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Legambiente assegna all’Ilva il 93% delle emissioni di idrocarburi. Pugliese: città dei veleni

Inquinamento, Taranto fa il pieno di IPA e polveri sottili

Lo stabilimento di Taranto dell’Ilva SPA da solo emette, sul totale delle emissioni derivanti dagli impianti industriali, ben il 93% degli Ipa. "I pesantissimi dati relativi alla città di Taranto - commenta Lunetta Franco, presidente Legambiente Taranto – parlano da soli e non avrebbero bisogno di alcun commento".
23 gennaio 2008
Fonte: Corriere del Giorno

Legambiente Circolo di Taranto Anche nel 2007 l’allarme polveri sottili è scattato, puntuale, in gran parte delle principali città italiane che non sono riuscite a rispettare i limiti imposti dalla legge: nella classifica di Legambiente su 63 capoluoghi monitorati 51 hanno superato il valore limite medio giornaliero per più di 35 giorni nell’arco del 2007 previsto per le polveri sottili (PM10).

Torino è in testa con addirittura 190 superamenti, Cagliari 162, Vicenza 140, Reggio Emilia 139. “In Puglia la situazione non è delle peggiori – dichiara Francesco Tarantini, presidente regionale di Legambiente Puglia –. Bari è al 39° posto in classifica con 71 superamenti, Taranto al 47° posto con 47 superamenti mentre Brindisi è al 59° con 17 superamenti (non disponibili i dati di Foggia e Lecce).

E se i trasporti stradali rappresentano un importante fonte di inquinamento nel nostro Paese, il loro contributo si somma a quello di altri settori altrettanto inquinanti, come quello industriale che nel 2005 ha prodotto il 30% delle emissioni di ossidi di zolfo e degli Ipa e circa il 25% di quelle di polveri sottili. Idrocarburi policiclici aromatici (Ipa), polveri sottili (PM10), benzene (C6H6), monossido di carbonio, ossidi di zolfo (SOx) e di azoto (NOx), sono gli inquinanti considerati nella classifica dei complessi industriali
più inquinanti d’Italia stilata in base ai dati riportati nel registro Ines (Inventario nazionale delle emissioni e loro sorgenti) relativi al 2005.

Tra tutti spicca lo stabilimento di Taranto dell’Ilva s.p.a. che da solo emette, sul totale delle emissioni derivanti dagli impianti industriali, ben il 93% degli Ipa. "I pesantissimi dati relativi alla città di Taranto - commenta Lunetta Franco, presidente Legambiente Taranto – parlano da soli e non avrebbero bisogno di alcun commento.

Il primo posto dell’Ilva nella classifica delle emissioni di idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) e il quarto posto delle Centrali Edison per le emissioni di PM10 (polveri sottili) confermano la gravità assoluta della situazione ambientale di Taranto, la rilevanza nazionale dei problemi dell’inquinamento della nostra città, e la conseguente necessità e urgenza di interventi volti ad abbattere sensibilmente le emissioni inquinanti dell’imponente apparato industriale tarantino”.

Un’annotazione a margine. La classifica di Legambiente assegna a Taranto 47 superamenti di Pm10 nel 2007. Nella nota a supporto della tabella sulle polveri sottili si legge che “si è scelto come riferimento la centralina peggiore di ogni città, ovvero quella che ha registrato il numero più elevato
di giorni di superamento del limite medio giornaliero di 50 &_#956;g/m³ previsto per il PM10, indicata tra parentesi”.

Non comprendiamo allora, perchè Legambiente esamina i dati della centralina del quartiere Paolo VI che ha registrato 47 superamenti ed ignora quelli della stazione di via Machiavelli, al rione Tamburi che a novembre 2007 aveva già fatto registrare 112 superamenti di Pm10.

Sulla gravità della situazione ambientale di Taranto, interviene anche il segretario regionale della Uil Puglia, Aldo Pugliese. “Taranto è la città dei veleni perché lo sostengono i numeri, che sono incontestabili, e che si riferiscono alle emissioni rispetto al totale di tutto il nostro Paese. Nulla che meravigli purtroppo perché si tratta di una situazione da disastro ambientale che caratterizza il capoluogo ionico ormai da diversi anni.

Quello che sconforta e lascia senza parole è la assoluta incapacità della Regione Puglia di trovare una soluzione ai mali della città”. Il dossier di Legambiente è abbastanza chiaro: “Il problema resta l’Ilva – spiega Pugliese – che da sola emette una quantità di sostanze inquinanti che rende Taranto una città in cui la salute dei residenti è a dir poco messa a rischio. Ebbene, di fronte a questo stato di cose la Regione Puglia non ha assolto il proprio compito. Si è tenuta una sfilza di riunioni senza mai trovare una soluzione che poi venisse realmente rispettata. E’ disarmante prendere atto che non solo la massima istituzione della Puglia non abbia fatto il proprio dovere, ma all’interno della Giunta c’è anche chi pensa che a Taranto possa starci bene un rigassificatore, ad onta della volontà della popolazione”.

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