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Intervista al direttore dell'Enas

Taranto è una polveriera. Non c’è solo l’ILVA. C’è la CEMENTIR, c’è il caso del raddoppio dell’ENI. Il rigassificatore poi ha completato l’opera. La tecnologia di cui disponiamo ci permetterebbe di progettare lo sviluppo economico senza gravare sull’ambiente che ci circonda
3 giugno 2008
Paolo Inno

- Direttore, che cos’ è l’Enas, quali servizi offre ai cittadini e come opera sul territorio?

L’Enas è un ente di patronato, promosso dalla UGL e riconosciuto dal Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale che assiste tutti i cittadini, lavoratori e non, in campo amministrativo, medico-legale in sede giudiziaria, per ottenere le prestazioni previdenziali ed assistenziali e per il riconoscimento dei diritti . L’assistenza è totalmente gratuita in quanto gli enti di patronato sono finanziati direttamente dal Ministero competente, e si rivolge quindi ad un’ ampia platea di assistiti per l’ottenimento di un vasto campo di prestazioni quali le pensioni di vecchiaia , di invalidità, di anzianità, le pensioni sociali, le pensioni e gli assegni di inabilità riconosciuti agli invalidi civili , gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, i permessi di soggiorno. I rinnovi e i ricongiungimenti familiari, etc.

Parliamo di sicurezza dei luoghi di lavoro. Quali e quante le segnalazioni con cui vi raffrontate maggiormente?

Il Patronato intrattiene relazioni nei confronti dell’ INPS, dell’ INAIL, dei Comuni e delle ASL. Pertanto, pur non assumendo un ruolo diretto nella verifica condizioni di igiene e sicurezza dei luoghi del lavoro - ruolo che svolge il sindacato - come Patronato godiamo di un osservatorio privilegiato che ci lascia intravedere un dato allarmante per gli infortuni sul lavoro e per le malattie professionali, specie quelle “non tabellate”. A fronte di un calo degli infortuni sul lavoro, sono infatti aumentati gli incidenti mortali. Tra il dare e l’avere, il bilancio non è comunque positivo. Questo non riguarda solo l’area industriale intesa come ILVA,CEMENTIR, AGIP, etc, ma riguarda anche in cantieri edili, il terziario e così via.

Qual è la posizione dell’ente in merito alle recenti modifiche in materia di norme sulla sicurezza del lavoro?

Sono stati compiuti alcuni passi in avanti, ma non sono state colmate tutte le carenze. Purtroppo è mancata e continua a mancare l’informazione. Non abbiamo visto in questi mesi, se non nei casi più eclatanti, un’informazione costante, specie sulla tv di Stato. Anche se ritengo di valutare positivamente la risoluzione votata dalla Commissione parlamentare di vigilanza della RAI per quanto riguarda le raccomandazioni fatte in merito all’ informazione sulla sicurezza sui luoghi di lavoro. Per quanto riguarda il nuovo testo unico in materia di sicurezza, che peraltro avevamo già più volte richiesto, sono stati compiuti dei passi in avanti tutt’altro che esaustivi. A fronte di circa 1000 ispettori per la sicurezza di cui la nazione avrebbe bisogno per le verifiche, ne sono stati previsti appena 300. Un ruolo importante dovrebbero avere anche i R.L.S. (i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, n.d.R.). Nelle piccole realtà locali però diventa difficile immaginare per questi un ruolo di effettiva efficienza.

Gli episodi più eclatanti di infortuni sul lavoro e morti bianche sono avvenuti al Sud, ma la scarsa sicurezza sui luoghi di lavoro è piaga diffusa e generalizzata. Perchè i luoghi di lavoro diventati insicuri e, spesso, luoghi di morte?

Non tutti gli infortuni e le morti sul lavoro sono causati dalla mano umana. Molti sono causati da una cattiva gestione e manutenzione degli impianti. Ma qui si tocca un discorso ben più ampio. Il problema di fondo riguarda il rapporto tra investimenti e costi della sicurezza. Pensiamo al sistema delle ditte appaltatrici, o a quello delle committenze pubbliche. Pensiamo ad una ditta che si trovi a lavorare in presenza delle cosiddette gare al massimo ribasso. Queste situazioni inducono il datore di lavoro ad effettuare dei risparmi, ed il più delle volte i risparmi sono effettuati sulla sicurezza. Ma è chiaro che nessun costo, nessun risparmio può valere una vita umana.

Dalla magistratura emerge una domanda di maggiore collaborazione tra gli enti preposti alla verifica ed alla denuncia delle cattive condizioni di sicurezza dei luoghi di lavoro. Quali sono gli ostacoli che si incontrano durante il percorso di accertamento delle irregolarità?

Gli ostacoli sono posti su vari livelli. Abbiamo intanto un problema di omissione di denuncia degli infortuni e delle malattie professionali provenienti dal lavoro nero. In questi casi, infatti, è pressoché impossibile la rilevazione di irregolarità poiché o si ricorre alle cure “fai da te” o si falsa la dichiarazione d’infortunio presso il pronto soccorso. C’è poi un problema di “fonti” delle malattie professionali che la magistratura può acquisire direttamente dall’ INAIL, in grado di monitorare l’andamento di tutte le patologie riconosciute. La terza questione da considerare è che le malattie professionali più evidenti, quelle cosiddette “indotte”, pur presentandosi nelle forme più numerose e cruenti non prevedono alcuna tutela da parte dell’INAIL.

Taranto, secondo le indagini dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità, è tra le prime dieci città per la presenza di forme di natura tumorale provenienti dall’area industriale. E’ il tributo che la città ha pagato per un insediamento industriale mai adeguato nei tempi. Da ultimo, l’accertamento delle malattie professionali non gabellate in sede civile e penale è estremamente difficile. Spetta al lavoratore infatti l’onere della prova del nesso eziologico tra attività lavorativa svolta e malattia. Il risarcimento del danno biologico riveniente dalla malattia professionale, se superiore al 5%, viene erogato dall’ INAIL. Il datore di lavoro ha tutto l’interesse a che le malattie professionali e gli infortuni non vengano riconosciuti poiché, funzionando l’INAIL come un’assicurazione, a maggiori denunce corrisponderebbero premi assicurativi maggiori per il datore di lavoro.

Veniamo al caso ILVA. L’industria a Taranto rappresenta un pericolo non soltanto per chi ci lavora, ma anche per l’intera comunità…

Taranto è una polveriera. Non c’è solo l’ILVA. C’è la CEMENTIR, c’è il caso del raddoppio dell’ENI… L’assegnazione a Taranto del rigassificatore poi ha completato l’opera. Più in generale, però, non vedo una incompatibilità tra sviluppo economico ed ambiente. Piuttosto la vedo tra profitto dell’imprenditore ed ambiente. La tecnologia di cui disponiamo ci permetterebbe di progettare lo sviluppo economico senza gravare sull’ambiente che ci circonda. Ma io individuo un caso Taranto nella presenza di una classe dirigente politica ed industriale senza spina dorsale. Le leggi sull’ambiente ci sono, ma occorre farle rispettare. E se la politica obbligasse l’imprenditore a rispettare tutte queste norme, forse l’imprenditore avrebbe meno profitto, ma anche meno morti sulla coscienza…

Capitolo mobbing. Quali dati ha il patronato su questo fenomeno?

Le segnalazioni ci avvertono di un pericolo crescente, in particolare negli ultimi anni. Considero il mobbing alla stregua di una vera e propria “malattia professionale” di difficile prevenzione e di difficilissimo accertamento: essa non è visibile esteriormente o riscontrabile attraverso un iter di verifiche sanitarie. Ha un iter molto particolare che si consuma nel tempo e che si riconosce soltanto quando è oramai all’apice e troppo tardi. Il lavoratore tende ad isolarsi su se stesso e ciò si riverbera anche in ambito familiare. Ecco perché parlo di una difficoltà oggettiva nel riconoscersi come vittime di un comportamento mobbizzante.

Ma dove inizia il m mobbing?

E’ difficile dirlo. Spesso si scambiano per mobbing problematiche legate ad incompatibilità interpersonali sul luogo di lavoro o legate a scelte strategiche volte a gestire in maniera più efficiente l’organizzazione del lavoro. In Italia non abbiamo una cultura del lavoro tale che ci faccia prevedere di inserire, in ogni ambito lavorativo, la figura dello psicologo. Ecco perché noi stessi abbiamo difficoltà d’approccio con il lavoratore mobbizzato. Per questo, gli consigliamo il ricovero presso strutture specializzate dalle quali, accertato il caso, parte la denuncia all’INAIL di competenza.

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