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Un filo lega Taranto con la mostra in corso al Quirinale

Un Museo restituito e i capolavori ritrovati

Quasi contemporaneamente, due eventi culturali di rilievo, uno locale, la riapertura a Taranto, del Museo Archeologico Nazionale e l’altro a Roma, l’inaugurazione della mostra "Nostoi. Capolavori ritrovati," hanno dato il segno tangibile di un cambiamento di rotta nella valorizzazione dei beni culturali.
17 gennaio 2008
Maddalena Girelli Renzulli
Fonte: Corriere del Giorno

Museo Archeologico Internazionale di Taranto Un filo comune li unisce ed è quello dell’archeologia : da una parte i reperti della civiltà magnogreca che trovano una nuova collocazione nella loro antica sede ristrutturata , dall’altra l’esposizione di 67 capolavori trafugati in gran parte dall’Italia Meridionale e dalla Sicilia e ritrovati nei Musei Americani e nelle collezioni private internazionali. Capolavori ritrovati, appunto.

Due eventi che restituiscono ai cittadini un patrimonio antico del quale sono eredi e perciò chiamati ad esserne custodi oltre che fruitori. NOSTOI-RITORNI, così i curatori hanno intitolato la mostra, non per dare un tocco di classicità, ma per restituire il senso della ricerca,della nostalgia, dell’avventura, per sottolineare le insidie dei viaggi, l’incertezza degli esiti, ed infine, la felicità liberatoria del ritorno a casa dei reperti; NOSTOI, infatti , è parola greca dalla forte carica poetica, con la quale s’indicavano e s’indicano i cicli epici che narravano le turbinose vicende del difficile ritorno a casa degli eroi omerici che avevano partecipato alla guerra di Troia.

Promossa dalla Presidenza della Repubblica e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la mostra,simbolicamente esposta nella splendida Galleria di Alessandro VII, al Quirinale,la casa degli Italiani, presenta 67 capolavori di arte antica, sottratti al patrimonio italiano attraverso scavi clandestini , venduti illegalmente a committenti stranieri e oggi finalmente recuperati dopo anni di laboriose indagini , scrupolose ricerche e faticose trattative diplomatiche e legali. Il visitatore che ha la fortuna di ammirare l’esposizione, vive l’esperienza esaltante del Bello vissuto nella purezza ideale e nella perfezione materiale così come le antiche civiltà, dalle quali provengono i reperti, avevano saputo coniugare armoniosamente.

Lo splendore dei pezzi esposti, tutti di altissima fattura, numerosi anche firmati, come il meraviglioso cratere a firma di Assteas che raffigura Europa sul toro o il cratere apulo a figure rosse con scena fliacica attribuito al Pittore del Corego, insieme a tanti altri,riempiono l’animo del visitatore di orgoglio per appartenere ad una civiltà così eccelsa e di compiacimento per la soddisfazione del loro ritorno in patria. Ma su tutti s’impone per la sua raffinata bellezza,per la squisita fantasia creatrice, per la elevatissima qualità, un pezzo unico al mondo che da solo avrebbe giustificato la mostra : è il sostegno in marmo di una mensa che raffigura due grifoni alati nell’atto di sbranare una cerva, al quale le tracce di colore, il blù del piumaggio, il rosso della criniera e l’ocra del corpo della cerva, aggiungono fascino al fascino.

E’ una festa per la cultura italiana e per la cultura in generale perché segna l’affermazione del principio che il nostro patrimonio artistico nazionale è bene di tutta l’umanità e come tale disponibile al pubblico accesso. Ma proprio lo splendore dei reperti esposti pone interrogativi e sollecita riflessioni. Come è stato possibile che tante opere e di sì raffinata bellezza siano finite impunemente al Museun of Fine Arts di Boston o al Paul Getty Museum di Malibu o nelle collezioni private? Perché è da qui che bisogna partire se si vuole voltar pagina. E’ indubbio che nella seconda metà del secolo scorso si sia creata sul territorio un’ampia e fitta rete di corruzione ,di complicità e di silenzi a diversi livelli di competenza che ha trovato nella scarsa sensibilità del Ministero dei Beni Culturali,nel silenzio dell’opinione pubblica, nell’indifferenza dei precedenti governi,la sponda di sostegno.

Non si spiega altrimenti come la statua imponente e maestosa di Vibia Sabina in marmo pario o i bronzetti di Paestum o tutta la numerosa ceramica apula ,nella pluralità delle sue forme, dalle coppe,alle anfore, ai crateri, agli aryballos, ecc, sia impunemente volata verso musei americani e giapponesi. Ora , per nostra fortuna, il circuito si è incrinato: l’impegno istituzionale, che riconosce nei Beni Culturali un valore in sé oltre che un possibile volano di sviluppo e l’accresciuta maturità civile nei confronti del nostro patrimonio artistico nazionale, hanno prodotto un sistema di competenze nei diversi campi a sostegno del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, il quale opera in Italia ed all’estero con grandissimo successo, per la restituzione di beni culturali illecitamente sottratti al patrimonio nazionale ed esposti presso i musei esteri.

Ed in questo contesto, l’iniziativa del Ministro Rutelli di dar vita ad un apparato di Diplomazia Culturale, si è dimostrata una intuizione vincente ed efficace. Un esempio di "buona politica", fatta di sinergie, di azioni e di decisioni della quale si colgono i brillanti risultati. Proprio la ricchezza dei reperti rientrati induce a supporre che le terre ed i mari dell’Italia Meridionale, dalla quale purtroppo provengono in grandissima parte i reperti, vedi la numerosa ceramica apula, possiedano ancora nelle proprie viscere, ricchezze inestimabili, che, forse andrebbero tutelate con leggi più efficaci. Certo è però che senza una comune coscienza civile che faccia da argine e da barriera a tutto ciò che è scavo clandestino e commercio illegale, poco si può realizzare; occorre tagliare il filo rosso tra l’arroganza di chi pensa che il possesso del danaro dia diritto di appropriarsi di beni artistici appartenenti ad altre civiltà , in un rapporto di rapina coloniale, e l’ignoranza e la malafede di chi compiacente si presta al gioco.

Una coscienza che proprio perché comune non può non nascere sui banchi di scuola, lì dove deve maturare la consapevolezza che chi si appropria della altrui storia,ne vuole cancellare l ’identità e la memoria. E da questo punto di vista il discorso è tutto da costruire in una pluralità di forme e di modi tra Ministero dei Beni Culturali e Pubblica Istruzione. In questa ottica, proprio in funzione della crescita di una nuova sensibilità a difesa del patrimonio artistico nazionale, chiudo con una proposta al Ministro dei Beni Culturali, Francesco Rutell: perchè non far circolare la mostra nei musei d’Italia per consentire ai cittadini di poter ammirare ed apprezzare i capolavori restituiti?

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