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Alla raffineria le sabbie del Congo

L’Eni le lavorerà con l’idrogeno per trasformare in carburanti le parti pesanti del bitume. L’Eni le lavorerà con l’idrogeno per trasformare in carburanti le parti pesanti del bitume.
21 maggio 2008
Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno

Vista aerea di una raffineria La raffineria di Taranto dell’Eni lavorerà le sabbie del Congo che contengono bitume. Ciò in attesa di costruire un impianto ad hoc nel Paese africano. Lo ha detto ieri Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni.

Scaroni ha parlato a margine di un convegno il giorno dopo la firma della concessione di esplorazione con il governo della Repubblica del Congo che consentirà ad Eni di avviare le attività nel grosso giacimento africano.

Eni, ha affermato Scaroni, investirà «un miliardo di euro per realizzare un impianto di upgrading in Congo» nella zona di Point Noir. L'impianto servirà per «iniettare idrogeno per alleggerire il bitume», ha spiegato lo stesso Scaroni. «Inizieremo l'upgrading - ha aggiunto il numero 1 dell’Eni - utilizzando un nostro impianto di Taranto che può trattare duemila-tremila barili al giorno.

Questo consentirà di avere il first oil nel 2011». Successivamente il bitume potrà essere trattato direttamente in Congo. L’impianto dovrebbe essere pronto «tra il 2012 e il 2013». L’impianto di Taranto adibito a questo processo si chiama Est ed è già in funzione. Le sabbie bituminose del Congo, una volta giunte a Taranto, verranno lavorate, il materiale verrà quindi stoccato per poi essere trasformato in prodotti più pregiati.

L'accordo sulle sabbie bituminose del Congo - ha detto Scaroni - è frutto del “modello Eni”, la strada “matteiana” di stare seduti dalla parte del Paese in cui si opera, sviluppando importanti relazioni e collaborazioni. E proprio in questa direzione, in Congo il gruppo petrolifero italiano ha chiuso altri tre «importanti » progetti che «si aggiungono alla tradizionale attività esplorativa-produttiva nel paese per la quale sono in programma investimenti per 3 miliardi di euro tra il 2008 ed il 2011. Il primo relativo al bio diesel che prevede la realizzazione di piantagioni su 70 mila ettari, destinate all’alimentazione - e solo in parte residuale ai biocarburanti - con l’impiego di 10 mila occupati locali.

La seconda intesa prevede invece la costruzione di una centrale elettrica - la cui prima pietra è stata posta l’altro ieri nel corso di una cerimonia con il presidente della Repubblica del Congo, Denise Sassou Ngusse - che consenrirà di coprire l’80% del fabbisogno energetico del Paese. E, ancora, un progetto di Eni Foundation per una vasta campagna di vaccinazioni. Tornando al progetto delle sabbie bituminose, la fase di ricerca, nelle due aree, durerà tre anni e consentirà, a regime, dal 2014 una produzione di 40 mila barili.

In una prima fase ci sarà l’esplorazione per poi passare alla seconda fase commerciale con l’invio delle sabbie bituminose alla raffineria di Taranto per un test sul prodotto al quale seguirà «l'eventuale sfruttamento economico su scala industriale» con l'installazione presso una raffineria di Pointe Noire di un nuovo impianto «Est» (sigla di Eni slurry technology) per trasformare i componenti pesanti del bitume in prodotti di elevato valore economico, principalmente carburanti. Un progetto quest’ultimo che se andrà in porto prevedrà un investimento di 1 miliardo di euro. L’Eni è presente in Congo dal 1969 ed oggi ha una produzione totale di 100 mila boe (barili di olio equivalente) al giorno mentre la produzione equity si attesta intorno agli 86 mila boe al giorno.

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