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Dragaggi, rivediamo la normativa

Il sindaco Stefàno scrive ai ministri all’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e delle Infrastrutture, Altero Matteoli, per rilanciare lo sviluppo del porto di Taranto. «La centralità e la strategicità del porto di Taranto nel complessivo sistema portuale sono fattori pienamente riconosciuti. Va sbloccata una situazione legislativa che, così come pensata, non rende giustizia alla voglia di riscatto e alla necessità di crescita e di sviluppo economico dell’intero sistema portuale»
19 settembre 2008
Fonte: Corriere del Giorno

Ezio Stefàno, Sindaco di Taranto Dragaggi, smaltimento dei fanghi, movimentazione delle grandi navi e centralità del porto di Taranto (porto mercantile e base militare) per il bacino del Mediterraneo e per l’intero sistema Europa: su questi argomenti, sollecitando un impegno del Governo alla soluzione delle problematiche che oggi frenano lo sviluppo, il presidente dell’Area Vasta Tarantina, il sindaco Stefàno, ha scritto ai ministri dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e delle Infrastrutture, Altero Matteoli.

Nel far loro presente la penalizzazione cui è sottoposto il territorio ionico (e per esso l’intero comparto della portualità nazionale e comunitaria) dallo stato attuale della normativa, il sindaco ha chiesto che il governo fissi un incontro urgente nel quale si ponga mano ai vari problemi e soprattutto si decida come avviare quanto prima le operazioni di dragaggio senza le quali il porto di Taranto (il porto mercantile ma anche quello militare) non sarà in grado di ospitare le grandi navi e sarà quindi del tutto superfluo continuare a parlare di sviluppo del Porto di Taranto.

La centralità e la strategicità del porto di Taranto nel complessivo sistema portuale sono fattori pienamente riconosciuti: nel cuore del Mediterraneo e snodo dei mercati e dei traffici con l’Oriente, grazie alla sua favorevole posizione geografica, l’Hub jonico può candidarsi ad essere attrattore di grandi interessi commerciali ed economici garantendo sviluppo e ricchezza non solo all’area immediatamente adiacente alle attività portuali ma all’intero Mezzogiorno d’Italia che potrebbe avere anch’esso ricadute in termini positivi.

«L’interesse verso l’area portuale tarantina - si legge in una nota diramata da Palazzo di Città - è stato palesato già da imprese straniere, così come riferito da tecnici del ministero delle Infrastrutture e del ministero degli Esteri, che hanno confermato la volontà di questi imprenditori ad investire nell’area portuale e retroportuale che, però, se non dovessero essere adeguate, potrebbero perdere la loro intrinseca attrattività».

L’esigenza di coinvolgere il governo nazionale nella rimodulazione della normativa vigente giunge dall’approfondita analisi dei temi economici sviscerati nell’ambito dei Forum tematici promossi dall’Ufficio unico dell’Area Vasta Tarantina. «È questa - si legge anocra nella nota - l’indicazione giunta a conclusione del confronto tra tecnici, rappresentanti istituzionali, imprenditori, forze sociali e datoriali che torneranno ad incontrarsi il prossimo 10 ottobre intorno ad un tavolo di discussione in occasione del convegno dal titolo "Lo sviluppo del Porto a Taranto": in quell’occasione sarebbe auspicabile poter offrire alla città delle risposte concrete».

Ed è per avere risposte concrete che il sindaco di Taranto, nella sua veste di presidente dell’Area Vasta Tarantina, ha chiesto l’intervento urgente del governo affinché «si possa sbloccare una situazione legislativa che, così come pensata, non rende giustizia alla voglia di riscatto e alla necessità di crescita e di sviluppo economico non solo di questo territorio ma dell’intero sistema portuale ed economico nazionale ed europeo».

Romeo chiede garanzie ad ILVA e AGIP sulla sicurezza
Nel corso dell’ultima riunione riguardante il rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale all’Ilva, tenuta presso il ministero dell’Ambiente, è emersa una situazione preoccupante: i rapporti di sicurezza presentati dall’Ilva e dall’Eni non andavano bene. Infatti, non hanno ottenuto la validazione da parte del Comitato Tecnico Regionale.

In base al D.Lgs. n. 334/99 (Direttiva Seveso) i gestori degli stabilimenti a rischio di incidenti rilevanti sono tenuti a redigere un rapporto di sicurezza in cui si deve evidenziare, tra le altre cose, che sono state adottate le misure necessarie per prevenire gli incidenti, che sono stati predisposti i piani di emergenza interni e sono stati forniti all’autorità competente gli elementi utili per l’elaborazione del piano di emergenza esterno.

Durante la discussione di questo punto, l’assessore comunale all’ambiente, Sebastiano Romeo, è intervenuto con fermezza per chiedere precisi ragguagli sulla grave inadempienza. «È una questione di grande rilevanza, stiamo parlando di sicurezza, non solo all’interno degli stabilimenti ma anche all’esterno. L’Ilva e l’Eni devono assolutamente presentare dei rapporti di sicurezza seri, completi e dettagliati - spiega Romeo - si tratta di una questione che ritengo fondamentale per il rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale».

L’assessore Romeo ha poi ringraziato il comandante provinciale dei Vigili del Fuoco, Maurizio Lucia, per il contributo che sta fornendo e ha promesso la massima collaborazione da parte del Comune nell’ambito dell’attività del Comitato Tecnico Regionale.

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