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Le assenze e l'indifferenza i veri mali di questa città

Sì proprio l’indifferenza e la rassegnazione continuano ad essere i mali di questa città, i veri nemici di questo popolo, la palla al piede che impedisce la sua rinascita.
22 ottobre 2008
Giancarlo Girardi
Fonte: Corriere del Giorno

Gentile direttore,
- ventiquattro ore per misurare lo stato della nostra città e la sua attuale condizione di comunità democratica, il suo misurarsi con la dura realtà in cui vive o sopravvive come in molti casi. La mattina di giovedì scorso, un set cinematografico ha animato il quartiere Tamburi, ha visto la partecipazione entusiastica dei suoi cittadini.

Una risposta collettiva al danno di immagine di alcuni giorni prima per l’andata via precipitosa da Taranto vecchia della famosa regista Lina Wertmuller. Scende per questo motivo da Bari il presidente della Regione che rassicura, insieme al sindaco, tutti i presenti e garantisce per l’antica tradizione di ospitalità della Puglia e Taranto, assiste anche alle riprese, rilascia interviste.

Alcune ore dopo, il suo partito politico compie una coraggiosa iniziativa politica, una cosa d’altri tempi, in cui manifesta e grida il diritto alla vita dei cittadini dei Tamburi e della città tutta, alla loro salute ed alla sicurezza, quella dei lavoratori, non quella relativa all’ordine pubblico. Il quartiere, questa volta, è sostanzialmente assente, disinteressato come da decenni ai propri destini che ha delegato all’uomo od alla donna “forte” di turno. Vede scivolare il corteo dei manifestanti, sembra non comprendere.

Sì proprio l’indifferenza e la rassegnazione continuano ad essere i mali di questa città, i veri nemici di questo popolo, la palla al piede che impedisce la sua rinascita. Assenti nella manifestazione pomeridiana anche loro, questa volta, il sindaco ed il presidente della Regione. Dal palco, in una piazza troppo grande per quella partecipazione si chiede ad Ilva il rispetto delle leggi, quelle europee, contro tutti gli inquinamenti e si rivendica la dignità di una città, il diritto al lavoro non come ricatto o merce di scambio con la salute.

L’indomani mattina, venerdì, giunge finalmente alla sua conclusione un processo simbolo in questi anni contro le morti sul lavoro nelle nostre industrie, quello riguardante il giovane Franco avvenuto nel 12 giugno del 2003. La speranza di un giusto verdetto. Questa volta erano assenti anche loro, gli abitanti di quella fabbrica, gli operai ed i loro rappresentanti, i sindacati, pure loro indifferenti o distratti, si spera, ancora non rassegnati. La sentenza che assolve il padrone e responsabile dell’azienda, non aiuta certo a risolvere il problema.

Oggi si è soli dentro la fabbrica e fuori di essa perché non si è adeguatamente rappresentati, si spera che ciò che di brutto possa succedere possa capitare ad altri, per questo non c’è solidarietà e si reagisce con fastidio anche quando la parte più sensibile della gente parla da un palco od affolla un’aula di un tribunale.

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