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I nuovi tecnici del ministero: "ILVA, emissioni nei limiti"

Arpa e Regione contestano l´interpretazione del comitato tecnico che dovrà fornire all´azienda le autorizzazioni: "Un messaggio inquietante" I nuovi tecnici del ministero: "Ilva, emissioni nei limiti"
22 ottobre 2008
Giuliano Foschini
Fonte: Repubblica

- L´Ilva «non ha superato i limiti della legge nazionale sulle emissioni della diossina». E´ questo il messaggio chiaro lanciato nei giorni scorsi dal presidente del nuovo comitato tecnico ministeriale che entro marzo dovrà esprimersi sull´Aia, l´Autorizzazione integrata ambientale, per lo stabilimento siderurgico di Taranto. «Un messaggio inquietante» sostengono Arpa e Regione, «che arriva da persone che vedevamo per la prima volta».

I tecnici romani sono stati appena nominati dal ministro dell´Ambiente Stefania Prestigiacomo, che ha deciso di sostituire quelli precedenti scelti da Alfonso Pecoraro Scanio. «Non è certo lo spoils system che ci spaventa - spiegano dagli uffici del governo pugliese - ma il segnale che ci è stato lanciato: un´enfasi eccessiva che assomiglia a una specie di esonero per Ilva a operare i dovuti interventi necessari per tutelare la salute dei cittadini».

Sulla carta, però, quella rappresentata dal ministero nell´ultima riunione è una verità. Secondo la legge italiana l´Ilva non sfora i limiti di diossina. Il problema è che se l´azienda si fosse trovata in qualsiasi altro paese europeo, avrebbe dovuto chiudere.

La nostra normativa è assai più permissiva rispetto al resto dell´Unione: nelle rilevazioni tiene conto dell´intera gamma di diossine e non soltanto di quelle tossiche come succede nel resto d´Europa. Proprio per questo motivo la Regione ha chiesto a più riprese al governo di cambiare la legge. O comunque di imporre restrizioni all´Ilva. «La cosa assurda è che l´azienda ha dimostrato di poter migliorare la qualità delle emissioni, ma non ha voglia di farlo» dice Losappio.

Nei mesi scorsi l´azienda (grazie a procedure particolari) ha portato l´emissione di diossina da 7 ai 3,5 nanogrammi. «Noi pretendiamo che scendano a un nanogrammo, come nel resto d´Europa. E invece loro non vogliono nemmeno confermare i 3,5». Nel cronoprogramma presentato dall´azienda al ministero, infatti, il tetto dei 3,5 è sì previsto ma soltanto dopo un anno dalla firma dell´autorizzazione. «Se hanno già dimostrato di essere in grado di raggiungere questo standard, perché non si impegnano da subito a mantenere quel livello?» chiede Losappio.

Proprio sulla base di questi problemi con l´azienda, il governo regionale ha deciso di adottare la linea dura. Il presidente Nichi Vendola ha annunciato che se le cose non cambieranno, la Puglia darà parere negativo al rilascio dell´Aia. Il giudizio non è vincolante, ma qualora il ministero rilasciasse l´autorizzazione si aprirebbe un caso senza precedenti. L´Aia non è un passaggio qualsiasi per l´Ilva. Si tratta della carta necessaria per la prosecuzione dell´attività: senza, lo stabilimento dovrebbe chiudere. «Non è questo quello che vogliamo - dice Losappio - Ma non possiamo nemmeno accettare passivamente che l´azienda faccia utili su utili sulle spalle dei cittadini tarantini e pugliesi».

Il confronto-scontro tra azienda e regione presto si dovrebbe trasferire in consiglio regionale: il 29 ottobre Losappio e un dirigente del gruppo Riva sono attesi dai consiglieri regionali in quinta commissione. «Serve un consiglio ad hoc sull´Ilva invitando in aula un rappresentante dell´azienda» spiega il consigliere regionale dei Comunisti italiani, Cosimo Boraccino.

Duri, contro l´Ilva, anche il segretario della Fiom, Giorgio Cremaschi e il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero. «L´Ilva spenda tutto quello che è necessario per rendere compatibile l´impianto di Taranto con la salute delle persone» attacca il sindacalista della Cgil. Ferrero è invece molto duro con Berlusconi: «Con questa assurda battaglia a Bruxelles - dice - il presidente del consiglio difende industriale come Riva che fa profitti sulla pelle dei lavoratori e che si ammalano ai polmoni e di molte altre malattie mentre i profitti dell´azienda assommano al doppio dello stipendio di ogni suo operaio».
(g.fosch.)

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