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Una città che brucia è una città senza futuro

Taranto: nella zona dove è previsto il raddoppio della raffineria ieri si sono vissuti momenti di panico generale. Un vasto incendio ieri ha lambito le cisterne dell'Agip e ha provocato l'evacuazione del vicino Ospedale Testa.
21 agosto 2008
Comitato per Taranto

- "Una scena apocalittica, con le fiamme altissime che si stagliavano a poca distanza dalle nostre finestre", testimonia il dottor Cosimo Buccoliero del Sert. Una nube di fumo ha oscurato il cielo e sono andati a fuoco anche materiali plastici nei pressi dei cassonetti. Il forte vento ha alimentato un incendio che poteva avere conseguenze devastanti per la sicurezza dell'intera città. Questo episodio conferma quanto sia vulnerabile la sicurezza di una città come Taranto, per legge definita "ad alto rischio di crisi ambientale". Ciò nonostante Taranto è scelta per nuovi progetti a rischio.

Grazie alla mobilitazione di noi cittadini il progetto del rigassificatore è stato da più parti bocciato. Adesso occorre bocciare anche il progetto di raddoppio della capacità di raffinazione dell'Agip con conseguente incremento dello stoccaggio del carburante e del rischio industriale.

Necessita una chiara e diffusa consapevolezza che l'area industriale è sovraccarica di impianti. Occorre progettare uno sviluppo completamente diverso per evitare il collasso.

Ma l'incendio di ieri ci porta ad una riflessione ulteriore.

Infatti dalla letteratura scientifica emerge che incendi come questi sprigionano diossina. Chiediamo un impegno straordinario delle istituzioni perché venga bloccata ogni potenziale sorgente di diossina. E' importante informare la popolazione che le anche le stoppie bruciate o i teloni di plastica delle vigne dati alle fiamme sono fonti di diossina, come pure gli incendi boschivi.

La protezione civile, la vigilanza e l'informazione devono diventare una priorità anche perché l'emergenzia diossina non sia ulteriormente aggravata. La stessa autorizzazione integrata ambientale (AIA) deve sempre più focalizzare la problematica del rischio industriale per adottare le soluzioni di massima sicurezza.

Ci viene spontaneo far infine notare che, mentre i cittadini sono soffocati dal fumo degli incendi, non ci sembra una brillante idea mettere in funzione una ulteriore fonte di incenerimento: un altro inceneritore (promessoci in continuazione dall'AMIU) supplirebbe costosamente e nocivamente alle inadempienze macroscopiche della raccolta differenziata (Taranto è maglia nera regionale in questo settore). Taranto non può continuare a bruciare e a distruggere anziché proteggere e recuperare. Una città che brucia è una città senza futuro.

Per il Comitato per Taranto

Salvatore De Rosa
Alessandro Marescotti
Massimo Ruggieri

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