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Vietato disturbare i “manovratori”

Il fallimento delle classi dirigenti locali degli ultimi dieci anni è certificato dai risultati ambientali di Taranto. Non possono essere, da sole, le associazioni a difendere la salute e la vita di duecentomila abitanti.
3 novembre 2008
Salvatore Graniglia
Fonte: TarantOggi

- Il fallimento delle classi dirigenti locali degli ultimi dieci anni è certificato dai risultati ambientali di Taranto, ridotta, ormai, a città del “Terzo Mondo”. Come si evince dall’articolo di Carlo Vulpio sul Corriere della Sera di venerdì 31 ottobre scorso,
non potevano, e non dovevano essere, da sole, le associazioni (Ail, Peacelink
e Comitato per Taranto) a difendere la salute e la vita di duecentomila abitanti: dovevano essere le Istituzioni ed i partiti di centrodestra e di centrosinistra.

Nessuno schieramento politico può essere assolto dinanzi a percentuali così alte di morti per tumore. Le Amministrazioni locali, addirittura, hanno revocato la costituzione di parte civile nelle cause contro la grande industria giustificando l’azione come un’apertura di credito ai Grandi Industriali: un atto stigmatizzato dalla stessa Cassazione.

Agli amministratori non piacciono le critiche, si lamentano che co-sì facendo si demonizzano le Istituzioni e possono venir fuori dei “Masanielli”. Meglio un Masaniello che un “negoziatore” perdente.

Florido non ha capito, forse, che non è più un sindacalista e che deve difendere, prima di ogni cosa, la salute dei cittadini, né il milione e 700.000 euro versato dalla Provincia all’ARPA può rappresentare la lotta all’inquinamento: atto, comunque, lodevole, ma non sufficiente. Ripeto non sufficiente. Forse è proprio Lui stesso ingeneroso nei riguardi di quei cittadini che nel 2004 lo hanno votato, sottoscritto compreso!

LAVORO

Mercoledì scorso ho partecipato alla cerimonia di laurea di un giovane, Francesco, che a soli 22 anni si è laureato in economia e commercio con 110 e lode. Alla mamma, in lacrime, del neolaureato ad un certo punto ho chiesto: «Perché continui a piangere?» La risposta che ho avuto è stata sintomatica e decisamente giustificativa: «Piango perché sto per perdere un figlio ed un marito. Francesco parte per Dublino e mio marito per Arezzo dove ha trovato un posto di lavoro dopo il fallimento della ditta con la quale lavorava. Io, invece, sono costretta a rimanere a Taranto per assistere mio padre gravemente malato di leucemia! A Taranto stanno rimanendo i disoccupati, i malati ed i cassintegrati. Poveri noi!». Michele, infatti, il babbo di Francesco era un ottimo tecnico congegnatore che lavorava in una delle 52 ditte dell’indotto Arsenale ed era molto apprezzato. La mamma di Francesco non capiva che non era stata Lei a perdere due “tesori”, ma Taranto.

Questa vicenda familiare, simile a tante altre storie tarantine, è il segno tangibile del degrado socio-economico di Taranto. Altro che crisi planetaria! Certamente, oggi, alla crisi finanziaria mondiale si assomma l’incapacità assoluta di una classe dirigente locale miope, avida ed egoista, tutta protesa nel suo “galleggiamento” presente, ma “omicida” nei confronti del futuro dei giovani. Per circa un anno i Cobas hanno esposto davanti ai cancelli dell’Arsenale e in prima fila nei cortei di protesta degli operai, un lenzuolo riportante la scritta: «Fuori la mafia dagli appalti Arsenale». Alle mie indignate contestazioni non fu data alcuna risposta: un assordante silenzio vergognoso ed ignobile durato tre anni.

CONFLITTO D’INTERESSI

In occasione dell’ultimo incontro tenutosi a Roma con il Sottosegretario Cossiga appariva nelle riprese delle televisioni locali, oltre ai rappresentanti Istituzionali, l’assessore regionale al Turismo Massimo Ostillio. Molti diranno che “c’azzecca” questa storiella. C’entra, eccome! L’assessore Massimo Ostillio, infatti, è pure consigliere d’amministrazione della Fincantieri e, quindi, ha ed ha avuto enormi interessi, diversi da quelli della Regione, della Città di Taranto e degli imprenditori dell’indotto Arsenale. Quali interessi tutelava in quella riunione?

NOMINE CLIENTELARI

Altro esempio di fallimento è stato il susseguirsi delle nomine dei Presidenti dell’Autorità Portuale, delle Municipalizzate e degli Enti pubblici. Dopo che il Tribunale ha revocato il decreto di nomina di Caramia, (le tre Istituzioni, deputate all’indicazione, COMUNEPROVINCIA e CAMERA DI COMMERCIO avevano infatti espresso solo il nome di Caramia invece di tre previsti dalla legge, ripetendo esattamente la stessa procedura con la quale avevano già nominato in passato Petriccione), si è aperto il “mercatino del Presidente”. Le tre Istituzioni, Comune-Provincia e CCIAA, ebbero in quella circostanza una vera “performance” di scorrettezza Istituzionale: invece di inserire, coerentemente, e con serietà Istituzionale anche Caramia nella rosa dei tre nominativi, confermando una decisione assunta qualche mese prima, decisero di indicare altre tre persone, escludendo Caramia. Questo è un esempio, il primo di questa rubrica.

COLLABORAZIONE CON TARANTOGGI

Molti, facenti parte della cosiddetta classe dirigente, sono “incuriositi”, probabilmente “infastiditi”, della mia collaborazione con il quotidiano TarantOggi. Soddisfo la loro curiosità: ho accolto la richiesta del Direttore del giornale in quanto la tragica situazione di Taranto non può tollerare ulteriori “visioni celebrative di una città che non esiste”. Desidero, nel contempo, essere utile ai piccoli imprenditori locali vessati dai poteri forti e dalla burocrazia, essendo la nostra classe dirigente più “preoccupata a difendere” la Grande Industria che cittadini ed operatori locali. Rotte le catene, potrò finire la mia vita da uomo libero, invece di morire servo o, addirittura, essere “sepolto vivo” insieme alla mia famiglia. Ai miei detrattori desidero ricordare che la politica è servizio, e che la critica è il sale della democrazia. La tirannia partitica ed il bipartitismo vanno attentamente sorvegliati!

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