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Luci d’effetto, colori accoglienti e spazi aperti creano uno stretto legame tra opera e spettatore

MArTa: l’atmosfera dei grandi musei europei

L’antico patrimonio ritorna alla città. La comunicazione diretta tra opere e fruitore rappresenta la vera innovazione della nuova esposizione.
22 dicembre 2007
Angela Todaro
Fonte: TarantoSera

. Il risultato è eccellente. Il primo piano del Museo Nazionale Archeologico di Taranto, appena riconsegnato alla città ed al pubblico, è degno dei contenitori culturali delle grandi città europee. E’ vero che si tratta solo di un “assaggio”, l’atmosfera sospesa di qualcosa che è stato appoggiato per essere sistemato meglio in un secondo momento è tangibile.

Ma la sensazione scompare poco dopo perché lo spazio ingloba il visitatore e lo pone faccia a faccia, in un legame stretto e diretto, con le opere d’arte. Un accorgimento scenico che ieri è riuscito a far dimenticare anche la cattiva organizzazione del prestigioso evento, che ha riservato posti in prima fila ai soliti attori delle sfilate mondane, mettendo in grave difficoltà chi invece si trovava sul posto per lavorare e raccontare il Museo alla gran parte dei tarantini esclusi dalla cerimonia inaugurale.

L’équipe che ha messo in atto il progetto del nuovo Museo, costituita da archeologi, architetti, esperti della comunicazione e tecnici, ha realizzato un lavoro di gran pregio. Ogni pezzo è valorizzato al meglio, attraverso la luce che lo colpisce mettendone in evidenza le peculiarità. Schermi appoggiati alle pareti proiettano immagini suggestive della coroplastica. In primo piano c’è lei, la Demetra in pietra tenera, che oggi viene associata come immagine all’acronimo MArTa, sostituendosi in un certo senso al famoso “schiaccianoci” che per decenni ha costituito l’icona del Museo Nazionale Archeologico di Taranto.

E’ proprio la comunicazione diretta con il fruitore a rappresentare la vera innovazione della nuova esposizione. Accanto alle vetrine allestite in maniera tale da inserire i reperti nel contesto storico culturale in cui sono stati creati e utilizzati, si aprono spazi ampi in cui l’opera viene lasciata libera da ingabbiature. Il visitatore ci può girare intorno, osservarla attraverso le varie angolazioni, ed immaginarla nell’ambiente in cui un tempo era collocata.

Il primo piano del Museo è dedicato ai due periodi storici che maggiormente hanno forgiato la città: l’età greca e quella romana. Dalla IX alla XIII area espositiva la città greca compare in tutto il suo splendore, attraverso le testimonianze che maggiormente si sono conservate, ovvero quelle relative all’arte funeraria. La ricostruzione dei monumentali sarcofagi e del naiskos, il particolare tempietto funerario di cui varie testimonianze abbiamo negli scavi, segnano l’accesso ai sontuosi corredi rinvenuti in ipogei e sepolcri datati soprattutto al IV ed al III secolo a.C.

Ed ecco che compaiono figure mitologiche, guerrieri e danzatrici, forgiati nella pietra tenera locale, che per secoli hanno accompagnato il sonno di antichi tarantini. Ma gli occhi di chi arriva finiscono per ricercare, inevitabilmente, quel che da sempre ha reso famoso il Museo di questa città: gli ori. Incastonati nel cuore dell’allestimento, non sono però più a sé stanti. Intorno a loro gravitano tutti gli elementi che hanno caratterizzato la vita della “perla” della Magna Grecia. Giocattoli, elementi del teatro, il mondo degli atleti, la ceramica che racconta il simposio e la vita quotidiana.

La XIII zona segna il confine del passaggio al mondo romano, con la conquista della polis greca. Fantastico l’effetto creato per i mosaici della domus nella XVI area. Il percorso prosegue attraverso la storia del Museo, e termina con la città tardoantica e l’età bizantina.

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