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«Sì al referendum sull'Ilva» Il Tar lo impone al Comune

I cittadini potranno esprimersi sulla chiusura dello stabilimento Il voto ha valore consultivo. Il Comitato Taranto Futura: «Vittoria». Il comitato: «Ora sicuramente metteranno in mezzo il solito spauracchio della disoccupazione»
5 ottobre 2008
Nazareno Dinoi
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

- «Sì al referendum sull'Ilva». Questo in sintesi. Sul provvedimento del tribunale invece si legge: «Il Tar di Lecce accoglie il ricorso e, per l'effetto, dichiara l'obbligo del Comune di Taranto di porre in essere tutti gli adempimenti preliminari e propedeutici allo svolgimento del referendum consultivo di cui all'articolo 52 del proprio Statuto ed in particolare di approvare il Regolamento ivi previsto».

La consultazione di cui si parla è quella che chiama i cittadini di Taranto ad esprimersi sulla presenza o meno sul proprio territorio dello stabilimento siderurgico più grande d'Europa. Proprio quello che chiedono i ricorrenti del Comitato cittadino referendario per la tutela della salute e del lavoro «Taranto Futura», soddisfattissimi del risultato. Un quesito mica da niente quello che hanno sottoposto al presidente del Tar, Aldo Ravalli. La sua sentenza, per l'importanza dell'oggetto ma anche per il suo significato politico, è destinata a fare storia.

L'effetto immediato sarà quello che obbligherà il Comune a predisporre entro 90 giorni il regolamento (che manca) con il quale poi procedere alla consultazione referendaria consultiva. Il referendum chiederà ai cittadini di esprimersi sulla chiusura totale dello stabilimento con la salvaguardia dei livelli occupazionali da impiegare in settori alternativi, o parziale, della sola area di lavorazione a caldo, con lo smantellamento dei parchi minerali che riversano polveri sul quartiere Tamburi. Per il presidente Ravalli che ha firmato la sentenza, «la strada per il Comune è obbligata».

Se anche gli uffici comunali non dovessero rispettare i tempi, il risultato non cambierebbe. «I componenti del comitato - afferma ancora l'alto magistrato - ritornerebbero da noi che nomineremmo un commissario ad acta con il compito di predisporre lo strumento normativo e indire il referendum». Con la stessa sentenza i giudici amministrativi hanno condannato l'ente ionico a sopportare le spese del giudizio quantificate con il minino pari a 750 euro oltre. «Una decisione ancor più importante - ammette lo stesso presidente Ravalli - perché riguarda uno dei territori maggiormente colpiti dagli effetti devastanti dell'inquinamento industriale».

Cantano vittoria i promotori del ricorso. Claudio Monteduro è uno di questi. «Quando l'abbiamo proposto - dice - le reazioni più benevole dicevano che si trattava di una sana follia. Ora che ci siamo riusciti dovranno tutti ricredersi». Con l'avvocato Nicola Russo, membro del comitato cittadino e patrocinante legale del ricorso vinto al Tar, Monteduro pensa già alle difficoltà future. «Sicuramente metteranno in mezzo il solito spauracchio della disoccupazione e la chimera dei vantaggi del siderurgico. Ma noi sappiamo già cosa rispondere: solo per smantellare l'acciaieria occorrerebbero almeno venti anni di lavoro». «Il Tar - ha osservato invece l'avvocato Russo - ha evidenziato la violazione, da parte dell'ente locale, dell'articolo 21 della Costituzione, ovvero la violazione del principio della libertà di pensiero in quanto ha impedito, ad oggi, ai cittadini, di esprimere il proprio pensiero sull'inquinamento e sull'ipotesi di chiusura del-l'Ilva».

Esattamente quello che sta accadendo ai cittadini di Vicenza che si oppongono alla nascita sul proprio territorio della nuova base americana e ai quali una decisione della Corte Costituzionale ha impedito il ricorso al referendum avvalorato invece da una sentenza del Tar. «Casi molto diversi - spiega il presidente Ravalli - perché in quel caso esisteva già un parere favorevole del governo».

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