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Dragaggi al Porto, ancora tutto fermo

Ieri mattina il convegno della Società di chimica italiana. L’attribuzione degli agenti inquinanti alle fonti di emissione. E’ questa la nuova frontiera della lotta all’inquinamento, annunciata dal direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato. E’ fondato il timore che la lobby delle discariche sia in agguato per accaparrarsi milioni di metri cubi di sedimenti.
19 marzo 2008
Michele Tursi
Fonte: Corriere del Giorno

- Sarà questo lo scopo del Progetto Taranto che vedrà collaborare insieme all’Agenzia regionale per la protezione ambientale, le università di Bari e Lecce ed il Cnr. L’annuncio è giunto nel corso del convegno su “Disinquinamento di sedimenti marini risanamento di corpi idrici sotterranei: situazioni e prospettive”, svoltosi ieri nel salone di rappresentanza della Provincia.

L’iniziativa è stata organizzata dalla Società chimica italiana ed ha costituito l’occasione per fare il punto sull’urgenza dei dragaggi al porto di Taranto. Rappresentati del mondo scientifico e della ricerca si sono confrontati sull’argomento rappresentando le numerose soluzioni tecniche possibili.

Allo stato attuale, però, investimenti ed il potenziamenti delle capacità attrattive dello scalo ionico, sono bloccati dalla mancata emanazione dei decreti attuativi da parte del ministero dell’Ambiente.

Pugliese: non ci sono le condizioni per il raddoppio della raffineria ENI
“Non si può soprassedere alla mancanza di sicurezza dei lavoratori e men che meno alla tutela dell’ambiente. Per questo motivo, riteniamo che questo sia il peggior modo per richiedere il raddoppio della produzione nella raffineria Agip di Taranto”. Così il segretario generale della Uil Puglia, Aldo Pugliese, a qualche giorno di distanza dall’ennesimo incidente sul lavoro all’interno dell’azienda, nel quale sono rimasti tra l’altro feriti due operai. “Siamo tanto allarmati quanto preoccupati – afferma Pugliese – per questo nuovo incidente all’Agip di Taranto. Anche perchè negli ultimi tempi si era notato un peggioramento complessivo dei problemi della sicurezza e dell’inquinamento nella stessa azienda. Condanniamo pertanto in maniera ferma e decisa questo modo di agire di un’azienda che fino a qualche anno addietro era un modello per la sicurezza sul lavoro e dell’ambiente. Esprimiamo forte preoccupazione e il timore che la sicurezza e la dignità dei lavoratori anche in questa realtà siano sacrificati sull’altare del profitto e degli utili. Il che non può coincidere col decadimento delle attività e della sorveglianza sugli impianti”. Secondo Pugliese “l’Arpa dovrebbe procedere ad un sopralluogo per verificare quanto sta accadendo. Esattamente come sta già facendo la magistratura. Anche in virtù di questa situazione, non riteniamo che l’attuale situazione dell’azienda sia ottimale per poter ricevere l’autorizzazione a raddoppiare la produzione. Non si può pensare al profitto e agli utili a discapito della sicurezza sul posto di lavoro e della tutela dell’ambiente”.
Una situazione che rischia di diventare paradossale per quella che il presidente dell’Autorità portuale, Michele Conte ha definito un “eccesso di democrazia imperfetta”. Un intervento come la piastra logistica, già finanziato da un investitori privati con un finanziamento di 156 milioni di euro, rischia di restare ingabbiato in un sistema che spesso guarda agli effetti senza considerare le cause.

E così a Taranto, a causa della presenza di scarichi industriali, l’intera area portuale è stata inserita nei cosiddetti Sin (Siti di interesse nazionale), sottoposti ad attività di caratterizzazione e bonifica. Si chiede, in sostanza, alle Autorità portuali di risanare l’inquinamento altrui, senza intervenire sulle cause che hanno compromesso il suolo ed i sedimenti marini. “Il canale di scarico dell’area industriale di Taranto - ha ricordato Conte - versa in mare 160mila metri cubi all’ora di reflui”.

Lo stesso professor Assennato ha sottolineato che senza una politica di controllo degli agenti inquinanti e delle fonti, l’attività di bonifica rischia di essere vanificata. L’altro pericolo legato ai dragaggi, attiene lo smaltimento dei fanghi.

E’ fondato il timore che la lobby delle discariche sia in agguato per accaparrarsi milioni di metri cubi di sedimenti che, invece, “possono essere riutilizzati come accade in altre regioni d’Italia come la Toscana e l’Emilia Romagna - ha detto Fabrizio Nardoni, vicepresidente di Confindustria - in cui i sedimenti e gli altri materiali di scavo vengono utilizzati per lavori stradali, colmate e opere pubbliche. In tal senso ho realizzato uno studio per il riutilizzo di sedimenti”.

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