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Prestigiacomo, colpo di spugna sui veleni dell’Ilva di Taranto

La Prestigiacomo da’ un colpo di spugna ai veleni di Taranto: Riva proprietario dell’Ilva di Taranto viene salvato dalla Prestigiacomo da Taranto per sborsare i soldoni per Alitalia. (Riva fa’ parte della cordata Alitalia)
27 settembre 2008
Sandra Amurri
Fonte: L’Unità

- IL CASO - Il ministero dell’Ambiente contesta i dati dell’Arpa e dice no a limiti più severi per l’inquinamento. In città si continua a morire. Ma la diossina c’è e la si vede nelle cartelle cliniche di tanti pazienti malati di neoplasie. «Come si fa a mettere in dubbio la validità scientifica dei dati raccolti da professionisti e realizzati con le migliori strumentazioni?»

L’Ilva potrà continuare a lavorare e ad inquinare, esattamente come ha fatto finora. Perchè secondo quanto affermato nella lettera inviata l’8 agosto scorso all’Arpa della Puglia dal Ministero dell’Ambiente, le analisi attestanti il rischio ambientale a causa dell’alta percentuale di diossina, degli elevati valori del benzopirene - ritenuto uno degli inquinanti più cancerogeni prodotto dalle cockerie - sono da cestinare. «Le campagne di rilevazione effettuate - è scritto - non possono essere ritenute valide ai fini dell’individuazione di specifiche criticità ambientali e per imporre limiti più elevati rispetto a quelli definiti dalle norme o raggiungibili con le migliori tecniche disponibili».

Una tesi che coincide con quella sostenuta dall’Ilva, secondo cui tutto è a posto, non vi è alcun pericolo né per l’ambiente né per la salute dei cittadini. Mentre i dati non lasciano scampo: sono di otto volte superiori rispetto a quelli imposti da alcuni Paesi europei e di certo, come spiega Giorgio Assennato - direttore dell’Arpa - «almeno il doppio rispetto alla media Ue. In Italia manca una legge sulle diossine».

Ma la diossina c’è e la si vede nelle cartelle cliniche di tanti pazienti malati di neoplasie. «Come si fa a mettere in dubbio la validità scientifica dei dati raccolti da professionisti e realizzati con le migliori strumentazioni?» si chiede Assennato, che confida nella commissione incaricata a l’Aia (Autorizzazione integrata ambientale), la sola a poter dire se l’Ilva potrà continuare e come a produrre nei prossimi anni. Lettera del Ministero che conferma quanto dichiarato dalla Prestigiacomo all’indomani dell’incontro con il vicepresidente dell’Ilva: «Siamo soddisfatti di quanto fatto dall’azienda».

A cosa si riferisse la Ministra nessuno lo sa visto che non vi è traccia di investimenti per l’ammodernamento degli impianti per ridurre emissioni inquinanti. Mentre appare chiara la contraddizione che porta con sé rispetto a quanto assicurato dalla Ministra stessa pochi giorni prima dell’incontro con i vertici dell’Ilva per decidere cosa fare di fronte ai livelli di inquinamento: «Due gli obbiettivi: il primo prioritario, la tutela della salute dei cittadini, il secondo punta a non distruggere una grande realtà produttiva che dà lavoro a migliaia di pugliesi».

Concludendo: «Verrò a Taranto a settembre. L’impegno del governo per occuparsi di ambiente e salute a Taranto è forte tanto quanto quello che abbiamo profuso per Napoli». Ma se i suoi uffici hanno scritto che i dati rilevati dall’Arpa sono da cestinare e l’Ilva non inquina, da cosa è messa a rischio la salute dei cittadini?

La realtà la spiega Patrizio Mazza, primario ematologo dell’Ospedale civile: «La diossina, che ha un impatto devastante sul sistema immune, può anche determinare una modificazione del Dna e, se il danno al Dna si verifica sulle cellule germinali dei giovani o dei bambini il danno si trasmetterà alle generazioni successive, ciò significa la morte di una comunità con un termine di danno genotossico trasmissibile ereditariamente».

Può bastare, ministra Prestigiacono, per affermare che il livello di inquinamento di questa città è incompatibile con la sopravvivenza? E che, come dice Paola D’Andria - Presidente dell’Ail (associazione di volontari per garantire i diritti dei malati onco-ematologici) - si possa e si debba garantire la sicurezza sul lavoro e la tutela dei diritti alla salute di quei cittadini di Taranto che ancora oggi, si ammalano e muoiono “in silenzio” per paura di perdere il posto di lavoro»?.

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