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Sugli inceneritori ognuno ha la propria teoria

Un lettore scrive al Corriere: Leggo che un inceneritore costa meno, produce ricchezza ed energia e le credo. Poi, m’informo tramite altri canali e mi dicono il contrario di quanto affermato prima e non posso non credergli.
22 maggio 2008
Fulvio Fanigliulo
Fonte: Corriere del Giorno

- Gentilissimo Di Leo,
le scrivo in merito all’articolo da lei firmato sul Corriere di domenica 18 Maggio scorso, relativo agli Inceneritori. In questo periodo molti ne parlano, anche a livello nazionale, ma la cosa più strana è che nessuno la pensa allo stesso modo, anche se sono scienziati o ricercatori di fama internazionale. Un vero e proprio mistero. Leggo nel suo articolo che un inceneritore costa meno, produce ricchezza ed energia e le credo.

Poi, m’informo tramite altri canali e mi dicono il contrario di quanto affermato prima (sempre dati alla mano) e non posso non credergli. Leggo di ricerche che hanno evidenziato correlazioni tra patologie tumorali (sarcoma) e l’esposizione a diossine derivanti da inceneritori e attività industriali, ma altre ricerche mi dicono che nonostante gli inceneritori fossero la maggior fonte di diossine in Giappone al momento dello studio, i livelli di diossine nel latte materno non hanno mostrato apparente correlazione con le distanze tra il domicilio delle madri e gli inceneritori di rifiuti.

Allora chiedo cortesemente a tutti gli esperti e affini un tavolo di discussione per capirne di più e far sapere a tutti se i nostri figli - un giorno - ci ringrazieranno per le nostre scelte o ci manderanno una lettera con su scritto "L’importante è partecipare !"

Fulvio Fanigliulo
trentenne fiducioso
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Intervento di Peacelink
Molti pensano che bruciare i rifiuti significa eliminarli. In realtà le leggi della fisica sono chiare: la massa non si può distruggere. Il fuoco trasforma la massa di rifiuti, non la elimina. Un inceritore fa "sparire" solo apparentemente i rifiuti, ma in realtà li trasforma: e ce li respiriamo.

Come tutti i processi di combustione, la termodistruzione dei rifiuti immette nell'atmosfera, in quantità direttamente proporzionali alla massa di materiale che brucia, anidride carbonica (la principale responsabile dell'effetto serra) e molte sostanze inquinanti, tra cui: ossido di carbonio, anidride solforosa e polveri.

C'è poi una cosa che spesso si dimentica: la combustione lascia un residuo di ceneri. La quantità delle ceneri che rimangono al termine del processo d'incenerimento è pari, in termini di peso, a circa il 30% del rifiuto iniziale.

E' stato dichiarato che l'inceneritore di Taranto utilizza carbone attivo per abbattere la presenza di diossina. Dove andranno a finire le ceneri con la diossina? E' sicura l'Amiu di rientrare nei costi di gestione previsti dovendo poi smaltire ceneri con diossina e metalli pesanti in apposite discariche?

Quindi dobbiamo sapere che l'inceneritore produce esso stesso rifiuti che sono però più pericolosi e costosi da smaltire.

Infine la diossina dell'inceneritore andrebbe controllata 24 ore su 24 con un'apposita tecnologia che consenta il monitoraggio continuo. Il Comune di Taranto su questo controllo continuo non si è pronunciato. Non sarebbe coerente chiedere all'Ilva il monitoraggio in continuo della sua diossina e poi non applicare questo criterio di trasparenza e verifica all'inceneritore. Non dimentichiamoci che a Terni l'inceneritore è stato recentemente chiuso dalla magistratura perché produceva troppa diossina.

Alessandro Marescotti
PeaceLink
Probabilmente, si tratta di verità che non si accavallano. Per quanto ci riguarda, non abbiamo esposto teorie. Tantomeno scientifiche. Chi le scrive non ne avrebbe gli strumenti ma ha soltanto il compito di registrare, tentare di capire e subito dopo tentare di far capire.... scrivendo. L’articolo di domenica scorsa aveva lo scopo (fortunatamente centrato) di scoperchiare uno dei tanti pentoloni burocratici nei quali tutto, e il contrario di tutto, spesso si blocca o per incanto si accelera.

All’inceneritore tarantino manca un pezzo di carta per ottenere il via libera per la ripartenza, che si rende necessaria per due ordini di ragioni: stabilizzazione occupazionale di quarantacinque persone (di cui 37 oggi in mobilità) e contrazione sensibile dei costi che il Comune sopporta in discarica. Se poi aggiungiamo che la produzione di cenere sprigiona energia convertibile in elettricità vendibile, il quadro del convenienza si chiude. Tutto qui.

Sull’impatto ambientale e sulle eventuali - ulteriori - ricadute sui polmoni il giudizio è rimandato all’Arpa, nonchè all’attenzione - e all’eventuale denuncia -dei giornalisti. Come sempre, dati alla mano. Magari anche sull’eventuale impatto del conferimento in discarica. Intanto, la rimando alle nostre prossime pagine sul tema ambientale. Il Corriere, anche su questo fronte, non intende mollare la presa.

Angelo Di Leo

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