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Resoconto della tavola rotonda sulla diossina fra Brescia, Acerra e Taranto

«Il paese reale di fronte all’enfasi industrialista»

Tavola rotonda molto vivace organizzata del Comitato per Taranto. Tema reso ancor più caldo dalla decisione in fieri dell'Amministrazione comunale di Taranto e della controllata AMIU - Azienda Municipalizzata Igiene Urbana di rimettere in servizio l'inceneritore fermo da tempo.
30 dicembre 2007

ILVA di Taranto Tavola rotonda molto vivace quella che si è svolta alla presenza di un folto pubblico nella accogliente sede del Centro Universitario e Giovanile Jonico la mattina del 29 dicembre sul tema "La diossina a Taranto, Acerra e Brescia". Tema reso ancor più caldo dalla decisione in fieri dell'Amministrazione comunale di Taranto e della controllata AMIU - Azienda Municipalizzata Igiene Urbana di rimettere in servizio l'inceneritore fermo da tempo.

Dopo il saluto del dr. Luca Carucci, Presidente del Centro ospitante, la prima relazione è stata svolta dal dr. Tommaso Lavegas, funzionario dell'ASM di Brescia, rientrato a Taranto per le feste di Natale com'è tradizione di tanti giovani "tarantini della diaspora" che conservano un forte legame con la propria città natale.

Il dr. Lavegas ha illustrato i passaggi fondamentali attraverso i quali in circa 15 anni l'ASM ha sviluppato a Brescia il il proprio sistema integrato di gestione del ciclo dei rifiuti nel quale spicca l'inceneritore (che a Brescia continuano a chiamare "Termovalorizzatore" nonostante i rilievi della Commissione Europea) che ha ricevuto il premio come "migliore impianto di produzione di energia dai rifiuti al mondo", attribuito nel 2006 dalla Columbia University di New York tra 300 concorrenti. E' stato proiettato un filmato che presenta l'impianto e sono stati forniti i dati più significativi dell'intero ciclo, sottolineando che l'impianto rispetta i limiti stabiliti dalla direttiva europea e dalla normativa italiana per tutti gli inquinanti ed in particolare per le preoccupanti diossine; in confronto ai sistemi tradizionali di smaltimento e produzione di energia, l'impianto di Brescia riduce le emissioni di anidride carbonica, ossido di azoto, ossido di zolfo e di polveri; dulcis in fundo, l'impianto produce utili, larga parte dei quali va al Comune di Brescia maggiore azionista della ASM.

I relatori della Tavola Rotonda organizzata dal Comitato per Taranto Questa visione idilliaca è stata duramente criticata dal secondo relatore, il prof. Alessandro Marescotti, Presidente dell'associazione PeaceLink e membro del "Comitato per Taranto", che da anni si batte per la difesa dell'ambiente e per la partecipazione dei cittadini nei processi decisionali in campo ambientale. A Taranto, solo dopo anni di pressioni e denunce delle associazioni ambientaliste, nell'assoluto silenzio delle istituzioni sanitarie e del mondo scientifico che pure avevano a disposizione gli stessi dati pubblici forniti dalle imprese che allarmavano gli ambientalisti, finalmente l'ARPA Puglia la scorsa estate ha misurato effettivamente la quantità di diossina emessa dall'impianto di agglomerazione dell'Ilva di Taranto.

Marescotti, citando la fonte ufficiale del Comune di Brescia, ha contestato alcuni dati forniti da Lavegas ma soprattutto ha smentito l'illusione, creatasi in qualcuno, che Brescia fosse l'oasi felice dove non esistono problemi ambientali: Brescia invece lotta testa a testa con Taranto per il maggior numero di tumori.

Addirittura, la stampa locale bresciana del 28 dicembre riportava le gravi preoccupazioni espresse dalla Centrale del latte di Brescia che ha fatto chiudere altre due stalle risultate positive agli autocontrolli su diossina e PCB.

Qualche perplessità è stata espressa anche sul premio attribuito alla ASM dalla Columbia University, dato che tra i finanziatori di quella pur prestigiosa università c'è anche un'azienda che ha costruito una parte importante dell'impianto di Brescia. La terza linea dell'inceneritore di Brescia, inoltre, ha procurato allo Stato italiano un'infrazione da parte della Commissione Europea per averne consentito la realizzazione e l'esercizio senza la Valutazione di Impatto Ambientale.

Marescotti ha contestato la filosofia degli inceneritori che depotenziano la raccolta differenziata e soprattutto fanno "sparire" inquinanti e polveri che invece rimangono nell'ambiente perchè in "natura nulla si crea e nulla si distrugge". Quanta "roba" produce l'inceneritore insieme all'energia? Ad esempio, una sigaretta pesa 5 grammi, la bruciamo e pesiamo la cenere che è 3 grammi, gli altri 2 grammi sono aeriformi diffusi nell'ambiente. Il comportamento e la "produzione" dell'inceneritore sono analoghi.

E' stata quindi proiettata la videointervista fatta dagli "Amici di Beppe Grillo" al dr. Montanari, ricercatore del CNR di Modena, che ha contestato con rigore scientifico la soluzione "inceneritore" per lo smaltimento dei rifiuti: i filtri, assolutamente inefficienti nei confronti delle nanoparticelle e delle polveri secondarie, si riempiono di polveri primarie che a loro volta devono essere smaltite. In più, tutto quello che non è filtrato, attraverso un lungo percorso che include la catena alimentare, arriva e resta nel tessuto e nelle cellule provocando guai non sempre immediati, ma di lunga incubazione. Per il dr. Montanari, la scelta verso l'inceneritore è un "crimine contro l'umanità" ed i Sindaci che sono la massima autorità sanitaria nel territorio hanno poteri e responsabilità enormi, persino con risvolti penali se fossero inadempienti. Le scelte delle aziende e della società civile devono essere orientate a produrre meglio ("wast zero"), ridurre i rifiuti (ad esempio imballaggi inutili e costosissimi), aumentare i riciclaggi.

La relazione del dr. Patrizio Mazza, primario ematologo, è stata tutta centrata sugli aspetti sanitari. Negli ultimi dieci anni (dati del laboratorio dell'ospedale "Moscati" di Taranto) c'è stato un aumento di pazienti con malattie oncologiche di matrice ematologica, ma il numero effettivo è maggiore perchè nella statistica mancano le persone che muoino prima di arrivare al laboratorio, le persone che vanno a curarsi fuori, le persone per le quali vengono richiesti consigli da altre strutture, le persone che non impattano nelle strutture sanitarie. La preoccupazione maggiore, secondo Mazza, deriva dal fatto che gli inquinanti entrano nelle cellule, arrivano al DNA, provocano patologie oncologiche e non oncologiche, producono il "danno genotossico" che viene trasmesso e diventa "predisposizione a malattie" che si manifesteranno dopo anni, com'è accaduto in Giappone per le bombe atomiche, a Seveso e Chernobyl per gli incidenti.

Ha trovato bambini di 10 - 11 anni affetti da carcinoma rino faringeo, quello dei fumatori incalliti, mentre quei bambini non lo erano per cui in loro il danno genotossico si è gia installato. per curare questi bambini, ha adottato la stessa terapia per gli adulti, variando le dosi e per ora sta ottenendo buoni risultati. Il problema riguarda la città che deve riappropriarsi delle Politica e, attraverso una forza trasversale alla politica che ha permesso tutto questo, deve trovare il modo per uscire da questo tunnel e creare lo sviluppo che neutralizzi il "ricatto occupazionale" che a Brescia, fortunati loro, non hanno.

Il primo intervento programmato è stato del dr. Pastore, Assessore all'ambiente del Comune di Taranto. Egli ha esposto gli indirizzi assunti ed i progetti: è stato richiesto l'intervento dell Regione e del Governo centrale per portare a 0,4 ng/mc il limite per la diossina emessa dall'impianto di agglomerazione di Ilva; c'è stato l'atto di indirizzo del Consiglio sul no al rigassificatore per motivi ambientali e perchè contrasterebbe lo sviluppo delle attività portuali vere e proprie. I politici del passato sono stati molto deboli, nessuno protestava, a tutti è stato consentito di fare tutto. Nel recente incontro a Roma, il Ministro Pecoraro Scanio si è impegnato per il monitoraggio sulla diossina nella popolazione tarantina. La posizione dell'Amministrazione nei confronti delle Grande Industria non è di acquiescenza ma di dialogo: in particolare l'Ilva si è impegnata a "coprire" le batterie di coke entro settembre 2008.

Sulla questione rifiuti l'Amministrazione punta ad incrementare la raccolta differenziata ed è riuscita in extremis a partecipare al progetto finanziato per l'ATO; il primo quartire interessato alla raccolta differenziata sarà il quartiere Paolo VI. Sul riavvio dell'inceneritore l'Assessore ha solo comunicato che deve essere presa una decisione.

L'ing. Biagio De Marzo, del "Comitato per Taranto", ha posto all'Amministrazione comunale quattro obiettivi:

I) non aspettare i tempi biblici di Governo e Parlamento per portare a 0.4 ng/mc il limite per l'emissione di diossina dall'impianto di agglomerazione, ma imporre tale limite nell'Autorizzazione Integrata Ambientale con il potere che la legge conferisce all'Autorità concedente, il Ministero dell'ambiente, ed al Sindaco;

II) sono note le carenze della struttura tecnica dell'assessorato, per cui necessita designare subito un tecnico di ARPA Puglia quale rappresentante del Comune di Taranto nella Commissione IPPC che sta avviando le istruttorie sulle domande di AIA presentate anche dalle aziende tarantine;

III) ottenere che Ilva "fotografi" compiutamente la situazione degli inquinanti emessi in atmosfera e in acqua in modo da poter fissare e monitorare i miglioramenti da indicare nell'AIA;

IV) ottenere gratis (come parziale compensazione dei disastri provocati da Italsider/Ilva all'epoca delle Partecipazioni Statali) da Fintecna Immobiliare SpA, controllata dal Ministro del Tesoro, l'edificio denominato DIS/2, già sede della direzione Ilva prima della privatizzazione che il Comune fitterà ad ARPA, Università e Spesal messe insieme.

Il dr. Roberto Giua, di ARPA Puglia, ha ricordato che, per statuto, compito dell'Agenzia è quello di trovare le cose fatte male, senza dire mai se è favorevole o contrario ad una installazione, vecchia o nuova che sia. Ogni ciclo produttivo ha un impatto ambientale, per cui qualunque nuovo impianto che non ne sostituisca uno vecchio, provoca un peggioramento della situazione preesistente, con effetti diversi a seconda del livello di partenza. A Taranto, per la situazione oggettiva dell'inquinamento ambientale, qualunque impianto non sostitutivo ma aggiuntivo fa male. Il modo di operare di ARPA è concentrato sul Risk Management, senza trattare i riflessi e le implicazioni di natura sociale, che competono ad altre Istituzioni. Premesso che il lavoratore "vende" all'imprenditore la propria prestazione ma non la propria salute, nel caso in cui si accerti la correlazione tra impianto e danno alla salute del lavoratore c'è reato.

Infine una bella notizia, ARPA Puglia, a breve, sarà dotata dell'attrezzatura di laboratorio per analizzare per esempio frutta e verdura prodotte in siti potenzialmente inquinati.

La tavola rotonda, durante la quale c'erano già state alcune intemperanze, si è conclusa con vivaci critiche nei confronti di difensori degli inceneritori, ma con il generale riconoscimento dell'utilità di eventi in cui si discuta in maniera documentata di questioni di grande interesse per la collettività.

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