Taranto Sociale

Lista Taranto

Archivio pubblico

Le polveri sottili a Taranto, ed in particolare al rione Tamburi sono di casa

«Ad ogni tarantino 2,7 tonnellate di veleno all'anno»

E’ questa la media ottenuta dividendo le quantità di emissioni inquinanti delle industrie per la popolazione cittadina. Dall’inizio del 2008 al rione Tamburi si sono verificati già 23 superamenti dei valori di Pm10. Sembra che l’inquinamento della nostra città sia una sorta di mostro inattaccabile e invincibile.
29 gennaio 2008
Michele Tursi
Fonte: Corriere del Giorno

- Ogni tarantino respira mediamente 2,7 tonnellate di sostanze inquinanti all’anno: Benzene, Monossido di carbonio, Ossido di zolfo, Ossidi di azoto, Ipa (Idrocarburi policiclici aromatici) e Pm10. E’ questo il risultato ricavato con qualche semplice operazione, prendendo in esame i dati del registro Ines, l’inventario nazionale delle emissioni e loro sorgenti (riferiti al 2005), dividendoli per il numero degli abitanti del capoluogo (per semplificare ne abbiamo calcolati 200mila). Alle fonti industriali vanno aggiunte le emissioni derivanti da traffico e impianti di riscaldamento. Secondo le statistiche dell’Apat (l’Agenzia nazionale per la protezione ambientale), a Taranto il 93% dell’inquinamento atmosferico è attribuibile all’industria, il 7% è di altro tipo. Per cui alle 2,7 tonnellate pro capite di sostanze inquinanti, va aggiunto un ulteriore 7% di veleni.

E il totale sarebbe potuto essere maggiore se l’Ilva avesse fornito i dati riferiti alle emissioni di Pm10 all’Ines. Nella tabella delle dieci industrie italiane con le maggiori emissioni di polveri sottili, ripresa da Legambiente nel rapporto Mal’aria 2008 diffuso nei giorni scorsi, non figura lo stabilimento siderurgico di Taranto.

“Si potrebbe supporre - commenta Lunetta Franco, responsabile di Legambiente Taranto - che almeno in questo caso il siderurgico non detenga il primato e che giaccia in posizioni più basse della classifica.

In realtà i dati sulle emissioni di Pm10 dell’Ilva non sono disponibili nei registri e dunque non è dato sapere come l’azienda si collochi nella classifica degli impianti industriali che emettono Pm10”.

Eppure le polveri sottili a Taranto, ed in particolare al rione Tamburi sono di casa. Dall’inizio dell’anno, la rete di monitoraggio dell’Arpa ha rilevato 17 superamenti del valore di legge nella stazione di via Machiavelli e 5 in quella di via Archimede per un totale di 23 in meno di un mese a fronte dei 35 all’anno consentiti dalla normativa vigente.

I dati contenuti nel dossier Mal’Aria 2008 sono impressionanti. Dando uno sguardo alle sei tabelle sulle emissioni di Benzene, Monossido di carbonio, Ossido di zolfo, Ossidi di azoto, Pm10 e Ipa appare chiaro come lo stabilimento siderurgico di Taranto superi, in termini emissivi, tutte le altre industrie di almeno un ordine di grandezza. Eclatante è il caso degli Idrocarburi policiclici aromatici (Ipa): l’Ilva di Taranto rappresenta il 93% delle emissioni totali da impianti industriali. Alle sue spalle la Sgl Carbon di Narni con il 2,8% del totale, ovvero circa 34 volte in meno rispetto alla prima.

Nella tabella delle polveri sottili non c’è l’Ilva, ma in compenso al quarto posto si trovano le centrali Edison (collocate sempre in Ilva) con 203 tonnellate annue. A dimostrazione che le centrali non costituiscono un problema solo per l’anidride carbonica. Lo stabilimento Ilva si distingue anche per le emissioni di benzene pari a 219 tonnellate annue, il 40,5% del totale delle emissioni in Italia, circa dieci volte di più della Raffineria Eni di Sannazzaro de Burgondi (28tonnellate, 5,3% del totale).

In questa top ten non viene menzionata la raffineria Eni di Taranto. Fa paura la quantità di monossido di carbonio emessa dall’Ilva di Taranto: 538mila tonnellate, il 73,5% del totale. E l’Ilva detiene il primato anche per Ossidi di zolfo (13,9%) e Ossidi di azoto (10%). “Inutile dire - prosegue la Franco - che di fronte a questi dati, lo scoramento è notevole. Sembra che l’inquinamento della nostra città sia una sorta di mostro inattaccabile e invincibile. Crediamo però che debba prevalere qualcos’altro: la volontà di esserci, di dire la nostra, di affermare che la coabitazione con l’Ilva può essere sopportabile per la città e soprattutto per la salute dei suoi abitanti solo se questo livello di inquinamento viene sostanzialmente abbattuto. Questo ci sembra l’unico obiettivo da perseguire subito, senza indugi, nè tentennamenti. Su questo il nostro Circolo sta lavorando a diversi livelli e, ovviamente, con le modeste possibilità e risorse (umane e materiali) di un’associazione di volontariato”.

A tal proposito lo stesso dossier di Legambiente fornisce utili indicazioni nella lettura dei dati e nelle risposte per affrontare il problema. “Le top ten - si legge nel rapporto - mostrano un quadro non ancora soddisfacente. Rispetto al 2004, il 2005 ha visto aumentare le emissioni totali degli Ipa del 19,1%, del benzene di circa il 6,4% e del monossido di carbonio (CO) del 13,1%. Sono in netta diminuzione, invece, gli ossidi di zolfo (-12,6%), il Pm10 (-26,4%) e gli ossidi di azoto (-5,4%) (...) Per raggiungere migliori risultati in termini di diminuzione delle emissioni, è necessario un attento e continuo monitoraggio degli impianti più inquinanti, ed è urgente applicare una serie di interventi volti alla riduzione delle emissioni da attività industriali(...).

E’ importante l’utilizzo delle Bat (Best Available Technologies) per offrire tecnologie alternative a quelle tradizionali più efficienti e meno inquinanti. È fondamentale, però, che le applicazioni di questi strumenti portino ad una reale riduzione dell’inquinamento atmosferico: infatti, se le attività rispettano i limiti fissati dall’Aia ma al tempo stesso aumentano la produzione, la qualità dell’aria non subisce alcun miglioramento e così non si riduce nemmeno il rischio per la salute dei cittadini che vivono in zone limitrofe agli insediamenti industriali, come nel caso di Taranto”.

A proposito di monitoraggio, giovedì prossimo Amministrazione comunale e Arpa firmeranno un protocollo d’intesa con cui all’Agenzia regionale per la protezione ambientale, verranno affidate in gestione le centraline della rete comunale. L’Arpa ne razionalizzerà l’utilizzo e nell’arco di un mese sarà in funzione un sistema di controllo ancora più efficace di quello attuale.

Articoli correlati

  • Peacelink: "Riesame crede più a tecnici azienda"
    Ecologia
    Ma l'altoforno "non è dotato delle moderne tecnologie di massima sicurezza"

    Peacelink: "Riesame crede più a tecnici azienda"

    "Sulla base della relazione tecnica degli esperti dell'Ilva, il giudici del Tribunale del Riesame hanno restituito la facoltà d'uso dell'Altoforno 2 che il giudice Maccagnano aveva tolto all'Ilva utilizzando la relazione tecnica dell'ingegner Barbara Valenzano, custode giudiziario".
    8 gennaio 2020 - ANSA
  • Altoforno 2 ILVA, intelligenti pauca
    Editoriale
    I giudici del Riesame hanno disquisito di calcolo delle probabilità e logaritmi

    Altoforno 2 ILVA, intelligenti pauca

    Sulla base della relazione tecnica degli esperti dell'ILVA, il giudici del Tribunale del Riesame hanno restituito la facoltà d'uso dell'Altoforno 2 che il giudice Maccagnano aveva tolto all'ILVA utilizzando la relazione tecnica dell'ing. Barbara Valenzano, custode giudiziario dell'Altoforno 2
    8 gennaio 2020 - Alessandro Marescotti
  • ArcelorMittal: Peacelink, forno pizzeria sarebbe già chiuso
    Taranto Sociale
    ILVA, verdetto del tribunale del Riesame per ripresa attività dell’altoforno 2

    ArcelorMittal: Peacelink, forno pizzeria sarebbe già chiuso

    Peacelink ricorda che “la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha già condannato lo Stato italiano per non aver protetto i suoi cittadini. Da oggi, ha materiale per un'altra condanna”.
    8 gennaio 2020 - AGI (Agenzia Giornalistica Italia)
  • Verdi: "Taranto laboratorio della Ragion di Stato"
    Ecologia
    Ilva, il Tribunale del Riesame consente la prosecuzione della produzione dell'Altoforno 2 (AFO2)

    Verdi: "Taranto laboratorio della Ragion di Stato"

    Angelo Bonelli: "Come sia possibile che sia consentita la facoltà d’uso per AFO2 di fronte ad una sentenza della Corte Costituzionale di meno di 2 anni fa, che aveva dichiarato illegittima una norma del Decreto 92/2015 proprio sulla facoltà d’uso?"
    7 gennaio 2020
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.6.31 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)