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In Friuli Venezia Giulia la Regione ha imposto il limite di 0,4 nanogrammi per metro cubo : da noi invece solo promesse

«Siamo la Seveso del Sud da 45 Anni»

La scorsa settimana una testata locale di Trieste ha titolato “Diossine più che dimezzate, lo ha accertato una perizia del tribunale: i valori sono quattro volte inferiori al limite regionale”. A misurare i livelli di diossina ne sangue dei tarantini ci ha pensato un'associazione ambientalista, TarantoViva, con l’obbiettivo di sollecitare le istituzioni locali a fare un lavoro più dettagliato su un numero maggiore di persone. C’è un asse che lega Servola a Taranto
26 marzo 2008 - Stefano De Pace (Associazione TarantoViva)
Fonte: Corriere del Giorno

- L’acciaieria di Servola impiega circa 500 lavoratori. Nulla in confronto al siderurgico di Taranto ma i risultati in termini di riduzione dell’impatto ambientale sembrano invertire ogni aspettativa.

“Vogliamo sapere cosa succede nel sangue – dichiara TarantoViva a seguito del Convegno nel quale sono stati presentati i risultati delle analisi – Cosa succede nel suolo. Cosa succede nell'acqua. Cosa succede nell'aria. Quali strumenti adoperare per tracciare lo stato dell'arte di salute e ambiente”

La diossina stimata a Taranto negli ultimi anni è passata dal 32,1% al 90,3% del totale nazionale inventariato nel database INES. Il database Ines individua nell'Ilva la causa di un simile primato.

Nell’atto di intesa del Febbraio 2004 siglato da Regione Puglia (Raffaele Fitto) ILVA di Taranto ed enti locali la parola “diossina” non compariva; eppure lo scopo degli atti di intesa era proprio la riduzione dell'impatto ambientale derivante dallo stabilimento siderurgico di Taranto.

Il 22 aprile 2005 in una tavola rotonda promossa da TarantoViva fu presentato un dossier sugli inquinanti a Taranto basato sul registro europeo delle emissioni Eper. In tale dossier TarantoViva evidenziò una stima di diossina altissima: l'Ilva di Taranto immetterebbe nell'atmosfera un quantitativo di diossina pari all'8,8% del totale europeo. Le istituzioni offrirono solo un silenzio assordante. Taranto continua ad essere la Seveso del Sud da circa 45 anni senza che i Tarantini lo sappiano.

Nel Luglio 2006 le associazioni ambientaliste locali lanciano una campagna informativa sulla questione diossina e nel corso di una prima "cabina di regia" convocata dal Presidente della Regione, Vendola parla per la prima volta del "rilevamento delle diossine e dei furani". A Taranto si scopre un emergenza ormai cogente, "la pressione ambientale è altissima. C'è anche la diossina, eppure la classe dirigente non ha mai mosso un dito" dichiara il direttore generale dell'Arpa Giorgio Assennato.

Il settimanale l'Espresso il 5 aprile 2007 titola: a Taranto 30% di tutta la diossina nazionale. L’associazione ambientalista Peacelink raccoglie nuove informazioni e il 3 maggio 2007 invia alla stampa il "dossier diossina". Nel comunicato si legge: "Nuovo record: a Taranto il 90,3% della diossina nazionale. Il dato è stimato rispetto alle emissioni complessive stimate per la grande industria. All'Ilva il primato nazionale per diossine e furani. Sotto accusa l'impianto di agglomerazione".

A Maggio del 2007 si costituisce un gruppo di studio dell'Arpa per monitorare la diossina nell'Ilva. Sono passati 10 mesi dal varo della "cabina di regia". “L'obiettivo non è solo quello di procedere, per la prima volta, alle misure, ma anche di individuare i determinanti di tali emissioni, in modo da stabilire i criteri per minimizzare la formazione di diossine” dichiara il Direttore di Arpa Puglia, Giorgio Assennato.

A metà Giugno del 2007 i campionamenti, realizzati in condizioni “ottimali", con visibili difformità rispetto alla gestione abituale degli impianti, dimostrarono valori di diossina 27 volte più alti del limite vigente in Friuli Venezia Giulia.

“Scopriamo che il limite valevole per i friulani non è valevole per i tarantini. Scopriamo che i livelli di diossina che per i friulani sono un pericolo, non lo sono per i tarantini – spiega Peacelink - per la salute dei tarantini 11,1 nanogrammi a metro cubo di diossina sono un "valore a norma" mentre in Friuli il limite è di 0,4. Infatti, se a Taranto si applica la legge 152/06 varata dal Governo Berlusconi, l'impianto di agglomerazione dell'Ilva è assolutamente a norma. Se invece il camino dell'impianto di agglomerazione dell'Ilva fosse in Friuli Venezia Giulia si applicherebbe una normativa regionale che recepisce i limiti europei e il limite sarebbe di 0,4 nanogrammi a metro cubo”.

Il 21 Settembre 2007 Nichi Vendola scrisse una lettera al Ministro Pecoraro Scanio chiedendo una rapida definizione dei nuovi livelli autorizzativi a livello di AIA, risolvendo definitivamente il problema legato alla condizione del limite fissato dal Decreto legislativo 152/2006. Siamo in attesa di una risposta.

Il 14 Novembre 2007, dopo un cammino lungo e non privo di ostacoli (due rinvii in giunta, uno in Consiglio), Il nuovo Consiglio Comunale di Taranto approvò all'unanimità un atto di indirizzo sulle problematiche ambientali. Una promozione a pieni voti per il documento che conferma l’impegno preso dall'assessore all'Ambiente Bruno Pastore durante un convegno di TarantoViva in piena estate. “L'atto di indirizzo – dichiara Pastore - è la risposta che contrapponiamo alla politica degli atti clamorosi e delle ordinanze. In Friuli Venezia Giulia, dove è stato adottato il limite di 0,4 nanogrammi per metro cubo d'aria, uno dei più bassi d'Europa, si è arrivati a questo risultato grazie al confronto tra Regione e azienda. Ed è questo il metodo che anche noi vogliamo perseguire”.

Intanto dopo la diossina nel sangue, il temibile agente cancerogeno fa sua comparsa anche negli alimenti. E' quanto dimostra Peacelink che ha fatto analizzare un campione di formaggio locale per verificare la presenza di diossina e Pcb. E' di tre volte superiore alla norma la quantità di diossine presenti nel campione di formaggio prodotto in un caseificio artigianale del tarantino. «Abbiamo analizzato solo un pezzo di formaggio e non atri derivati del latte. Il principio di precauzione – dichiara Peacelink - dovrebbe spingere tutti gli enti preposti ad adottare cautele e ad attivare celermente le più estese indagini, come del resto sta facendo la magistratura, in cui riponiamo la nostra fiducia».

Secondo i risultati del secondo campionamento realizzato dai tecnici di ARPA Puglia sul camino E312, Taranto continua ad essere fonte di contaminazione nazionale. Le diossine passate infatti dalla media di 3,9 nanogrammi a metro cubo, emersa dalle rilevazioni del giugno scorso agli attuali 6,9 possono inoltre “viaggiare” e percorrere con i venti grandissime distanze contaminando altri siti. Taranto si muore, ormai da anni, di tumori e gravi patologie all'apparato polmonare, con tassi due volte e mezzo più elevati rispetto al resto d'Italia. Gli accordi tra grande industria e istituzioni locali non sono stati in grado, finora, di produrre risultati apprezzabili, lasciando di fatto immutata una situazione gravissima dal punto di vista ambientale e sanitario.

A Servola, tira tutt’altra aria. l'Azienda sanitaria locale ha distribuito ai residenti del rione a ridosso di un acciaieria, un questionario attraverso il quale sarà possibile individuare i cosiddetti «fattori di confondimento», ossia quelle variabili che, per un motivo o per l'altro, potrebbero alterare i risultati del test: fumo, alcol e abitudini alimentari. Si vuole appunto verificare la presenza di metalli e idrocarburi tra cui il benzoapirene di cui a Servola erano stati misurati livelli anche 200 volte superiori ai limiti di legge.

A Servola infatti, dopo il sequestro cautelativo dell’impianto di agglomerazione dell’acciaieria del gruppo Lucchini a seguito degli sforamenti in materia diossina, la popolazione è scesa in campo; l'obiettivo dei residenti del rione di Servola che in numerosi partecipano ad assemblee pubbliche organizzate dai comitati decisi a portare avanti la battaglia contro l'inquinamento prodotto dallo stabilimento siderurgico, è quello di far partire un diffida nei confronti dell’acciaieria. Diffida che interesserà da vicino anche il sindaco in qualità di responsabile della salute dei cittadini, a vigilare sul rispetto delle norme ambientali.

Il 12 Marzo scorso il “piccolo di Trieste” titolava “Ferriera, diossine più che dimezzate”. Di 4 volte inferiori al limite di legge del Friuli Venezia Giulia sono infatti i valori emersi nell’ultimo campionamento eseguito sul camino E 5 in cui vengono convogliati i fumi dell'impianto di agglomerazione della Ferriera di Servola. Un grande risultato che emerge dalle ultime analisi disposte dal giudice Massimo Tomassini che sta gestendo dal 2005 le modalità di sequestro. Secondo le misurazioni effettuate nello scorso mese dicembre dal professor Marco Boscolo, perito del Tribunale, la quantità di diossina uscita dal camino E5 ha raggiunto un valore di 0,0988 nanogrammi per metro cubo, quattro volte inferiore al limite di 0,400 nanogrammi fissato dalla Regione.

L'esito della sperimentazione avviata a Servola dal pm Federico Frezza che aveva ottenuto il sequestro dell'impianto il 3 agosto 2005, oltre a consentire un definitivo e significativo abbattimento delle percentuali di diossina emesse dal camino E5, sancirà a livello nazionale che con l'adozione delle migliori tecniche, l'abbattimento delle diossine potrebbe raggiungere valori oggi alquanto impensabili nelle altre località italiane sedi di impianti siderurgici. Se a Trieste questi risultati sono stati resi possibili da una azione della magistratura, accettata poi dalla proprietà, altrettanto può accadere nelle altre località.

Il 9 Novembre 2007 fu presentata una interrogazione parlamentare in merito alle emissioni di diossina dell’impianto delle due acciaierie in questione. Fu sottolineata ancora una volta l’inadeguatezza del limite previsto dal codice ambientale varato dal Governo Berlusconi; una legge che non consente di intervenire con un sequestro sull’ILVA di Taranto paradossalmente in regola in quanto rientra negli attuali parametri.

A Servola invece il sequestro e la nuova legge regionale hanno garantito ricerca e a quanto dichiarato nella perizia del professor Boscolo, l'abbattimento delle diossine è stato accompagnato da un aumento della produttività dell'impianto e da un calo significativo del fabbisogno energetico del processo di agglomerazione.

Nella stessa interrogazione veniva chiesto al Governo, in quale modo intendeva attivarsi affinché fossero fissati valori massimi di emissione delle diossine per l’impianto di Taranto in modo che non superino i 0,4 nanogrammi per metro cubo, allineandolo a quello della Lucchini di Servola. Si chiese un intervento urgente in tal senso nonostante l'avvio della procedura autorizzativa dell'AIA - necessaria per fissare i nuovi limiti di emissioni (diossina, mercurio, ipa, benzene, eccetera) e le BAT (migliori tecnologie disponibili, nuovi elettrofiltri, eccetera) - per i prossimi anni. Ad oggi nessun abbiamo nessun riscontro in merito. Anzi, a Taranto la situazione pare stia davvero rasentando l’incredibile.

Ci si chiede insomma come mai a Taranto non siano state avviate con soldi pubblici indagini nel sangue simili a quelle che sta conducendo la ASL a Servola in modo tale da poter individuare gli eventuali accumuli di diossine e idrocarburi policiclici aromatici - sostanze che ad alte concentrazioni provocano gravi malattie - causati dall'inquinamento ambientale.

A Servola sono stati gli stessi cittadini del rione similare al nostro al nostro quartiere Tamburi che lo scorso dicembre hanno chiesto di essere sottoposti agli esami del sangue e delle urine per verificare gli eventuali effetti sulla salute degli inquinanti prodotti dalla Ferriera.

Acciaieria Lucchini di Servola

La scorsa settimana oltre ai risultati “in crescita” del secondo campionamento sul camino E312 sono stati resi noti i valori di diossina riscontrati nel latte dove è stata superata la concentrazione ammissibile di diossina e Pcb. Oltre al susseguirsi di dichiarazioni pseudo – confortanti, da parte dei nostri governanti non c’è ancora un impegno serio e circoscritto.

L’aumento della percezione del rischio dovrebbe stimolare proposte di controllo. A questo punto Il testimone dovrebbe passare dalle associazione che hanno operato con competenza e dedizione, alle istituzioni. Servono sinergie fra organismi scientifici indipendenti e le stesse istituzioni che sono responsabili della salute dei cittadini. Gli allarmismi si combattono con analisi a lungo raggio. Eppure a Taranto non c’è ancora una vera e propria garanzia sul futuro.

Stefano De Pace
Associazione TarantoViva
www.tarantoviva.it

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