroga concessi dalla legge e cioè entro il 30 aprile 2007) potrà obbligare l’ILVA a mettere in atto quegli interventi - ormai improcrastinabili – che abbattano in modo sostanziale il micidiale carico inquinante che grava sulla nostra città.

In particolare, sono fonte di grandissima preoccupazione le emissioni di diossina e di polveri sottili sulle quali, in un quadro normativo oltremodo confuso e contraddittorio, sarebbe auspicabile cercare una soluzione per via “negoziale” guardando, per esempio, alle esperienze “virtuose” di quattro aziende siderurgiche del Regno Unito (British Steel Scunthorpe, British Steel Teesside, British Steel Port Talbot, British Steel Llanwern), che, in merito all’abbattimento delle diossine, hanno molto da dire per gli ottimi risultati raggiunti.

Va peraltro ricordato che nel D.L. relativo all’AIA si fa esplicito riferimento alle BAT (Best Available Techniques – Migliori tecnologie disponibili) e poiché le BAT, alla voce agglomerazione, elencano le tecniche proposte ed anche, elemento estremamente importante, i valori di emissione ottenibili in termine di diossina, una volta apportate le innovazioni sull’impianto di agglomerazione (PCDD/F (diossine) 0,5 ng TEQ/Nmc), si deve ritenere che tale limite costituisca già un vincolo di legge.

Gestione dell’Atto d’intesa tra Ilva , istituzioni territoriali e OO SS

Il giudizio del Circolo di Taranto sull’Atto d’Intesa è sempre stato negativo, in considerazione del suo non poter produrre impegni vincolanti, della mancanza di un quadro certo della situazione di partenza in termini di inquinamento su cui misurare gli effetti degli interventi impiantistici e/o operativi proposti dall’azienda, dalla assenza di definizione dei target di miglioramenti da raggiungere.

L’ultimo riunione del tavolo tecnico di monitoraggio dell’Atto d’Intesa, dal quale le associazioni ambientaliste continuano ad essere escluse, anche come solo auditrici, ha registrato la proposta di un ulteriore barrieramento dei parchi minerali attraverso una rete perimetrale alta metri, peraltro già criticata dall’ARPA ed un impegno “morale” all’abbattimento dei valori di emissione della diossina. Il Circolo di Taranto ha valutato negativamente la soluzione proposta (che peraltro sarebbe destinata ad uno “spostamento” delle sole polveri pesanti e non delle ben più pericolose polveri sottili) e giudica del tutto insufficienti gli impegni morali. Chiede invece alle istituzioni territoriali di stringere un momento negoziale con la proprietà dell’ILVA, avente valore giuridico, che definisca il percorso di abbattimento delle emissioni in tempi certi, con interventi specificati e con valori di target vincolanti.

Raddoppio delle capacità produttive della Raffineria AGIP

L’approccio per giungere all’autorizzazione al raddoppio è caratterizzato da maggior apertura ai contributi ed ai giudizi della società civile; ciò non toglie che il progetto presenti diverse criticità e costituisca, soprattutto, un ulteriore rilevante investimento sull’industria pesante in questa città, con elevati costi in termini d’impatto ambientale e modestissime ricadute occupazionali.

Attualmente è in corso una attività di approfondimento delle problematiche individuate dall’Arpa Puglia su incarico dell’assessore Losappio in collaborazione con la dirigenza aziendale. Il Circolo Legambiente di Taranto condivide le osservazioni prodotte dall’ARPA, pur avendo autonomamente osservato l’aumento del carico inquinante in una realtà già così gravata da pesi industriali (in particolare il considerevole aumento delle emissioni di CO2 dovuto alla nuova centrale prevista e in netto contrasto con i propositi in merito esposti nel PEAR), la necessità di verificare l’impatto attraverso una Valutazione di Area vasta che ne consideri l’interazione con tutti gli altri impianti presenti nelle vicinanze, le conseguenze sul traffico marittimo, l’inconsistenza delle compensazioni ambientali. In particolare si sottolinea la improrogabilità delle migliorie impiantistiche della struttura esistente, e il rifiuto di una “logica di scambio” che di fatto, le subordina al raddoppio delle capacità produttive dell’impianto stesso.

Bonifica del Mar Piccolo

Nel giugno 2004 fu sottoscritto tra il Ministro dell’Ambiente, il Ministro dell’Economia ed il Commissario Delegato per l’Emergenza Ambientale in Puglia un Accordo di Programma Quadro (APQ), mediante il quale si individuava in quest’ultimo (nella persona del Presidente della Regione Puglia il soggetto attuatore degli interventi di caratterizzazione e di bonifica da realizzare nell’area di 170 Ha del Mar Piccolo a fronte della quota di finanziamento di € 26.000.000,00. I soggetti destinatari degli incarichi furono individuati in sede di Conferenza di Servizi: per la caratterizzazione dell’Area di 170 Ha il protocollo di indagine fu elaborato da ICRAM, lo studio geologico dal dott. Pice (libero professionista), le operazioni di carotaggio dall’Istituto Idrografico della Marina Militare, le analisi chimiche dal dott. Stante (libero professionista), la “validazione” delle analisi chimiche da ARPA Puglia.

Completate le operazioni di analisi, il Commissario Delegato pubblicò, il 17.10.2005 il bando di gara per l’affidamento del servizio di messa in sicurezza d’emergenza di un’area di 170 Ha nel Mar Piccolo di Taranto. Il 27.12.2005 fu presentato un ricorso al T.A.R. da parte di 10 Cooperative dedite alla mitilicoltura, tutte operanti nel Primo Seno del Mar Piccolo, cui si sono associate la Lega Pesca e l’AGCI Agrital.

In una riunione presso la Provincia di Taranto, dove nel frattempo era stata istituita una “cabina di regia” sulla questione, il dott. Antonicelli, a nome del Commissario Vendola, confermò lo stanziamento regionale di tre milioni di euro da utilizzare per l’esecuzione di un’indagine scientifica “di sistema”, propedeutica agli interventi di risanamento previsti dall’APQ.

L’APQ è scaduto nel giugno 2007 e, secondo le dichiarazioni dell’assessore Losappio, i finanziamenti destinati al Mar Piccolo sono stati “stornati” sulla bonifica dello ex yard Belleli. Nulla si sa invece dei 3.000.000 di euro stanziati (sono stati mai messi in bilancio?) per l’indagine scientifica di sistema che, dunque, non è mai iniziata.

Altre bonifiche

La situazione, eccetto le dichiarazioni dell’assessore Losappio su una possibile bonifica dell’area dello ex yard Belleli, di cui si è detto al paragrafo sopra, non risulta sia cambiata rispetto al dossier “La chimera delle bonifiche” elaborato da Legambiente nazionale nel 2005.

Attività di monitoraggio

Da quando è avvenuto il cambio di direzione di Arpa Puglia la situazione è decisamente migliorata. Sono adesso disponibili serie storiche di dati rilevati secondo protocolli scientificamente certificati che possono fornire quadri di partenza per verificare i miglioramenti in termini di inquinamento ambientale. E’ in corso un piano di razionalizzazione dei punti di rilevazione. Confermata la stima e fiducia nelle professionalità dei singoli operatori, va ulteriormente rilevata la carente dotazione di personale e di infrastrutture, comprese quelle logistiche, per poter far fronte ad una situazione così ampia e complessa come quella di Taranto. Risulta sconosciuto il motivo per cui lo stanziamento regionale in favore dell’ampliamento della pianta organica dell’ARPA non venga effettivamente erogato e non si proceda dunque a questo ormai improrogabile adempimento.

Partecipazione della cittadinanza

Si registra in generale una intensificazione della presenza delle associazioni e dei singoli sui media, ma è ancora da costruire una consapevole partecipazione, se non di massa, almeno tale da dare corpo a movimenti di una certa consistenza, tali da spingere partiti ed istituzioni ad una maggior presenza ed efficacia sulle tematiche ambientali

Risposta delle istituzioni territoriali

Finora subalterna od inerte. Si registra una maggior disponibilità al dialogo da parte dell’Amministrazione Comunale.

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