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Latte materno, uno studio serio

E’ l’Università di Bari che sta mettendo a punto uno studio serio specifico sul latte materno per valutare la quantità di diossine in esso contenute. Uno studio che conta su un lavoro congiunto con l’Arpa e l’ASL, e di cui nel prossimo periodo dovrebbero essere tracciate le linee guida.
5 maggio 2008
Fonte: TarantoSera

Latte alla diossina TARANTO - E’ l’Università di Bari che sta mettendo a punto uno studio serio specifico sul latte materno per valutare la quantità di diossine in esso contenute. Uno studio che conta su un lavoro congiunto con l’Agenzia regionale per l’ambiente (Arpa) e l’Azienda sanitaria locale tarantina, e di cui nel prossimo periodo dovrebbero essere tracciate le linee guida. In attesa dei risultati di questo lavoro è l’intera comunità jonica, messa in allarme dagli esami “fai-da-te” raccolti dal dr. Giuseppe Merico, che qualche tempo fa ha convocato addirittura una conferenza stampa per denunciare la presenza di diossine all’interno del latte della mamme tarantine, spacciando la notizia come la scoperta del secolo salvo poi le smentite dell’intera comunità scientifica italiana ed internazionale.

L’allarmismo che si generò, comunque, spinse l’assessore regionale alla Sanità, Alberto Tedesco, ad intervenire per chiarire la situazione ed evitare che le donne, per inutili timori, smettessero di allattare i propri figli. «Smettere di dare il latte ai bambini significa arrecargli un danno maggiore», commenta l’assessore alla Sanità. Un punto su cui concorda anche il direttore generale dell’Arpa, Giorgio Assennato.

L’idea di dar vita ad un tavolo tecnico per il monitoraggio arriva infatti proprio dalla Regione Puglia, che ha messo in evidenza una serie di motivi che chiariscono l’inutilità di questo allarme e quanto esso possa risultare deleterio per neonati. I valori di diossine e dibenzofurani misurati all’interno del latte materno a Taranto corrispondono alle concentrazioni di fondo riscontrate in aree urbano-industriali europee, come si evidenzia dai risultati dello studio coordinato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

I valori di policloro bifenili diossinosimili, riscontrati nel campione tarantino, rientrano nei parametri presenti nella popolazione italiana, come evidenziato sempre dallo studio dell’OMS. A questo si aggiunge il fatto che “le evidenze di letteratura - dice Tedesco - mostrano che il contributo delle diossine assorbite dal neonato attraverso il latte materno al suo futuro carico corporeo risultano assolutamente trascurabili”.

Per questo motivo la stessa Organizzazione mondiale della Sanità ha espresso parere risolutamente contrario alla cessazione dell’allattamento al seno. Questi livelli stimati di assunzione giornaliera di diossine e Pcb diossinosimili nel lattante non sono dunque affatto caratteristici del capoluogo jonico, ma rappresentano i valori che si riscontrano in tutta l’Europa e, in particolar modo, nelle aree urbane.

La constatazione tuttavia non esclude che si debba mantenere alto il livello di attenzione, ed anzi implica che ci sia un monitoraggio continuo della situazione, anche attraverso un Tavolo tecnico regionale che dovrà definire gli ulteriori provvedimenti per tutelare la salute della popolazione tarantina.

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