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La tavola rotonda organizzata da “TarantoViva” ha visto coinvolti rappresentanti istituzionali, associazioni ambientaliste, tecnici e cittadini. Tutti uniti in un dibattito sul tema scottante dell’inquinamento
29 agosto 2008
Alessandra Irullo
Fonte: Corriere del Giorno

Comune di Taranto Una tavola rotonda appassionata seguita da un vivace dibattito che ha coinvolto rappresentanti istituzionali, associazioni ambientaliste, tecnici e cittadini, tutti accomunati dall’interesse su un tema quanto mai scottante. Segno che qualcosa, seppur in modo ancora contenuto, si sta movendo (si spera) nella giusta direzione. Così è parsa la conferenza intitolata “Cronoprogramma Ilva - Una questione civile”, tenutasi mercoledì sera al Nautilus e organizzata dall’associazione Taranto Viva. All’evento, moderato dal nostro collega Gianni Svaldi, hanno preso parte Roberto Petrachi, vicepresidente dell’associazione Taranto Viva, Lunetta Franco, responsabile del circolo tarantino di Legambiente, Biagio De Marzo, dell’associazione PeaceLink, l’assessore comunale all’Ambiente, Sebastiano Romeo, Emilio Loperfido, in rappresentanza dell’assessorato provinciale all’Ambiente, e Roberto Giua, tecnico dell’Arpa Puglia.

Come affermato da Petrachi e Franco, nel corso degli anni, nonostante le delusioni, il sogno di vivere in una Taranto normalmente progredita, tutelata, civile, non è stato mai accantonato. Anzi, negli ultimi tempi è stato maggiormente alimentato a seguito di alcuni eventi positivi: l’impegno vivace dell’associazionismo, il ruolo più attivo e
meno subalterno degli enti locali, la crescente attenzione sui danni alla salute dei cittadini, l’opera puntuale e certosina svolta dall’Arpa Puglia. Poi, i recenti segnali inquietanti.

Il debole cronoprogramma proposto dall’Ilva (definito da De Marzo “di panna montata”), l’annullamento della commissione Ippc (Integrated Pollution Prevention Control) dall’attuale Ministero dell’Ambiente, la contestazione dei dati diffusi da Arpa Puglia portata avanti, tra gli altri, dal direttore generale per la Salvaguardia Ambientale, Bruno Agricola. “Qualcuno pensa che siano necessari ulteriori riscontri e screening - ha proseguito Lunetta Franco - ma credo che tale parere sia solo un modo per nascondere realtà scomode. C’è già un quadro di conoscenze sufficienti: esiste una correlazione tra lo stato di salute dei cittadini e il degrado ambientale della città”.

Attualmente, la questione della concessione dell’Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale) diventa decisiva per le sorti della collettività tarantina. “Siamo in un momento cruciale e infuocato - hanno dichiarato i due rappresentanti - le associazioni ambientaliste hanno valutato l’Aia come strumento potente per giungere ad un abbattimento sostanziale della diossina. Inoltre, stiamo preparando delle osservazioni anche su Eni e Cementir”.

De Marzo ha esordito con una panoramica generale sulla situazione. Già dal 1996 la Comunità Europea ha previsto la Ippc, direttiva che sancisce il diritto dei cittadini a vivere in un ambiente non inquinato. Fu poi fissato il termine del 30 ottobre 2007 come data ultima per ottenere l’Aia. Data che è stata confermata anche dalla nuova direttiva del gennaio di quest’anno. “Ma tali direttive e scadenze sono state disattese - ha proseguito - e le aziende hanno continuato ad inquinare, complici sia i governi e le forze politiche di ogni colore che si sono succedute negli anni, sia la cittadinanza. Da ambo le parti, per troppo tempo, sono prevalse pigrizia e ignoranza”.

De Marzo, in seguito, si è soffermato sugli strumenti attraverso i quali si potrebbe risollevare la situazione. “I sindaci, in virtù del Testo Unico Sanitario del 1934 - ha ricordato - hanno potere di interdizione nei confronti dell’Aia e, con il sostegno della Regione, potrebbero intraprendere la strada dei fondi strutturali 2007-2013 per il risanamento ambientale, così come è avvenuto a Linz in Austria. Inoltre, sarebbe necessario il coinvolgimento e la partecipazione della cittadinanza, come previsto dalla normativa comunitaria”.

Oltretutto, secondo il rappresentante di PeaceLink, alla riunione del gruppo di coordinamento per l’Accordo di Programma (fissata per il 17 settembre prossimo), Regione Puglia, Provincia di Taranto, Arpa Puglia e Comuni di Taranto e Statte dovrebbero fare fronte unico e dichiarare formalmente di far proprie le osservazioni formulate dalle associazioni ambientaliste negli ultimi due anni.

“Solo così la concessione dell’Aia all’Ilva sarebbe sicuramente illegittima - ha affermato - L’unico nostro alleato adesso sembra essere la Magistratura. E, per essere ancora più illuminati sulla enciclopedica normativa ambientale, stiamo costituendo un pool di avvocati per proseguire ad essere vigili e rigorosi”.

Tuttavia, secondo Romeo, l’unico alleato di associazioni e cittadini non è la Magistratura... Difatti, ha rimarcato che l’Amministrazione comunale è sempre stata dalla parte della cittadinanza ed è già intervenuta contro la grande industria. “Taranto è una città da salvare - ha dichiarato - E non solo per la diossina. Infatti è presente un elevato inquinamento marino e del sottosuolo. Nel cronoprogramma dell’Ilva si parla solo di aggiustamento in funzione della riduzione, ma si dimentica la necessità della bonifica”.

Loperfido ha aggiunto che, riguardo l’Aia, c’è un prima e un dopo. “I problemi più seri si manifesteranno dopo la concessione. Tuttavia, abbiamo previsto un monitoraggio consortile e il proseguimento della ricerca epidemiologica che però ha bisogno del sostegno dei privati”.

Una ricerca che può portare all’utilizzo delle migliori tecniche disponibili, le cosiddette Bat (Best Available Techniques). “Si parlò di Bat - ha dichiarato Giua - per evitare problemi di disomogeneità fra gli stati. Ma non ci si può limitare alla pedissequa applicazione di tali tecniche quando il territorio è in situazione di grave degrado”. Il tecnico, in merito alle critiche sulle rilevazioni, ha poi richiamato il principio precauzionale in base al quale un soggetto può intervenire anche se non vi è la certezza di un effetto.

“Tutta la normativa dell’ultimo periodo lo prevede - ha spiegato - I nostri dati sono concreti e attestano una situazione preoccupante. Sarà pure una verità scomoda, ma non si deve più accettare l’incremento dei processi produttivi in cambio della salute dei cittadini”.

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