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Gru Killer, 2 anni per Riva e altri 6 imputati

La pubblica accusa ha formulato le richieste di condanna nel processo sul duplice infortunio mortale verificatosi all’Ilva nel 2003. Le parti civili hanno presentato il conto chiedendo danni per milioni di euro
Fonte: Corriere del Giorno - 20 settembre 2008

ILVA di Taranto Due anni di reclusione. E’ la condanna chiesta dal pubblico ministero Italo Pesiri per tutti e sette gli imputati nel processo sul duplice infortunio mortale verificatosi all’Ilva il 12 giugno del 2003.

Quel giorno, in seguito al crollo del braccio di una gru morirono due giovani operai, Paolo Franco e Pasquale D’Ettorre, entrambi poco più che ventenni. In seguito agli accertamenti effettuati dalla Procura (anche con l’ausilio di una perizia) per fare chiarezza sulle cause del crollo, sono finiti sotto processo i responsabili dello stabilimento siderurgico e della ditta appaltatrice, che, secondo la tesi accusatoria, non avrebbero messo in atto le misure e necessarie per garantire la sicurezza dei lavoratori e quindi per scongiurare il terribile incidente.

Nell’udienza tenutasi ieri mattina dinanzi al giudice monocratico Valeria Ingenito, il pubblico ministero ha concluso la sua requisitoria presentando il conto e formulando le richieste di condanna per tutti gli imputati, il proprietario dell’Ilva Emilio Riva, il direttore dello stabilimento, Luigi Capogrosso, i dirigenti Salvatore Zimbaro e Giancarlo Quaranta, l’amministratore della “Cemit” Gerardo Pappalardo e i tecnici della stessa ditta appaltatrice, Franco Antonio Pinto, capo ufficio tecnico e Giuseppe Bruno responsabile del coordinamento sicurezza, assistiti rispettivamente dagli avvocati Cesare Mattesi, Egidio Albanese, Francesco Mucciarelli, Raffaele Errico, Antonello Leogrande e Angelo Bonfrate. Il reato ipotizzato nei loro confronti è quello di “cooperazione in omicidio colposo”.

Dopo le conclusioni della pubblica accusa, la parola è passata ai difensori delle parti civili, ossia i familiari di Franco. Ha discusso il legale di fiducia della madre, Vita Tinella. L’avvocato Michela Giorgino ha formalizzato la richiesta di risarcimento danni pari ad un milione di euro e l’applicazione di una provvisionale di cinquecentomila euro.

L’avvocato Luigi Danucci, che in udienza sostituiva l’avvocato Biagio Leuzzi, il legale nominato dalla sorella Lucia Franco, ha formalizzato la richiesta di risarcimento danni da quantificare in sede civile. Anche lui ha chiesto l’applicazione di una una provvisionale pari a trecentomila euro. Una provvisionale è stata chiesta anche dall’avvocato dell’Inail pari a diecimila euro. Il processo tornerà in aula venerdì prossimo 26 settembre e il 17 ottobre.

Nelle prossime udienze fissate dal giudice monocratico Ingenito la parola passerà ai difensori degli imputati e al rappresentante di parte civile del padre della vittima, Angelo Franco, l’avvocato Carlo Petrone. Poi l’eventuale replica del pubblico ministero. La sentenza è prevista nell’udienza successiva a quella del 17 ottobre che non è stata ancora fissata.

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