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Diossina tre volte al di sopra della norma

L'allarme sul latte. L'associazione ecologista ha illustrato l'esito degli esami su un campione di formaggio. I dati di Peacelink. L'oncologo Mazza: sempre più malati per l'inquinamento Le analisi eseguite dal consorzio Inca di Lecce Marescotti: «Gli enti dovrebbero indagare, come sta facendo la magistratura»
6 marzo 2008
Nazareno Dinoi
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

- TARANTO — E' di tre volte superiore alla norma la quantità di diossine presenti nel campione di formaggio prodotto in un caseificio artigianale del tarantino.

Il risultato delle analisi, commissionate da Peacelink ai laboratori del Consorzio interuniversitario Inca di Lecce, è stato reso noto ieri nel corso di una conferenza stampa organizzata dall'associazione ambientalista nella sede provinciale della Uil a Taranto. Ad illustrarli dal punto di vista scientifico è stato il responsabile del centro Inca, Vittorio Esposito.

«Nel campione preso in esame - ha detto il ricercatore - abbiamo riscontrato 4,28 picogrammi per grammo di grasso di diossina ed atri 15,22 picogrammi di Pcb o diossinosimili per un totale di 19,50 picogrammi. Il limite di legge previsto - ha chiarito il biologo - è di 6».

Più di tre volte la soglia consentita, quindi. «La normativa di riferimento - ha poi spiegato Biagio De Marzo di Peacelink - è il regolamento della Commissione europea del 2006 che definisce i tenori massimi di taluni contaminanti presenti nelle derrate alimentari».

All'incontro era presente anche il portavoce del Tavolo Verde, Paolo Rubino. «Vogliamo assicurare i consumatori che le nostre aziende zootecniche sono protette perché non praticano il pascolo ibero; ma nello stesso tempo ha aggiunto il rappresentante dei produttori - chiediamo alle autorità controlli su tutto il territorio». Anche il presidente di Peaceink, Aessandro Marescotti, ha tentato di non diffondere il panico tra i consumatori. «Abbiamo analizzato solo un pezzo di formaggio e non atri derivati del latte. Il principio di precauzione - ha detto ancora dovrebbe spingere tutti gli enti preposti ad adottare cautele e ad attivare celermente le più estese indagini, come del resto sta facendo la magistratura, in cui riponiamo la nostra fiducia».

Allarmante, infine, l'intervento dell'emato oncologo della Asl di Taranto, Patrizio Mazza, che ha parlato della preoccupante correlazione tra i prodotti inquinanti, tra cui la diossina, e le malattie tumorali. «Lo stiamo verificando nel nostro lavoro in continua crescita - ha detto il professionista - , dove non passa giorno senza un nuovo ricovero per tumori che colpiscono soprattutto la tiroide e l'apparato immunitario che sono organi bersaglio proprio delle diossine».

Il direttore dell’Arpa sul formaggio alla diossina
«Occorrono valutazioni più rappresentative», dice il direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato, commentando i dati sul formaggio alla diossina a margine dell’incontro di ieri per la firma di una convenzione con il Comune. Assennato aggiunge: «Occorrerà anche riflettere alla luce degli ulteriori dati che emergeranno dalla nostra seconda campagna di monitoraggio sull'impianto di agglomerazione dell’Ilva. Per il problema della sicurezza alimentare rimanda, invece, più esplicitamente alle competenze dell’Asl. Poi Assennato si sofferma sul dato apparentemente più preoccupante: quel trend tre volte superiore al limite massimo di diossine e Pcb. «Il problema - dice - è capire quali possano essere i fattori inquinanti di Pcb. L’Ilva, infatti, ha smaltito trasformatori e condensatori che potevano esserne la causa di produzione. Né dovrebbero esserci fonti nelle altre attività produttive locali. Inoltre, gli erbicidi di una volta potevano contenere diossine, ma ora sono vietati per legge».

L'indagine di PeaceLink, insomma, sembra creare qualche perplessità non tanto per l’attendibilità del dato in sé, quanto per le modalità di enunciazione che rischia di allarmare eccessivamente la popolazione. «Che il problema ci fosse, lo sapevamo da tempo - dice anche il sindaco Ezio Stefàno -. Io stesso, anni fa quando fui incaricato a redigere una relazione sullo stato di salute della popolazione di Statte, misi in guardia da questo rischio. Queste cose le sappiamo, ma la situazione non ci spaventa. E’ sotto controllo». Però rimane il problema dell’emissione di diossina e la conseguente esposizione della popolazione. E costituisce uno degli elementi base della cosiddetta «priorità Taranto» che Assennato assegna all’Arpa e di fatto costituisce la base per ulteriori campi di indagine. Con Patrizio Mazza, oncoematologo dell’ospedale Moscati, è stato messo a punto uno studio - annuncia Assennato - per verificare l’eventuale nesso tra l’esposizione a diossine ed altri veleni e l’aumento considerevole di linfomi non Hogkins.

«Il Registro tumori - dice Assennato - dimostra già in termini epidemiologici l’anneddottica riportata dai medici. Dopo uno studio sul periodo 1999-2001, faremo uno studio sui nuovi casi ed anche nel sangue dei non malati per capire se c'è presenza di sostanze diossino-simili». Il sindaco annuncia quindi d’aver già inviato due proposte al ministro della Salute per una valutazione del latte materno.

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