Taranto Sociale

Lista Taranto

Archivio pubblico

Peacelink «C´è diossina nel formaggio»

Valori a rischio in un campione prodotto con latte proveniente dalla zona industriale Taranto, l´allarme di Peacelink "C´è la diossina nei formaggi" Il dossier con l´esito delle analisi è stato consegnato alla procura.
6 marzo 2008
Piero Ricci
Fonte: Repubblica

La molecola del PCB Non lo trovi al supermercato. Nemmeno al salumiere sotto casa. Devi metterti in auto, andare in campagna, scovare una masseria e ingraziarti le simpatie del pastore per comprare latte e formaggio. Un must per molti, maniaci del bio fai-da-te. Solo che quel pezzo di formaggio acquistato da un socio di Peacelink, in realtà, conteneva anche diossina. E il sospetto che di formaggio alla diossina si trattasse non è venuto a tavola, ma leggendo di greggi che pascolavano vicino alla zona industriale di Taranto.

Dal sospetto al dubbio e dal dubbio alla certezza il passo è stato breve. Il tempo necessario a un laboratorio specializzato, l´Inca di Lecce, per dare il suo responso: 4,28 picogrammi di diossine per grammo di grasso a fronte di un limite di legge di 3. Ma anche con i Pcb, i policlorobifenili, non è andata meglio. Secondo l´Organizzazione mondiale della sanità - spiegano a Peacelink - nel gruppo di Pcb ci sono alcuni congeneri che hanno le stesse proprietà tossicologiche della diossina. E

in quel pezzo di formaggio sommando diossina e Pcb è stato raggiunto un valore di 19,50, mentre il limite di legge è fissato a 6. E poiché la diossina si trova in alimenti contenenti grassi, a rischio potrebbero essere anche carni, salumi, uova e pesce. Ieri i risultati di queste analisi sono state illustrate a Taranto nel corso di una conferenza stampa: «Non vogliamo provocare un allarme sociale - spiega Alessandro Marescotti, portavoce di Peacelink a Taranto - ma vogliamo elevare l´attenzione sulla questione della sicurezza alimentare, coinvolgendo il mondo dell´agricoltura.

Il nostro obiettivo - aggiunge Marescotti - è di abbattere in modo significativo le emissioni di diossina e Pcb, delimitare le aree in cui gli animali possono pascolare liberamente senza il rischio di essere contaminati, ridurre il rischio alimentare controllando il mangime del bestiame, fino ad arrivare a una bonifica dei terreni contaminati e a un monitoraggio degli alimenti».

L´associazione ambientalista ammette: le analisi per riscontrare la presenza di diossina sono complessi e soprattutto molto costosi. «Noi ne abbiamo fatta una soltanto», spiega Marescotti. Tra l´altro non vi sono in giro molti laboratori: una dozzina in tutta Italia (e per fortuna uno è in Puglia, quello di Lecce). Ma è abbastanza precisa: «Le analisi vengono effettuate in picogrammi - dicono da Peacelink - e questo dà l´idea del grado di precisione richiesto da questo tipo di analisi».

E il responso non lascia dubbi. «L´Oms - spiega il portavoce dell´associazione ambientalista - valuta che la quantità ingeribile senza correre rischi varia da uno a quattro picogrammi al giorno per chilogrammo di peso corporeo. Per essere più chiari, un bambino che pesa 20 chili non dovrebbe ingerire più di 20 picogrammi al giorno. Nel caso del formaggio analizzato a Lecce, quindi, quel bambino per non correre rischi dovrebbe mangiarne non più di due grammi».

Il rischio, insomma, c´è. Peacelink ha messo tutto in un dossier che è stato consegnato alla procura della Repubblica presso il tribunale di Taranto il 29 febbraio scorso. Anche se non lo dicono espressamente, «le sorgenti di emissioni» che hanno contaminato di diossina il formaggio del pastore di fiducia del socio Peacelink sono lì, nella zona industriale del capoluogo jonico dove insistono «inceneritori, processi di combustione, industrie chimiche e siderurgiche».

Articoli correlati

  • Onore a quell'operaio ILVA che ha parlato
    Ecologia
    Come le polveri degli elettrofiltri MEEP, contenenti piombo e diossina, fecero il giro dell'Italia

    Onore a quell'operaio ILVA che ha parlato

    Ci raccontò che quelle "polveri velenose" erano state vendute e poi mescolate - da una società con tanto di partita IVA - a interiora di animali e raspi d'uva. Trasformate in palline, venivano poi rivendute come fertilizzante in tutt'Italia.
    1 giugno 2020 - Alessandro Marescotti
  • “Ilva ha venduto le polveri velenose come concimi”
    Ecologia
    Le polveri degli elettrofiltri

    “Ilva ha venduto le polveri velenose come concimi”

    Le indagini della Finanza: fatture per la vendita dei rifiuti trattenuti dai filtri ad aziende che producono fertilizzanti
    Francesco Casula e Antonio Massari
  • PeaceLink
    Si è formato sui testi di Marx ma ha poi approfondito la nonviolenza di Gandhi

    Alessandro Marescotti, una vita per l’ambiente

    Da anni è impegnato nella battaglia di informazione e denuncia del disastro sanitario e ambientale di Taranto e della sua provincia. Un impegno iniziato quando per la prima volta scoprì che l’acciaieria Ilva emetteva diossina
    Gino Martina
  • Una figlia racconta l'amore per la terra di suo padre che poi ha dovuto combattere la diossina
    Taranto Sociale
    Per qualcuno l'amore per la terra è una vocazione

    Una figlia racconta l'amore per la terra di suo padre che poi ha dovuto combattere la diossina

    Don Angelo Fornaro è il proprietario della Masseria Carmine, una delle sette danneggiate dalla diossina. E' presente a tutte le udienze del processo "Ambiente svenduto" che deriva anche da un suo esposto. Il 13 luglio 2019 ha compiuto 85 anni e sua figlia ha voluto raccontare la sua storia.
    21 luglio 2019 - Rosanna Fornaro
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.6.36 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)