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Diossina, presto nuovi controlli

Nell'area compresa in un raggio tra i 10 ed i 15 chilometri di distanza dalla zona industriale, saranno prelevati campioni di latte bovino ed ovicaprino. Lo annuncia il dottor Conversano dirigente del Dipartimento di prevenzione dell'Asl
24 ottobre 2008
Anna Caiati
Fonte: Corriere del Giorno

Latte alla diossina Una nuova area sarà presto sottoposta a controlli per verificare i valori di diossina e pcb (policlorobifenili). In particolare le analisi riguarderanno campioni di latte, formaggi ed altri prodotti caseari di migliaia di capi ovi-caprini e bovini in 184 allevamenti. A renderlo noto è il responsabile del Dipartimento di prevenzione dell'Asl di Taranto, dottor Michele Conversano. “Si tratta di un nuovo programma
di controlli a tappeto che stiamo definendo in questi giorni - annuncia il dottor Conversano - Non potremo partire prima di 10-15 giorni”.

La fascia che sarà presa di 'mira' è quella compresa in un raggio tra i 10 ed i 15 chilometri di distanza dalla zona industriale. Si tratta di un'area prevalentemente rurale e ricca di allevamenti. I nuovi test non devono destare allarme, tengono a precisare dall'Asl, poichè erano previsti da tempo. Si tratta solo di un monitoraggio finalizzato a tenere sotto controllo la situazione.

“Non appena termineremo questi controlli partiremo con test nella fascia compresa in un raggio di 15-20 km di distanza dalla zona industriale - aggiunge il dottor Conversano - Qui sono presenti 380 allevamenti tra quelli di tipo bovino e quelli ovi-caprino”. In pratica si completerà il monitoraggio su quella che viene ritenuta la zona ad elevato rischio ambientale e che comprendente i comuni di Taranto, Statte, Massafra, Crispiano e Montemesola.

Sino ad oggi, dallo scorso mese di febbraio quando, dopo i risultati delle analisi rese note dall'associazione Peacelink su un formaggio prodotto con latte di pecora, sono stati effettuati controlli sul latte di capra e pecora, ma anche di bovini (in particolare Centrale del latte), nonchè ortaggi, olio, acqua di pozzo e suolo, rientranti in un raggio sino a dieci chilometri dalla zona industriale ed in particolare dall'impianto siderurgico.

Tra questi sono risultati valori non conformi alla legge animali e latte di 8 allevamenti ovi-caprini. Tutto il resto è invece risultato conforme o negativo alla presenza di diossina e pcb. Gli ispettori dell'Asl dovranno, nel corso dei nuovi controlli, accertare in quale modo vengano alimentati gli animali poichè, in precedenza, hanno avuto modo di verificare che risultavano positivi ai test solo i capi di bestiame portati a pascolo su terreni in prossimità della zona industriale, in particolare nei pressi del siderurgico.

Un elemento sospetto e comune tanto da convincere, dopo la conferma di mirate analisi, i sindaci di Taranto e Statte a sottoporre ad ordinanza di divieto a pascolo tre zone, due nel comune di Statte ed una di Taranto. Gli allevamenti ovi-caprini sottoposti a vincolo sanitario erano infatti alimentati a pascolo e non con foraggi, al punto che gli esperti hanno dedotto che la diossina ed i pcb prodotti dalle industrie verrebbero ingerite dagli animali attraverso i pascoli presenti nelle zone ritenute inquinate.

Intanto è ancora tutto fermo per l'abbattimento di 1.300 tra pecore, capre, agnelli e capretti degli otto allevamenti risultati inquinati da diossina e pcb. “Non possiamo procedere poichè la legge ci impedisce l'abbattimento di femmine gravide - spiega il dottor Conversano - Dobbiamo attendere che partoriscano”. Il bestiame dei diversi allevamenti non è più alimentato, come era stato accertato dagli ispettori del Dipartimento di prevenzione dell'Asl, a pascolo in prossimità della zona industriale di Taranto, quasi a ridosso dell'impianto siderurgico ma viene ora nutrito con foraggio.

Si tratta di costi su costi. Gli allevatori sono infatti sempre più disperati. I tempi si allungano e mantenere in vita gli animali costa ogni giorno di più. Tra l'altro non ci sono introiti in quanto il vincolo sanitario obbliga a non vendere carni, latte e derivati.
Gli allevamenti, tutti compresi tra Statte e Taranto, tranne l'ultimo che è in zona Buffoluto, continuano a seguire il corso naturale degli eventi al punto che i capi, per via delle gravidanze, aumentano. Per gli animali che dovranno essere macellati e distrutti la giunta regionale ha deliberato un provvedimento straordinario per uno stanziamento pari a 160mila euro.

La cifra stanziata, così come da delibera regionale, prevede la copertura delle spese di trasporto, abbattimento e distruzione degli animali. Sottratti questi costi, la somma rimanente sarà divisa tra gli otto allevatori quali indennizzo per la macellazione del bestiame.

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