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Lettera al direttore del Corriere del Giorno

Inceneritore a Taranto: accenderlo o no?

Il problema delle nanopatologie, ossia delle malattie determinate da polveri sottili, fini ed ultrafini (si veda, ad esempio, http://www.nanodiagnostics.it del prof. Montanari), non può più essere trascurato, soprattutto in una città come Taranto
13 gennaio 2008
Giulio Farella

Egregio Direttore,
sono felice che Lei e il Suo giornale ancora una volta abbiate dimostrato una grande apertura verso opinioni differenti, lasciando spazio al dibattito. Se me lo consente, vorrei approfondire le motivazioni della mia contrarietà alla riaccensione dell'inceneritore di Taranto.

Nella Sua risposta alla mia precedente lettera lei dice "inceneritori ovviamente ad alta e moderna tecnologia". L'impianto tarantino è, però, realizzato con una tecnologia tutt'altro che moderna, chiamata "a griglia", che veniva utilizzata già dai primi anni 80.
Nanoparticelle


Il problema, inoltre, non è nelle tecnologie accessorie che possono essere applicate all'inceneritore ma nell'evidenza che qualsiasi processo di combustione genera diossine e nanoparticelle (non filtrabili con le tecnologie attualmente disponibili), in concentrazioni variabili a seconda della sostanza bruciata. Il problema delle nanopatologie, ossia delle malattie determinate da polveri sottili, fini ed ultrafini (si veda, ad esempio, http://www.nanodiagnostics.it del prof. Montanari), non può più essere trascurato, soprattutto in una città malata come Taranto.

"Nulla si crea e nulla si distrugge", affermò Lavoisier più di un secolo fa, e le sigarette non sono cancerogene da spente, ma quando se ne respirano i fumi...

La gestione economica degli inceneritori, inoltre, va nella direzione opposta rispetto alla raccolta differenziata ed alle esigenze vitali dei cittadini. Infatti per abbassare le emissioni di diossine e polveri ultrafini è necessario che il rifiuto incenerito sia estremamente differenziato, privo di plastiche, metalli, vetro, ecc. Ma per rendere economicamente vantaggioso un inceneritore è necessario tenerlo a pieno regime, incenerendo tutto il rifiuto e, come succede, ad esempio, a Brescia, importandone altro. Fino ad arrivare a casi estremi: a Terni l'incenerimento di balle di rifiuti indifferenziati provenienti dalla Campania ha causato una gravissima contaminazione da elementi radioattivi, che non bruciano e vengono dispersi con i fumi.

Un'altra inesattezza frequente è l'affermazione che gli inceneritori forniscano energia: gli inceneritori producono energia ma in quantità inferiore rispetto a quella che consumano. Quindi il bilancio energetico è negativo, e questa è una delle cause degli altissimi costi dell'incenerimento, che noi cittadini pagheremmo sia con la Tarsu che con i famigerati Cip6 della bolletta dell'Enel.

L'unica possibile via di risoluzione del problema dei rifiuti è l'attivazione di una capillare ed efficiente raccolta differenziata, separando la sostanza organica, la plastica, il vetro, l'alluminio e tutto ciò che è riciclabile.

Le soluzioni ad alta e moderna tecnologia per lo smaltimento dei rifiuti residuali esistono, e nessuna di esse passa attraverso l'incenerimento: si tratta di procedure di smaltimento bio-meccanico a freddo, in grado di recuperare gran parte del rifiuto indifferenziato in modo da dover conferire in discarica solo il 10-15% del rifiuto prodotto. Tale frazione, inoltre, viene compattata e resa inerte. Qui non si parla di soluzioni utopistiche ma di impianti che funzionano già da anni in Australia e negli Stati uniti (una metropoli come San Francisco recupera oggi più del 70% dei rifiuti) e che in Germania stanno gradualmente sostituendo gli inceneritori, permettendo pure un notevole risparmio.

La ringrazio per lo spazio che vorrà concedermi e La saluto.

Dott. Giulio Farella

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