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La storia della Seveso del Sud, l'Enichem di Manfredonia

Taranto non Dorme presenta «Anagrafe Lovecchio»

La ricerca della verità di Nicola Lovecchio. Dipendente della fabbrica che con il proprio lavoro d'indagine svela e denuncia i misteri dell'azienda di Stato in Italia. L'enichem di Manfredonia, dall'esplosione del 1976, al lavoro di Nicola Lovecchio. Dipendente dell'enichem, che grazie all'incontro con l'oncologo Dott.Portaluri, nel 1994, raccoglierà le prove dell'origine della sua malattia e quella dei colleghi.
26 febbraio 2008

Anagrafe Lovecchio Terzo appuntamento della rassegna Taranto non Dorme promossa dall' Ass. Punto A Capo e dall' Ass. Nemesi. Giovedi 28 febbraio presso il teatro Aldo Moro dell'istituto Fermi in C.so Italia.

Lo spettacolo, prodotto dall’associazione Nemesi e dalla Regione Puglia, con musiche originali di Matteo Nahum eseguite dal vivo (Cristiano de Fabritiis - batteria, Yvonne Fisher - clarinetto, Eufemia Mascolo - contrabbasso, Matteo Nahum - chitarra), racconta la storia dello stabilimento Enichem di Manfredonia, dell'esplosione del 1976 della colonna di lavaggio dell’ammoniaca, e di Nicola Lovecchio, dipendente dell'Enichem per oltre venti anni.

A Lovecchio, nel 1994, verrà diagnosticato un tumore ai polmoni, ma quando all'ospedale di San Giovanni Rotondo gli diranno che la macchia tumorale era presente già da qualche anno, all'uomo sorgerà il sospetto che la polvere diffusa in fabbrica dopo lo scoppio della colonna di ammoniaca del 26 settembre 1976, sia all'origine del suo male.

Grazie alla collaborazione dell’oncologo Portaluri, raccoglierà le cartelle cliniche dei suoi colleghi e nel 1996 farà un esposto alla Procura. Il processo per omicidio colposo è ancora in corso, ma Nicola Lovecchio, morto nel 1997, non potrà mai ascoltare la sentenza, così come tanti altri suoi colleghi.

La Recensione di Tore Scuro

“Anagrafe Lovecchio” è la storia della Seveso del sud, l’impianto Enichem di Manfredonia. La premessa drammatica è la disperazione di Nicola Lovecchio, un operaio della fabbrica, che cerca risposte alla genesi di una malattia devastante che non gli lascia alcuna speranza.

Un lavoro d’indagine che, partendo dal gravissimo incidente che il 26 settembre 1976 provocò la fuoriuscita di decine di tonnellate di arsenico dallo stabilimento - evento dimenticato, insabbiato, lasciato colpevolmente scivolare nel silenzio e nell'indifferenza - svela e denuncia i misteri dell’Enichem.

Un caso raro di coraggio, dove appare nettamente il contrasto tra ciò che si sa vero e ciò che si vuol far credere vero, per allontanare le responsabilità chiare, stridenti, inoppugnabili.

La storia è semplice. Non così l’intreccio narrativo, avendo Langiu elaborato una drammaturgia piuttosto articolata: la storia di Nicola in “Anagrafe Lovecchio” è testo e pretesto, realtà e fantasia, parola e musica, canto e recitazione, lingua e dialetto, intensità e articolazione, gesto e mimica, ironia e drammaticità, e molto altro ancora. E gestire una gran mole di elementi di suggestione (e, non di meno, di soluzioni tecniche) non è mai semplice. Le repliche, che ipotizziamo numerose, torneranno assai utili per meglio tarare il clima sonoro dello spettacolo, accrescendo la comprensione del testo e la partecipazione emotiva del pubblico.

Interessante è la relazione della musica (in scena quattro musicisti coinvolti e convincenti) con il disegno drammaturgico. In definitiva, un lavoro che, apprezzato da molti alla “prima” del Festival, può solo crescere.

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